UN MARE DI RICERCA

UN MARE DI RICERCA

ROMA - focus/ aise - La scorsa settimana, la giunta regionale della Basilicata ha proposto alla Commissione europea un nuovo sito “Natura 2000” denominato “Mare della Magna Grecia.” Si tratta del primo sito nello Jonio esclusivamente marino della Rete Natura 2000 e costituisce l’ultima di una serie di azioni che il Dipartimento Ambiente ed Energia ha posto in essere con continuità nell’ambito di una strategia di tutela e conservazione delle risorse naturalistiche e della biodiversità sul territorio lucano con particolare riferimento alla costa jonica.
Il percorso parte con l’estensione a mare dei siti “Natura 2000” esistenti in corrispondenza delle foci dei cinque fiumi lucani; con la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa (01.10.2014) tra la Regione Basilicata e i Comuni dell’arco jonico lucano con l’impegno a promuovere modelli innovativi di gestione sostenibile del territorio e delle attività di pesca; e si conclude, dopo l’approvazione del relativo Piano di Gestione della Costa ionica lucana, con l’istituzione dell’area protetta “Mare della Magna Grecia”. Il sito in questione è costituito da una porzione di mare antistante la costa lucana caratterizzata dalla presenza di numerose specie di mammiferi marini: frequentissimi sono gli avvistamenti di delfini, megattere e capodogli. È stata rilevata anche la presenza della tartaruga marina nidificante sulla costa. Tutta la fascia marino-costiera riveste inoltre una indubbia importanza anche come corridoio di migrazione di un ricco contingente di specie ornitiche. Le due specie di maggior rilievo dal punto di vista ecologico sono il Tursiope (Tursiops truncatus) e la Tartaruga marina (Caretta caretta) oggetto entrambe di un caso EU Pilot a livello europeo. Il fragile sistema terra-mare che caratterizza tutto l'ambito marino - costiero jonico è soggetto ad una serie di pressioni e di minacce che rischiano di compromettere la tenuta complessiva dei territori caratterizzati da agricoltura di qualità, turismo, pesca tradizionale e da emergenze storico-culturali nonché naturalistiche di rilievo.
Sempre di mare si parla, ma un po' più freddo: Un laboratorio a 25,5 metri di profondità nelle acque gelide del Mare di Ross in Antartide per studiare i cambiamenti climatici attraverso i processi di crescita di alghe coralline e piccoli invertebrati. È questo l’obiettivo del progetto biennale “Ice-ClimaLizers”, coordinato dall’ENEA e realizzato nell’ambito della 34° spedizione italiana in Antartide, in collaborazione con due istituti del CNR (Scienze Marine di Bologna e Ingegneria del Mare di Genova), Istituto di Oceanologia di Sopot (Polonia), Università di Portsmouth e Museo di Storia Naturale di Londra (Regno Unito) e Università della Borgogna (Francia).
Finanziato dal Programma Nazionale per la Ricerca in Antartide (PNRA), Ice-ClimaLizers (Antarctic biomineralizers as proxies of climate change) rappresenta il primo progetto italiano sul clima incentrato sullo studio della crescita degli scheletri in carbonato di calcio degli organismi antartici come indicatori del cambiamento climatico e in particolare dell’acidificazione degli oceani.
Uno studio importante, che coincide con un altro grande risultato dell'ENEA: la firma del protocollo per creare un polo scientifico di eccellenza internazionale sulle tecnologie per la fusione e per la produzione di radiofarmaci destinati alla diagnosi e alla terapia dei tumori nel sito del Brasimone, sull’Appennino tosco-emiliano, a 60 chilometri da Firenze e Bologna, con l’obiettivo di rilanciare e valorizzare il know-how e le grandi apparecchiature sperimentali presenti in questo centro altamente specializzato nell’innovazione e nella ricerca in campo nucleare, sviluppando una tecnologia sicura, pulita e sostenibile. (focus\ aise) 

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