TASSE FRONTALIERI: IN PRIMAVERA LA DECISIONE DI ROMA – DI LEONARDO SPAGNOLI

TASSE FRONTALIERI: IN PRIMAVERA LA DECISIONE DI ROMA – di Leonardo Spagnoli

BERNA\ aise\ - “I rapporti tra Svizzera e Italia “sono globalmente buoni”, come ha avuto modo di dire il ministro degli Esteri Ignazio Cassis al termine dell’incontro a Lugano con il suo omologo italiano Enzo Moavero, ma le posizioni su tassazione dei frontalieri e reciprocità nell’accesso ai rispettivi mercati finanziari restano distanti. O meglio, Roma non sembra intenzionata ad assecondare le richieste di Berna”. Così scrive Leonardo Spagnoli su “swissinfo.ch”, quotidiano online multilingue edito a Berna.
Se ne riparla in primavera
Sulla prima questione il nuovo governo italiano sembra mantenere il suo scetticismo, come hanno ribadito anche di recente numerosi esponenti della maggioranza, e l’unica concessione che il consigliere federale ticinese è riuscito a strappare è la promessa di una decisione di Roma nella prossima primavera “al più tardi”.
L’accordo, che comporta un aggravio fiscale per i lavoratori frontalieri che dovrebbero essere tassati anche nella penisola, “è pronto dal dicembre 2015 e da allora si attende la firma del governo italiano”, ha sottolineato Ignazio Cassis per il quale “è importante che ci sia una posizione chiara da parte italiana e sapere se sia un sì o un no”.
Da parte sua Enzo Moavero ha rilevato che va approfondita la questione del regime di tassazione per valutare gli impatti diretti - sui singoli contribuenti - e quelli indiretti sul sistema. “È una questione delicata che va metabolizzata”, ha affermato il titolare della Farnesina secondo cui sono “necessari tempi che possono apparire lunghi ma - si è in un certo senso giustificato - abbiamo avuto un cambio di governo”. Nel frattempo però restano inalterate le pressioni sul mercato del lavoro ticinese originate in buona parte dal regime fiscale privilegiato di cui godono i lavoratori frontalieri.
Accesso al mercato finanziario problematico
Anche sull’altra controversia riguardante l’accesso al mercato italiano da parte degli intermediari finanziari a Roma non sembra intenzionata a recedere. Come noto la legge d’applicazione della Direttiva 2014/65 dell’Unione europea impone alle banche con sede in un paese non Ue l’obbligo di succursale in Italia. Si tratta di una misura che penalizza enormemente dal profilo dei costi soprattutto i piccoli e medi operatori finanziari del Canton Ticino, i cui interessi sono rivolti verso sud. “Vi è l’interesse reciproco per risolvere questo nodo”, ha indicato Ignazio Cassis ma Roma “non intende rinunciare al modello filiale”. La discussione in corso verte quindi su una definizione condivisa di filiale e su altri aspetti tecnici per ristabilire una certa reciprocità in materia. Sulla tempistica il ministro svizzero ha fornito alcuni ulteriori particolari.
Roma pagherà i debiti a Campione
Meno problematica invece la situazione riguardante la crisi di Campione. In proposito Enzo Moavero ha ribadito l’impegno a proseguire nel pagamento dei debiti dell’amministrazione comunale e delle obbligazioni nei confronti della Svizzera (“L’Italia è un paese che ha sempre onorato i suoi debiti”) mentre riguardo al trattamento doganale vi è la buona volontà di arrivare a un risultato positivo anche se “le maglie dell’Unione europea sono particolarmente strette”.
Realpolitik elvetica
Ma nonostante le profonde divergenze su punti ritenuti rilevanti soprattutto per Berna i due paesi continuano a professare vicinanza e amicizia anche perché la Confederazione intende garantirsi l’appoggio di Roma nella difficile vertenza riguardante l’accordo quadro istituzionale con l’Ue. “L’Italia è un paese amico che cercherà di far comprendere meglio gli aspetti critici per la Svizzera” dell’intesa e potrà sicuramente “darci un colpo di mano”, ha evidenziato senza tanti giri di parole il titolare del Dipartimento degli Affari Esteri.
A questo scopo i due ministri hanno concordato un meccanismo di consultazione regolare tra i due governi su temi riguardanti le relazioni tra Confederazione e Unione europea. Da parte svizzera insomma sembra prevalere un approccio che potrebbe essere definito di Realpolitik”. (aise) 

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