L'ITALIANA CHE DÀ LAVORO NELLA MODA A DONNE RIFUGIATE – DI DAVIDE SCHIAPPAPIETRA

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MELBOURNE\ aise\ - “Wissam Berou ha 46 anni ed è arrivata in Australia nel 2016 da Homs, provincia siriana devastata dalla guerra. Ma nonostante le qualifiche nel campo della sartoria e l'esperienza maturata nel suo paese di origine, per lei trovare un lavoro è stato molto difficile. "Ho acquisito esperienza lavorando in Siria. Ma qui le macchine sono diverse e le metodologie di lavoro sono diverse", ha dichiarato a SBS News. È riuscita a trovare il suo primo impiego in Australia soltanto 18 mesi fa, come tecnica di cucito presso The Social Outfit. Il marchio di moda con sede a Sydney produce abbigliamento femminile in quello che sostiene essere un modo etico e sostenibile e vende articoli nel suo negozio che si trova nel quartiere di Newtown”. A dirigerlo ora è un’italiana, Camilla Schippa, intervistata da Davide Schiappapietra per “Sbs Italian”.
“L'azienda no-profit offre infatti formazione professionale gratuita ai nuovi migranti, impiega sarti rifugiati e utilizza tessuti donati da importanti marchi di moda, che altrimenti finirebbero tra i rifiuti.
Fondata cinque anni fa, l'azienda è stata creata con l'obiettivo di aiutare chi si trova in Australia con visto di protezione umanitaria, e da allora ha offerto opportunità lavorative a 24 rifugiati.
"Facciamo bellissimi capi di moda etica. I nostri vestiti raccontano storie positive di emancipazione e integrazione delle donne, di collaborazione e creatività", ha detto la nuova CEO dell'azienda, Camilla Schippa.
"Questi sono i vestiti che i clienti possono essere orgogliosi di indossare, che portano con sé positivi impatti sociali e ambientali".
Nata a Perugia da padre italiano e madre svedese, Camilla Schippa si trova alla guida di The Social Outfit da sei mesi.
Ma non proviene dal campo della moda, bensì da quello delle politiche internazionali e della cooperazione. In particolare, ha lavorato per 14 anni nell'ufficio del Segretario Generale della Nazioni Unite a New York, ed è stata a capo dell'agenzia per la Partnership dell'ONU.
E la sua esperienza non si ferma qui. Ha gestito in prima persona il fondo da un miliardo di dollari a disposizione della partnership tra l'ONU e la fondazione del "padre" della CNN, Ted Turner.
"Dopo anni ad occuparmi di politiche internazionali, cooperazione, conflitti e pace avevo un fortissimo desiderio di essere vicina e più a contatto con le persone che desideravo aiutare. E tanti anni nello sviluppo sostenibile mi hanno insegnato che i progetti che hanno maggiore impatto nel mondo sono quelli che si occupano di dare un lavoro alle donne. The Social Outfit si occupa proprio di quello".
Camilla Schippa sostiene che la cosa più difficile per un migrante, ed in particolare per una donna rifugiata, sia trovare un primo lavoro nel proprio nuovo paese.
E che The Social Outfit, fornendo loro una prima opportunità in Australia, ha fatto sì che il 90% dei rifugiati che vi hanno lavorato siano già passati permanentemente nella forza lavoro.
"Sviluppiamo le competenze esistenti delle donne rifugiate e ne insegniamo loro di nuove. I vestiti sono tutti realizzati qui, nel nostro laboratorio di Newtown, proprio sopra il nostro negozio".
Secondo i dati del censimento 2016 citati dalla coalizione Harmony Alliance, "le donne migranti e rifugiate sono sovra-rappresentate in situazioni di lavoro insicure precarie e vi è un alto tasso di donne senza reddito o con basso reddito all'interno di questo gruppo".
Camilla Schippa sostiene che solo il 20% delle donne rifugiate che vivono in Australia abbiano un impiego. Le barriere linguistiche e l'isolamento sociale sono tra i fattori che impediscono loro di essere in grado di entrare a far parte della forza lavoro. In aggiunta a questo, l'avere una precedente esperienza di lavoro in Australia è spesso un fattore decisivo per trovare un lavoro presso un’azienda australiana.
E mentre per Wissam Berou l'obiettivo finale è quello di aprire una propria attività, come quella che gestiva in Siria, altri lavoratori diventano parte "del tessuto" di The Social Outfit.
"È iniziato come lavoro part-time e in seguito, grazie alla mia esperienza, sono diventata una dipendente a tempo pieno", racconta Naw Esther Han.
Madre di sette figli, è arrivata in Australia 22 anni fa dalla Birmania, ora conosciuta come Myanmar, ma è riuscita a trovare il suo primo lavoro australiano solo sei anni fa. Ora è senior sewing technician a The Social Outfit, e supervisiona la produzione di abiti.
E se le storie di Wissam e Naw mostrano come The Social Outfit stia già ottenendo i risultati che si era prefissato al momento della sua fondazione, la nuova CEO Camilla Schippa sostiene che ci sia ancora molto potenziale per l'azienda:
"Il mio obiettivo è rafforzare il modello di business, svilupparlo ulteriormente in un modello che permetta di avere altre forme di The Social Outfit non solo in altre località australiane, ma anche a livello internazionale”". (aise) 

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