SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE, INTERNAZIONALIZZAZIONE E SOFTPOWER ITALIANO

SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE, INTERNAZIONALIZZAZIONE E SOFTPOWER ITALIANO

ROMA\ aise\ - “Sfide della globalizzazione, internazionalizzazione, softpower italiano” il titolo del terzo panel dell’evento “Diplomazia per l’Italia. Sicurezza e crescita in Europa e nel mondo”, organizzato dalla Farnesina in preparazione della XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici.
Protagonisti sul palco dell’Auditorium i relatori Vincenzo Boccia, presidente Confindustria; Valerio De Molli, ad The European House – Ambrosetti; Marcello Foa, presidente RAI; Enzo Angeloni, Ambasciatore d’Italia in India e Mauro Battocchi, Ambasciatore d’Italia in Cile.
Ha moderato il giornalista Alberto Matano, che ha aperto con una domanda a De Molli: “Chi è l’ambasciatore oggi? È un esportatore di chi siamo noi, dell’Italia, del vivere all’Italiana, ma anche un “capo azienda”, l’Azienda Italia. Per avere una fotografia, le chiedo, come l’Italia delle aziende si rapporta con la rete diplomatica”.
“L’importanza della rete della Farnesina”, ha risposto De Molli, “è cruciale per il Sistema Paese. Noi operiamo in tutto il mondo e abbiamo toccato con mano il mondo dei nostri diplomatici e dei loro team. Sottolineo l’entusiasmo e l’orgoglio di queste persone, che rappresenta un fattore importante. Il nostro “mantra” è “no investimenti – no futuro”. Per questo ci dobbiamo preoccupare delle classifiche che vengono fatte a livello globale. L’Italia risulta al sedicesimo posto, ma questo non corrisponde davvero alla realtà delle cose. Abbiamo analizzato 600 indicatori nel mondo. Uno dei motivi di distorsione principale, che non rende i risultati credibili, è che in 2/3 dei casi gli italiani sono molto più critici, negativi e pessimisti su sé stessi rispetto ad altri. Nel pessimismo siamo secondi soltanto al Sud Africa. E questo ha delle ripercussioni sugli indici”.
Di quanto sia importante la rete diplomatica ha poi parlato Vincenzo Boccia: “siamo un Paese competitivo per quanto riguarda l’export del Paese. Come presidente di Confindustria non posso che essere grato a tutti gli ambasciatori e ambasciatrici, con cui ci rapportiamo ogni giorno. Lavorano in silenzio, ma realizzano risultati importanti. Questo loro lavoro promuove l’Italia all’estero e questo è molto bello. Alcuni risultati del nostro Paese vengono dati per scontati, ma non sarebbero stati raggiunti senza i nostri diplomatici all’estero”.
“L’Italia”, ha chiarito poi Boccia, “non è periferia d’Europa, anzi, è centrale. Ma, come far diventare questa centralità anche economica? Dobbiamo costruire una dimensione di relazione in cui l’Italia deve diventare protagonista nell’area mediterranea e africana. Il Mediterraneo che diventa ponte verso l’Africa. Il 3 dicembre, a Roma, ci sarà una trilaterale tra Confindustria italiana, francese e tedesca, perché serve ci ritagliamo il nostro ruolo centrale anche in Europa. Insomma, dobbiamo fare i conti con le nostre potenzialità e non appiattirci sul presente. La nostra identità è forte, siamo fatti per aprirci e non per chiuderci e questa apertura è rappresentata dalla nostra rete diplomatica”.
“È molto importante come ci raccontiamo e qui entra in campo la Rai”, ha detto poi Alberto Matano. “C’è un progetto di collaborazione virtuosa: nel 2019 c’è stata la prima edizione del Sanremo Giovani World Tour. Presidente Foa, come si traduce questa responsabilità della Rai di diffondere la nostra immagine?”.
“Si traduce con un paradosso” ha esordito Marcello Foa, “il prestigio della RAI e quello dell’Italia in Europa e nel mondo è altissimo, siamo considerati la prima radio/tv pubblica per ascolti. Percepisco una positività nei confronti dell’Italia che il nostro sistema mediatico però non enfatizza. Al di là della diplomazia e dei rapporti economici, c’è la cultura e c’è soprattutto l’immagine, e Sanremo è un brand eccellente, come lo è il MAECI e come lo è la Rai. Per questo ci siamo uniti. Abbiamo tutti gli strumenti affinché la nostra immagine sia veicolata nel mondo più creativo e costruttivo possibile, ma” ha sottolineato Foa “ci manca la capacità di coordinamento, che non può essere episodica, ma deve diventare sistematica”.
“Da parte nostra”, ha quindi concluso Foa, “le porte sono apertissime, tanto più nell’era dei social media. Abbiamo tante opportunità, la RAI ha la possibilità di svolgere questa missione grazie al canone che ci offre una base di stabilità. La Rai c’è e ci sarà sempre. Abbiamo il progetto di un canale in inglese, per avere una voce diretta anche all’estero, un canale importante per diffondere ed evidenziare le eccellenze culturali del Paese a tutto tondo. Un canale per promuovere e incoraggiare la nostra posizione nel mondo”.
La parola è poi passata ai due ambasciatori. Il moderatore Matano ha chiesto all’Ambasciatore Enzo Angeloni in quale modo, in un Paese in forte crescita come l’India, sia possibile per un diplomatico operare sia dal lato economico che da quello di promozione del softpower.
“L’incremento del PIL in questo Paese”, ha risposto Angeloni riferendosi all’India, “cresce da anni a ritmo sostenuto. E io vedo una platea di possibili interessati al nostro Softpower. Una platea che si incrementa di anno in anno. Gli interessati hanno, ovviamente, interessi diversi e diverse possibilità. Centinaia di milioni di persone sognano il nostro Paese e si tratta di un sogno che diventerà sostanza domani. E noi, quindi, dobbiamo coltivare questo sogno. Tra dieci anni circa, molti dei nostri colleghi in servizio in Africa potranno raccontare cose simili. Dobbiamo tendere a essere ovunque con la nostra Rete, già molto estesa. Le ambasciate devono svolgere – come molte già fanno – un ruolo di apertura all’internazionalizzazione, preparando il terreno per le aziende”.
Parola poi all’Ambasciatore Mauro Battocchi, che ha spiegato in quale modo – in Cile – il portale “Vivere all’Italiana” stia contribuendo alla diffusione di un’immagine virtuosa del nostro Paese: “Vivere all’italiana è la declinazione cilena del brand che il MAECI ha individuato per promuovere l’Italia nel mondo. Gli stranieri, i cileni in particolare, rispondono molto bene agli stimoli. 60 mila persone seguono questo portale. È un piccolo segnale di un potenziale enorme. Cultura e innovazione, questi i nostri punti forti. Sono stati fatti passi da gigante negli ultimi dieci anni. Ce la stiamo facendo, diciamo con umiltà, le nostre esportazioni stanno migliorando. Stiamo esportando non solo beni, ma soprattutto un modello di vita. C’è stato un cambio di DNA nel modo di essere diplomatici. Un tempo l’internazionalizzazione era un accessorio, oggi è il core business; dopo il Made in Italy c’è il Vivere all’Italiana, che è una sua frontiera avanzata”.
In chiusura, Alberto Matano ha chiesto a tutti i relatori una considerazione conclusiva.
“Mezzo trilione di dollari di esportazione è il patrimonio di italianità che va all’estero”, ha detto Valerio De Molli, “in pratica tutto il PIL del Belgio in un solo anno. Se prendiamo i dati delle Nazioni Unite, su 5200 prodotti esportati censiti, più di 1000 sono di manifattura italiana. In 20 anni i ricercatori italiani hanno il maggior numero di citazioni scientifiche nel mondo. La Francia risulta al primo posto per il turismo, ma sono classifiche basate sui transiti aeroportuali. Se si guarda il numero di notti che i non europei passano negli alberghi, l’Italia è al primo posto. L’80% dei Paesi nel mondo s’interessa di cultura italiana. E potrei proseguire all’infinito”.
“Dobbiamo essere dappertutto”, ha ribadito Vincenzo Boccia, riferendosi a quanto detto dall’Ambasciatore Angeloni, “Dobbiamo guardare al mondo, esportare, fare infrastrutture, attrarre turisti. La rete degli ambasciatori può e deve giocare una grande partita”.
“Il valore dell’internazionalizzazione”, ha detto Enzo Angeloni, “è misurabile da qualche anno e lo dobbiamo incrementare. Le ambasciate vanno avvicinate al tessuto imprenditoriale italiano del Paese in cui si trovano. Le ambasciate, poi, devono comunicare meglio le eccellenze del Paese, sistematizzando i contenuti”.
“La sfida che abbiamo davanti”, ha precisato Mauro Battocchi, “è quella dell’innovazione. Oggi dobbiamo aiutare con la nostra capacità relazionale le imprese italiane a innovarsi. Il sistema italiano è in grado di farcela, ma dobbiamo supportarlo. La rete diplomatica deve mettersi in gioco senza timidezze”.
“Dobbiamo essere consapevoli che la comunicazione è uno strumento fondamentale” ha concluso Marcello Foa. “Il softpower non è uno strumento occasionale, ma dev’essere sistematico e ha successo se noi italiani siamo i primi a credere in noi stessi. Se saremo orgogliosi di un’Italia aperta al mondo, ma fiera delle proprie radici, il nostro softpower sarà ancora più incisivo”. (gianluca zanella\ aise) 

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