SETTANTACINQUE ANNI FA I PRIMI FAZZOLETTI VERDI: L’OSOPPO FRIULI RITORNA NELLA VAL D’ARZINO

SETTANTACINQUE ANNI FA I PRIMI FAZZOLETTI VERDI: L’OSOPPO FRIULI RITORNA NELLA VAL D’ARZINO

PORDENONE\ aise\ - La valle del torrente Arzino si insinua fra primi monti delle Prealpi Carniche, a una trentina di chilometri a Nord di Pordenone: in questa valle, come nelle limitrofe Val Cosa e Val Tramontina, nei primi mesi del 1944 trovarono rifugio i primi partigiani osovani.
Il 25 Marzo 1944, cinque uomini partiti da Casa Marzona (a Treppo Piccolo) raggiunsero infatti Pielungo, dove si era già raccolto il gruppo del dottor Fedele Guerra, e si insediarono a Casera Palamajr, alle pendici del Monte Rossa. I cinque uomini erano: Rainiero Persello “Goi”, Federico Tacoli, Giovanni Colaone, Cesare Cividino ed il giovanissimo Enrico Furlan, l’unico di loro oggi in vita. Nei giorni immediatamente successivi, ad essi si aggregarono, tra gli altri, anche Renato Del Din “Anselmo”. È l’atto di nascita del Btg. Italia, il primo reparto armato della Brigata Osoppo-Friuli.
Domenica 31 Marzo l’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli ritorna a Pielungo per fare memoria dei primi passi di questa grande storia dei fazzoletti verdi.
Ripercorrere questa storia significa rievocare alcune delle pagine più importanti di quella che il presidente Cesare Marzona definiva con parole di verità “la grande ed irripetibile stagione dell’Osoppo”.
Vi hanno vissuto la loro esperienza partigiana i fondatori della Osoppo, molte delle sue maggiori personalità, tanti dei suoi uomini più valorosi. Qui i fazzoletti verdi hanno più a lungo resistito al nemico, apprendendo al meglio la tattica della guerriglia. In questi boschi sono nati molti loro “canti nella bufera”. Nella stamperia divisionale di Pradis, diretta da Adalgiso Fior, sono stati ciclostilati i fogli clandestini “Pai nestris fogolârs” e “Osoppo Avanti!”, espressioni del più puro spirito osovano.
È una storia in cui i fazzoletti verdi non sono mai stati soli. Come ricorda la lapide posta all’ingresso del Castello Ceconi a Pielungo, ritornare in questi luoghi significa anche rendere omaggio agli abitanti. Uomini e donne tenaci, abituati alla fatica quotidiana del lavoro e ai sacrifici dell’emigrazione. Erano anch’essi figli della plurisecolare civiltà contadina e dei mestieri, ancora profondamente intrisa di religiosità cristiana ed umana solidarietà. Il Friuli di allora ne stava vivendo l’ultimo scorcio. È per questo che anche nei giorni più duri il legame dei patrioti della Osoppo con la popolazione non è mai venuto meno.
Assieme ai civili non si devono dimenticare i parroci, “pastori nella bufera”. Tra loro, Don Pietro Missana, impegnato nella protezione di alcuni membri di importanti famiglie ebraiche e testimone del crudele rastrellamento nazifascista avvenuto a Clauzetto il 21 maggio 1944 nel corso della sacra festa del “Perdòn Grant”; Don Tarcisio Romanin, coraggioso parroco a Pradis di Sotto; Don Giusto Del Bel Belluz, che condivise il voto religioso degli abitanti di Anduins nell’agosto del ’44; Don Angelo Petracco, parroco di San Francesco nei duri giorni dell’occupazione cosacca. Mons. Carlo Ferino, testimone di quelle che lui stesso definì “le sofferenze di Forgaria”.
Non vanno altresì dimenticati l’aiuto materiale degli aviolanci alleati ed il ruolo svolto dalle missioni del servizio segreto britannico, accolte e protette dall’Osoppo in Val d’Arzino e Val Tramontina, ovvero dai loro responsabili “Manfredi”, “Pat”, “Rudolf” e “Nicholson”. Progressivamente consapevoli della complessità dello scenario bellico e resistenziale nel quale si trovarono ad operare, ebbero tutti parole di solidarietà, stima e profonda gratitudine verso i fazzoletti verdi.
L’Osoppo Friuli che nacque proprio in Val d’Arzino si allargò in breve a tutto il Friuli, ma non solo: la presenza della Osoppo si estese dal Veneto Orientale fino a Trieste. Una storia vasta e complessa che ha visto la partecipazione nel giro di pochi mesi di migliaia di uomini e donne. In realtà come tutti gli inizi, anche quello della Brigata Osoppo è piuttosto articolato. Dopo l’8 settembre 1943 nacquero numerose bande di ribelli costituite perlopiù da giovani militari che non volevano finire nelle mani dei tedeschi. Nelle settimane successive fu presa la decisione di fondere i vari gruppi sparsi in un’unica formazione autonoma, senza cioè quei condizionamenti di carattere politico che caratterizzavano le Brigate Garibaldi di orientamento comunista. Ottenuto il riconoscimento da parte del CLNAI, proprio nel marzo del 1944 si costituì a Palamajor il primo reparto denominato “Osoppo Friuli” . Da lì poi la Brigata si estese a tutta la realtà territoriale friulana e oltre per arrivare alla fine del conflitto con 11.500 effettivi.
“La storia e la Repubblica – dice il presidente dell’APO Roberto Volpetti - hanno finalmente riconosciuto, senza se e senza ma, il ruolo che ebbero le Brigate Osoppo che, al pari di tutte le formazioni partigiane autonome, misero in primo piano la difesa della Patria e della Libertà, contro ogni dittatura. Questa è stata l’Osoppo e noi oggi ricordiamo l’inizio di quella che il Presidente Giorgio Napolitano ha definito la “leggendaria Brigata partigiana Osoppo”.
Siamo fieri di questa storia che iniziò a Palamajor e Pielungo e che al pari delle malghe di Porzus rappresentano luoghi simbolo di inestimabile valore, in cui si materializza questa concezione della persona, della comunità e della Patria. Senza questo – conclude il presidente Volpetti - non vi è nemmeno speranza per il nostro futuro ed è questo che dobbiamo trasmettere ai nostri figli”. (aise) 

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