COVID E CHIUSURA CONSOLATI/ TORELLINI (UGL SCUOLA ESTERO): DISSERVIZI AMPLIFICATI MA I PROBLEMI SONO STRUTTURALI

COVID E CHIUSURA CONSOLATI/ TORELLINI (UGL SCUOLA ESTERO): DISSERVIZI AMPLIFICATI MA I PROBLEMI SONO STRUTTURALI

ROMA\ aise\ - “Si sta assistendo, causa Covid-19, con sempre maggiore evidenza a strutturali e oggettive limitazioni dell'organizzazione consolare italiana all'estero che si mostra incapace di fornire adeguatamente servizi di natura amministrativa, creando gravi disagi ai connazionali”. È quanto afferma il responsabile Ugl Scuola Estero Torellini, in seguito alla chiusura di alcune sedi diplomatico-consolari italiane per la presenza di personale colpito dal coronavirus.
“In questi anni”, sostiene Torellini, “sempre in controtendenza rispetto ai vari rappresentanti politici di sinistra eletti all'estero, con esperienze personali di dipendente di uffici scuola di amministrazioni consolari, ho fatto notare che il problema quasi sempre non è la mancanza di dipendenti ma la produttività di costoro. Diciamo che i signori che ho sopra citato per attrarre voti”, incalza il rappresentante Ugl. “hanno mantenuto questa fallimentare linea politica da decenni, fermo restando che ci sono stati periodi in cui per questioni di riduzione di spesa sono stati chiusi diversi consolati e non sempre con criteri comprensibili”.
Quanto al centro destra, cui, ammette Torellini, “guardo con favore”, “nonostante le numerose dichiarazioni non ha messo su un modello amministrativo di cultura anglosassone leggero ed efficiente, anche se devo però dare atto alla Lega nel Mondo di essersi interessata direttamente a tali disservizi”.
“Premesso tutto ciò” e “nonostante abbia molto da dire sul tema”, Torellini ha voluto oggi trattare “solo alcuni punti”, auspicando “nei fatti” che sia portata in parlamento una sua proposta “che copi di sana pianta un servizio offerto dal modello svizzero”, ovvero un Call Center H24 che sia attivo a Roma e raggiungibile con un numero telefonico da tutto il mondo.
“Questo consentirebbe: a) di sciogliere quesiti di natura generalista; b) in casi di emergenze come quella che viviamo di garantire la continuazione dell'erogazione di servizi e di essere almeno da guida per il cittadino oramai abbandonato a sé stesso”.
Per Torellini “un call center unico garantirebbe una qualità standardizzata del servizio e in più consentirebbe, mediante l'accesso alle agende elettroniche dei diversi uffici consolari nel mondo, di monitorare la produttività degli stessi”.
A quanto proposito Torellini suggerisce “un approccio culturale alla gestione della macchina amministrativa, che ho ben studiato, di tipo diametralmente opposto, che posso sintetizzare con questo esempio: in Italia rinnovare patenti è un lavoro, in Svizzera no perché le patenti non scadono”.
Tornando alle proposte “concrete e semplificative per cittadini italiani all'estero”, il rappresentante Ugl parla di iscrizione Aire, “una delle questioni più frequenti insieme al rinnovo dei documenti di identità”.
“Il registro Anagrafe Italiani Residenti Estero, come non tutti sanno, è depositato presso l'ultimo comune di residenza”, spiega Torellini. “Sappiamo che possiamo iscriverci all'Aire annunciandoci direttamente presso il comune di residenza prima di partire per l'estero e poi completare la procedura tramite consolato oppure direttamente all'estero come avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Adesso, riflettendo, se il Consolato è solo un intermediario, perché non consentire una richiesta di iscrizione Aire con invio direttamente dall'estero al proprio comune con contestuale obbligo di mail per conoscenza anche al consolato? Abbiamo PEC, firma digitale, scanner, autocertificazioni, di tutto e di più, ma non abbiamo quello che basta agli inglesi: la parola del cittadino. Il comune accetta e provvede all'iscrizione; se il consolato ritiene che ci siano dichiarazioni mendaci, provvede a controlli. Stop”.
“In questa deviata relazione tra amministrazione e cittadino, deviazione strutturale del nostro apparato burocratico, la sinistra”, afferma Torellini, “vorrebbe assumere sempre più personale all'estero, cosa che è del tutto disfunzionale alla soluzione dei problemi. Al massimo è meglio assumerli in patria presso gli uffici interessati che hanno certamente una maggiore capacità di rimanere aperti in caso di urgenze come quella che viviamo adesso. Mi sembra”, conclude Torellini, “l'unica strada sensata da percorrere e va applicata su larga scala”. (aise)


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