TAIWAN TRA CINA E DEMOCRAZIA – DI DOMENICO LETIZIA

TAIWAN TRA CINA E DEMOCRAZIA – di Domenico Letizia

ROMA\ aise\ - “Un recente rapporto del Pentagono punta i riflettori sulla forza militare della Cina e i rapporti con Taiwan. Oggetto dell’analisi è la capacità delle forze armate cinesi e gli obiettivi militari di Pechino, a partire dalla possibilità di un attacco a Taiwan, in un momento di relazioni diplomatiche in fermento tra Cina e Stati Uniti. La Cina ha come obiettivo quello di generare un esercito moderno e preparato entro il 2035”. A scriverne è Domenico Letizia che firma questo articolo per “L’Opinione delle libertà” diretto da Arturo Diaconale.
“D’altronde, lo stesso presidente cinese durante il discorso di inizio del nuovo anno ha pubblicamente dichiarato: “Siamo fermamente contrari a quelli che vogliono “Due Cine” o “Una Cina – Una Taiwan” o ancora una “Taiwan indipendente. Abbiamo ottenuto una grande vittoria sconfiggendo qualsiasi attività indipendentista o separatista: nessuno e nessun partito possono cambiare il fatto che Taiwan fa parte della Cina e che entrambe le parti dello Stretto appartengono a Pechino”.
Non va sottovalutato, inoltre, che Pechino ha esercitato pressioni sul presidente taiwanese sin dal suo insediamento nel 2016, interrompendo il dialogo e la proposta di eventuali accordi con l’isola e obbligato le compagnie aeree estere ad indicare Taiwan come parte della Cina sui vari portali informativi e per l’acquisto di voli. La reazione di Taiwan punta al dialogo, al miglioramento delle relazioni ma ad una ferma volontà di gestione politica locale, indipendente da Pechino.
Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen è stato risoluto sui rapporti con la Cina. “La Cina “deve rispettare la richiesta di 23 milioni di persone di avere libertà e democrazia e dobbiamo usare solo mezzi pacifici per risolvere le nostre differenze”, ha dichiarato il Presidente. L’Europa dovrebbe guardare con interesse e sostenere la richiesta di democrazia di questa isola che vuole allontanarsi dal regime di Pechino. In questa sfida il popolo di Taiwan sta con il proprio presidente. Il consenso verso Tsai Ing-wen è aumentato dopo il rifiuto all’appello di Pechino per colloqui sull’unificazione, aumentando le possibilità di ottenere la candidatura per le elezioni del 2020.
L’Italia ha buone relazioni con l’isola e andrebbero valorizzate le iniziative politiche, commerciali e, soprattutto, quelle diplomatiche con Taiwan. L’importanza di tali relazioni è stata al centro della missione di una delegazione di parlamentari italiani di un paio di anni fa guidata da Fabrizio Cicchitto, composta dai deputati Sergio Pizzolante, Alessandro Pagano, Paolo Tancredi, Emanuele Prataviera e Nicola Ciracì. In quell’occasione, la delegazione incontrò il presidente della Repubblica di Cina (Taiwan), Ma Ying-jeou, il presidente del Parlamento ed il ministro per gli Affari con la Cina continentale. Il gruppo di parlamentari svolse meeting con i viceministri dell’Economia e dell’Educazione, il segretario generale del Democratic Progressive Party e il vice ministro degli Affari esteri. “Oltre ad aver conosciuto un grande popolo e una cultura antichissima sono orgoglioso di aver incontrato il presidente della Repubblica Ying jeou, il ministro degli Esteri Chen jam e altre importanti autorità di quei luoghi, a testimonianza dell’alta considerazione che si nutre nei confronti delle istituzioni italiane”, disse l’onorevole Ciracì al ritorno dalla missione.
Taiwan è al 18esimo posto tra i partner commerciali dell’Italia e i suoi investimenti nel nostro Paese sono in costante crescita. Parallelamente, l’azione di alcuni deputati, in linea con quanto detto dall’onorevole Ciracì, genererebbe anche una intensificazione della diplomazia con l’isola, rafforzando il dialogo sullo stato di diritto, l’affermazione dei diritti umani e la lotta alla repressione in corso in Cina. Il mancato riconoscimento diplomatico da parte del nostro Paese nei confronti della Repubblica è dovuto essenzialmente alla volontà di non turbare il rapporto con la Repubblica Popolare Cinese.
Nonostante ciò, a gennaio di quest’anno, confermando l’amicizia con il nostro Paese, l’ambasciatore Andrea Sing-Ying Lee, dell’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia, ha ribadito, durante un incontro con i media e gli analisti italiani che “il governo di Taiwan non può accettare la proposta ‘Un Paese, Due Sistemi’ avanzata dalla Cina popolare, perché ciò significherebbe dover rinunciare a democrazia, libertà, diritti umani, stato di diritto. Tutte cose che Taiwan ha costruito negli anni e alle quali è gelosamente legata”, prerogative che l’ambasciatore vuole continuare ad affermare in Italia e ai media della nostra penisola”. (aise) 

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