PAPAIS (CGIE): SULLA RAPPRESENTANZA DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO UN ACCANIMENTO ECCESSIVO

PAPAIS (CGIE): SULLA RAPPRESENTANZA DEGLI ITALIANI ALL

UDINE\ aise\ - Interviene nel dibattito sui tagli alla rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero Luigi Papais, consigiere CGIE di nomina governativa e componente di UCEMI, FAIM, UNAIE e CIVIFORM.
“Sto leggendo la proposta di ripristinare i Consigli Provinciali”, spiega Papais, “ora depotenziati con la riforma Delrio, in quanto non più elettivi, ma nominati attraverso elezioni di secondo grado limitate ai sindaci e consiglieri comunali, che significherebbe la creazione di 2500 “poltrone” o quantomeno “poltroncine”. Nel frattempo tiene banco l’idea di ridurre il numero dei parlamentari, a partire da quelli eletti all’estero”.
“Ridurre il numero complessivo potrebbe essere utile”, osserva Papais, “ma 12 eletti all’estero in rappresentanza di circa 6 milioni di connazionali emigrati”, precisa, “che vivono fuori dai confini nazionali, ma che sono italiani a tutti gli effetti, pare un accanimento eccessivo. Già la loro rappresentanza è ridottissima (un eletto, in media, ogni 333 mila -differente tra Camera e Senato-)”, sottolinea, “mentre il numero degli emigranti è, purtroppo, in continuo aumento (tant’è che ora nei sondaggi fa più paura più l’emigrazione rispetto all’immigrazione); ridurli ancora di numero sarebbe”, per il consigliere Cgie, una “porcata”, “termine adoperato a suo tempo da Calderoli”, ricorda.
Per contro, evidenzia Papais, “il ripristino dei consigli provinciali comporterebbe un aumento dei costi della politica solo per accontentare gli amici degli amici e, quindi, pare una evidente contraddizione, che noi del CGIE dovremmo in qualche modo far emergere”. 
“Le forze politiche che ci governano ormai non sono d’accordo su nulla”, continua il rappresentante dell'associazionismo italian all'estero: “M5S vorrebbe abolire le province, ma dimentica che per fare questo occorrerebbe una riforma costituzionale (campa cavallo che l’erba cresce...); la Lega, più astuta in materia di reperimento dei consensi, sa bene che 2500 poltrone, per piccole che siano, ma distribuite il territorio, farebbero comodo ai politici locali per accrescere ancor di più il proprio peso elettorale. Ebbene”, chiosa, “a noi del CGIE non competono pareri su ciò che il Parlamento propone in materie diverse da quelle dell’emigrazione. Ma mettere in correlazione queste sue questioni, rilevandone le incongruenze, per salvare un istituto di democrazia come quello del voto all’estero, mi pare rientri pienamente nelle regole e nelle nostre competenze”, conclude Papais.(aise)


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