BREXIT E UNIVERSITÀ: PERCHÉ LA GRAN BRETAGNA NON VUOLE PIÙ L’ERASMUS+ - DI GIANNA FREGONARA

Brexit e Università: perché la Gran Bretagna non vuole più l’Erasmus+ - di Gianna Fregonara

MILANO\ aise\ - “Una delle brutte sorprese dell’accordo per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea è stato l’annuncio della fine della partecipazione di Londra al fortunato programma per la mobilità degli studenti universitari Erasmus+. “Una decisione difficile”, ha ammesso Johnson che lo scorso gennaio si era speso davanti al suo Parlamento - già allora dubbioso - a favore della continuazione del programma per i giovani dell’Unione Europea”. A scriverne è Gianna Fregonara sulle pagine online del “Corriere della sera”.
“Erasmus+, ultima versione del progetto nato più di 30 anni fa, prevede esperienze di scambio e opportunità di lavoro co-finanziate dal budget europeo. Fin qui ha coinvolto complessivamente circa 9 milioni di studenti europei: nel prossimo bilancio 2021-2027 è finanziato con 15 miliardi di euro.
Ogni anno partecipavano circa 17 mila studenti della Gran Bretagna, mentre quasi il doppio (32 mila) erano i cittadini dell’Unione Europea che partivano per il Regno Unito su un totale di circa 200 mila studenti coinvolti. Coloro che al 31 dicembre stanno ancora svolgendo il programma nelle università inglesi continueranno a farlo con le sovvenzioni europee fino alla scadenza del loro periodo di soggiorno.
Erasmo contro Turing
A rileggere le parole del premier britannico nell’annunciare l’accordo della Brexit, la scelta per l’Università è stata soprattutto di cassa: la continuazione del programma europeo è considerata estremamente costosa per il governo inglese e la Commissione europea non ha accettato di fare sconti ai negoziatori britannici: così hanno spiegato fonti del governo di Londra.
Ma non è soltanto questa la ragione del ripensamento. Nonostante fosse dato per scontato che lo scambio universitario tra studenti europei e la Gran Bretagna potesse e dovesse continuare, a Londra già da mesi i conservatori avevano cominciato a proporre un programma “globale” per la mobilità degli studenti, che consentisse agli universitari inglesi di fare scambi privilegiati anche con le altre università del mondo, secondo lo schema della “Global Britain” sponsorizzato da Boris Johnson tra le giustificazioni per la Brexit.
E infatti lo stesso Johnson ha annunciato, contestualmente all’uscita dall’Erasmus, la nascita di un progetto alternativo intitolato ad Alan Turing, il famoso e sfortunato matematico inglese che riuscì a decifrare la crittografia dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, perseguitato per la sua omosessualità e recentemente riabilitato. Il programma, di cui non si conoscono i dettagli e che sembra tutto da costruire, “permetterà - ha detto il premier - agli studenti inglesi di studiare nelle migliori università del mondo”.
Le polemiche
L’annuncio di Johnson ha creato non poche polemiche. A parte il dispiacere del negoziatore europeo Michel Barnier, la premier scozzese Nicola Sturgeon ha parlato di “vandalismo culturale da parte del governo inglese”. E il governo di Dublino ha annunciato che finanzierà con due milioni di euro i progetti di scambio europeo degli studenti dell’Irlanda del Nord.
Anche la direttrice di Universities Uk International Vivienne Stern ha definito “deludente ma non sorprendente” l’addio al programma europeo e ha chiesto al governo chiarezza sul “Turing scheme”, insistendo perché “sia ambizioso e completamente finanziato e che continui a consentire come ha fatto l’Erasmus agli studenti britannici di andare in tutto il mondo”.
Erc, le borse per la ricerca
Per quanto riguarda invece le borse europee per la ricerca, le ambitissime Erc grants, la Gran Bretagna, ha spiegato Johnson, continuerà a permettere ai suoi ricercatori di partecipare al programma, che prevede attraverso il programma Horizon Europe 95.5 miliardi per gli anni 2021-2027. Tuttavia per il momento non è chiaro quali saranno i termini per la partecipazione dei britannici alla selezione delle borse: la speranza nel mondo universitario anglosassone è che il Regno Unito assuma lo status di “Paese associato” come lo sono già la Svizzera, la Norvegia e ben 14 paesi che non fanno parte dell’Unione per quanto riguarda il programma Horizon 2020, già in vigore”. (aise) 

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