RENDICONTO E ASSESTAMENTO DI BILANCIO IN SENATO: L’INTERVENTO IN AULA DI FANTETTI (FI)

RENDICONTO E ASSESTAMENTO DI BILANCIO IN SENATO: L’INTERVENTO IN AULA DI FANTETTI (FI)

ROMA\ aise\ - “L'Assestamento fortunatamente contiene i numeri che hanno contribuito a non fare attivare la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per debito eccessivo. La Commissione europea ha fatto pressioni affinché i nostri conti pubblici, che erano sotto osservazione, non subissero un commissariamento "di fatto" attraverso una procedura d'infrazione. Oltre agli oneri della procedura ci sarebbero stati interventi sulla nostra politica economica, che probabilmente avrebbero instaurato un nuovo periodo di austerità. E invece, L'Italia oggi di tutto ha bisogno tranne che di nuove politiche di austerity”. È quanto sostenuto dal senatore Raffaele Fantetti, eletto con Forza Italia nella ripartizione Europa, che oggi è intervenuto nell’Aula del Senato, dove è in corso la discussione dei disegni di legge di Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 e di Assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019.
“Allo stesso tempo”, ha aggiunto il senatore, l’Italia “non ha bisogno di un ulteriore incremento della spesa corrente, specie se essa è fine a sé stessa o il risultato di promesse elettorali. Tale è la spesa per il reddito di cittadinanza. E abbiamo visto anche nella composizione delle richieste come questa sia concentrata soprattutto in alcune regioni del sud. Il risultato pratico sarà di un difficilissimo - se non improbabile - incontro tra l'offerta di lavoro, che è soprattutto nel nord”.
“Ecco perché – ha proseguito Fantetti – accogliamo con soddisfazione i nuovi saldi del decreto-legge numero 61 del 2 luglio che registrano una minore spesa per 1,5 miliardi per le minori richieste per Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Va detto che questo risparmio di spesa è stimato in modo prudenziale. Altri Osservatori (ad esempio il Centro studi di Cottarelli, ma anche quello di Brambilla) stimano fino a poco meno di 3 miliardi per effetto delle minori richieste di RDC e Quota100. Per noi che ritenevamo il Reddito di Cittadinanza una misura iniqua e Quota 100 una misura da adottare dopo misure più importanti per la crescita si tratta quindi di una buona notizia. Comunque, rileviamo che con questo miliardo e mezzo risparmiato, il totale delle somme portate a riduzione del deficit è pari a circa 7,6 miliardi. Infatti il miglioramento dell'indebitamento netto derivante dalle proposte del disegno di legge di Assestamento e dalle ulteriori risorse è pari a complessivi 6,1 miliardi”.
“Sicuramente – ha sostenuto il senatore azzurro – la riduzione dell'indebitamento netto ha consentito anche di migliorare il valore del rapporto debito/PIL. Quindi riassumendo: migliora l'indebitamento netto, si riduce il rapporto debito/PIL e si liberano risorse sugli anni successivi. Sui numeri dell'Assestamento si baserà infatti la nuova programmazione - la Nota di aggiornamento al DEF - che ci arriverà dopo la prima metà di settembre ed entro metà ottobre le cifre della Legge di bilancio per il 2020. Purtroppo in un clima politico di schermaglie quotidiane tra leghisti e grillini, che non dà garanzie che ci sia un Governo forte in carica a settembre. I saldi delle nuove cifre appostate in entrata ed in uscita hanno di fatto delineato un quadro in miglioramento dei conti pubblici che ha ridotto il deficit per il 2019 a poco più del 2 per cento. Sembra infatti che si sia tornati al fatidico 2,04 per cento, cioè il valore dell'ultima manovra”.
“Notizie positive”, per Fantetti, “anche dal Rendiconto 2018, che questa volta è la somma dei numeri del Governo Gentiloni fino al 31 maggio e dal 1 giugno il governo Conte. Esso però sconta soprattutto le variazioni di bilancio e i numeri dell'Assestamento 2018, approvato sotto il governo attuale.
Il risultato è un avanzo della gestione di competenza di quasi 24 miliardi di euro. Si tratta, Insomma, di numeri che riportano questo governo sulla terra e lo devono indurre a fare una manovra volta alla crescita. Non ci si può rassegnare alla crescita dello 0,1 per cento, che ci vede ultimi in Europa, ma anche tra le peggiori performance a livello mondiale. Forza Italia - che con il partito del vicepresidente Salvini aveva condiviso il programma economico presentato per la campagna elettorale - ha evidenziato fin dalla Legge di bilancio dello scorso dicembre il rischio di andare incontro a una procedura di infrazione. Ma soprattutto avevamo evidenziato numeri troppo generosi sulla spesa corrente. E un basso impatto sui cantieri, peraltro non modificato dal cosiddetto decreto sblocca cantieri. Vorrei ricordare che ci sono almeno 16 miliardi fermi per opere già cantierabili”.
“Oggi – ha sottolineato Fantetti – quelle cose le dice anche il vicepremier e leader della Lega: se ci consentite, con il colpevole ritardo di parecchi mesi. Il cosiddetto decreto crescita ha poi accolto molte delle ricette del centro destra per gli incentivi alle imprese che investono e che innovano, anche se in modo confuso e con stanziamenti finanziari inadeguati, solo 400 milioni, a supportarli. Come vedete il confronto tra i numeri è impietoso. 14 miliardi (ora scesi di uno e mezzo) per le due misure bandiera e 400 milioni per fare muovere un Paese che è pressoché fermo, perché lo 0,1 di crescita questo sta ad indicare. I nuovi numeri dell'Assestamento, pur essendo migliorati, quindi lasciano intatte le critiche a una manovra economica che non solo non ha fatto nulla per rilanciare l'economia italiana, ma che ha introdotto misure per rallentarla”.
“E pochissimo – ha stigmatizzato il parlamentare eletto all’estero – è stato fatto per i posti di lavoro, posto che ormai è evidente dai dati INPS che pur aumentando di qualche migliaio di unità il numero di lavoratori (soprattutto degli over 50), è diminuito il numero delle ore lavorate, fotografando un'Italia sempre più povera, perché ha redditi medi in diminuzione. Oggi vanno apprezzati con favore solo quei numeri che vedono una riduzione della spesa corrente. Soprattutto va accolta benevolmente la riduzione della spesa per il Reddito di cittadinanza, che si dimostrerà, purtroppo, una misura inefficace ad inserire i beneficiari nel mondo del lavoro. Come detto sarà improbabile l'incrocio di offerte che vengono dal mondo dell'impresa, con le domande di una misura inadeguata sia a combattere la povertà, che ad aumentare il numero di lavoratori”.
“Peraltro – ha detto ancora Fantetti – dubitiamo che i numeri dei nuovi assunti al posto dei nuovi pensionati con Quota 100, possa essere uguale. Ci sarà un tasso di sostituzione inferiore sia nel settore pubblico, ma specialmente in quello privato. Sulla base dei numeri dell'Assestamento 2019 si delineano ora quelli della manovra per il 2020, che già dal 20 settembre dovranno essere monitorati e aggiornati. Toglietevi, togliamoci dalla testa che solo con i numeri di questo Assestamento e delle decisioni per il prossimo anno l'economia possa ripartire. E invece, Il Paese chiede di uscire dal torpore. Reclama maggiori certezze. Domanda un clima di fiducia. Un habitat politico ed economico che faccia tornare i padri di famiglia e le imprese (che peraltro in Italia spesso coincidono) ad investire nel loro futuro e in quello dei propri figli”.
Secondo Fantetti “la prossima legge di bilancio imporrà al governo di effettuare una maxi manovra restrittiva: è in arrivo una stangata da 65 mld. La bonaccia che soffia sui rendimenti dei titoli di Stato italiani e sullo spread non deve trarre in inganno. La riduzione dello spread, infatti, è dovuta sia alla decisione della Banca Centrale Europea di proseguire nel suo percorso di allentamento monetario, magari con un nuovo round di acquisto di titoli di Stato, sia alla decisione del Governo giallo-verde di effettuare la manovra correttiva da 7,5 miliardi di euro imposta dalla Commissione Europea, come primo passo del commissariamento de facto al quale l’Italia è soggetta. I problemi, sul versante dei conti pubblici, sono quindi tutt’altro che risolti. La prossima Legge di bilancio, infatti, obbligherà il Governo ad effettuare una maxi manovra restrittiva, che si risolverà nei prossimi tre anni, secondo i calcoli di Unimpresa, in una stangata da 65 miliardi, con le entrate previste che passeranno da 827 a 893 miliardi, pari ad un aumento del +8,0%. È questo il primo, salatissimo conto, che gli italiani dovranno pagare per effetto dell’aumento delle aliquote IVA, compreso nelle clausole di salvaguardia, che scatterà dal gennaio 2020”.
Fantetti ha quindi citato i dati Unimpresa che “stima una crescita del gettito Iva pari a ben 42 miliardi di euro, per un aumento pari al +16,0%. Il risultato sarà quindi un ulteriore aumento della pressione fiscale, che schizzerà oltre il 47% nel 2020. Unimpresa ha lanciato quindi l’allarme: “il peso delle tasse sui contribuenti italiani è asfissiante e va immediatamente fermata una tendenza pericolosa. Le famiglie e le imprese sono strozzate dal giogo fiscale che va allentato con un intervento choc”. Altro che la riduzione della pressione fiscale che le forze di Governo stanno promettendo a suon di proposte di riforma del fisco: dalla flat tax, alle tre aliquote, passando per la riduzione del cuneo fiscale. Famiglie e imprese sono ormai letteralmente sommerse di tasse e imposte da pagare. Le Vostre promesse, poi, rimangono senza riscontro, semplicemente perché i soldi per realizzarle non ci sono e, anzi, il Tesoro sarà chiamato a trovare 23 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva, o tramite un taglio delle tax expenditures di pari ammontare -che poi equivale ad un aumento della tassazione diretta- o tramite una maxi operazione di spending review, finora promessa ma mai realizzata. Anche perché nessuno al Ministero dell’Economia ha ancora saputo dire cosa intende tagliare. Quando l’Esecutivo sarà costretto a mostrare i veri numeri della manovra, già a partire dalla prossima NaDEF di settembre, gli italiani capiranno che le promesse faraoniche del Governo sono solo una presa in giro”.
“L’economia italiana, quella reale, continua ad avere un tasso di crescita pari a zero e ad essere fortemente esposta a choc esogeni, come ricordato di recente anche dal Fondo Monetario Internazionale”, ha proseguito il senatore. “Altro che problemi risolti. Senza un’azione decisa di contrasto del debito pubblico e di politiche economiche pro- crescita, che non sono certo quelle assistenzialiste fatte finora dal Governo, l’Italia continuerà a rimanere in stagnazione o recessione. Già da quest’anno, il Mezzogiorno dovrebbe infatti tornare alla crescita negativa del Pil, con Confindustria che ha rilevato come al Sud più di 1 giovane su 2 non lavori, un record a livello europeo. Effetto anche dello spopolamento di industrie al quale si assiste ormai da tempo, anche per effetto di una totale assenza di politica industriale e dell’ideologia anti-capitalista che caratterizza il Movimento Cinque Stelle”.
“Un Governo che litiga ormai su tutto, dalle nomine europee alla flat tax, non può certo fornire la garanzia di stabilità politica necessaria per affrontare una seria riforma del Fisco e il risanamento del bilancio dello Stato”, ha concluso. “Così, mentre questa maggioranza di Governo litiga, l’economia è ferma e le tasse aumentano”. (aise) 

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