MIGLIAIA DI VACCINI PER I BAMBINI SIRIANI

MIGLIAIA DI VACCINI PER I BAMBINI SIRIANI

GINEVRA\ aise\ - Una missione di 9 giorni per vaccinare migliaia di bambini in Siria: UNICEF e Mezzaluna Rossa Araba Siriana hanno portato negli accampamenti remoti di fortuna a Rukban, in Siria, al confine con la Giordania, in cui vivono oltre 40.000 persone – la maggior parte donne e bambini – il più grande convoglio di aiuti umanitari dall’inizio della crisi in Siria.
30 dei 118 camion del convoglio portavano aiuti salvavita dell’UNICEF per i bambini, fra cui kit sanitari e per la nutrizione per 20.000 bambini e madri, kit igienici per oltre 40.000 persone, kit didattici e ricreativi, fra cui libri scolastici, cancelleria e zaini per oltre 8.000 bambini. Migliaia i bambini vaccinati questa settimana.
“I bambini a Rukban e in altre aree difficili da raggiungere della Siria stanno ancora combattendo per la loro stessa sopravvivenza e hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata prima che sia troppo tardi”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’UNICEF Henrietta Fore, che ha visitato la Siria a dicembre dello scorso anno. “Quest’ultimo convoglio umanitario ci ha permesso di portare aiuti di cui c’era un bisogno disperato ad alcuni dei bambini e delle famiglie più vulnerabili. Pur essendo questo un passo nella giusta direzione, continuiamo a chiedere a tutte le parti di garantirci un accesso regolare, prolungato e senza condizioni a beneficio di tutti i bambini in Siria”.
L’accesso a servizi sanitari nell’area è estremamente limitato, ricorda l’Unicef: non ci sono medici certificati e solo poche cliniche mal equipaggiate. Da dicembre dell’anno scorso, almeno 8 bambini, la maggior parte dei quali neonati, sono morti nei campi a causa delle temperature gelide e la mancanza di assistenza medica.
“I mesi invernali sono stati incredibilmente duri per le madri e i bambini a Rukban. La loro salute è indebolita da una scarsa nutrizione e condizioni di vita estremamente difficili”, ha dichiarato Fran Equiza, rappresentante dell’UNICEF in Siria, che ha accompagnato il convoglio. “Senza accesso a strutture mediche adeguate e a personale medico qualificato, una semplice complicazione durante il parto potrebbe essere fatale per le madri o i loro bambini”.
Circa 3.000 bambini in età scolastica a Rukban non frequentano la scuola a causa di classi sovraffollate, mancanza di insegnanti qualificati e condizioni finanziarie difficili. Con opportunità di guadagno estremamente limitate, la tassa scolastica mensile di 2.000 lire siriane (3,5 dollari) è troppo cara per moltissime famiglie.
“Anche nelle aule fangose sovraffollate, dove i bambini siedono per terra e la lavagna è un pezzo di carta attaccato al muro, ho incontrato bambini ansiosi di imparare e contentissimi di vedere i loro nuovi zaini”, ha dichiarato Equiza. “Per questi bambini la scuola è molto più che un luogo di apprendimento. Fornisce loro anche uno spazio sicuro dalla loro dura realtà fuori dalle mura scolastiche”.
I genitori e i bambini nei campi di fortuna hanno espresso molte preoccupazioni per quanto riguarda la protezione, fra cui il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza contro i bambini e la paura di violenza contro le ragazze e le donne.
“La situazione umanitaria nei campi rimane disperata per i bambini e le famiglie bloccate in quest’area remota”, ha dichiarato Equiza. “I bisogni, specialmente di cibo, acqua, assistenza sanitaria e di un rifugio sono urgenti. Gli aiuti umanitari sono solo una soluzione temporanea”.
Il convoglio di questa settimana rappresenta un passo positivo, rileva l’Unicef, che però continua a chiedere a tutte le parti di “fornire accesso prolungato e senza condizioni a tutti i bambini in Siria. Tutte le parti in conflitto hanno l’obbligo e la responsabilità di facilitare l’accesso umanitario per raggiungere i bambini che ne hanno bisogno ovunque siano nel paese e a prescindere da chi controlla l’area in cui vivono”.
L’UNICEF, con le agenzie delle Nazioni Unite in Siria, continua a chiedere “soluzioni sicure, volontarie e a lungo termine per aiutare le famiglie a Rukban, anche facilitando il ritorno volontario alle loro case o in un luogo a loro scelta in sicurezza e con dignità”. (aise) 

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