I BAMBINI NON SONO MERCE DI SCAMBIO: FORE (UNICEF) INTERVIENE AL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

NEW YORK\ aise\ - “Ci sono pochi bambini al mondo così vulnerabili come quelli che vivono in situazioni di conflitto armato. Sia che siano intrappolati nei combattimenti, si spostino come migranti, rifugiati o sfollati interni, siano parte del combattimento stesso, o che siano detenuti a causa di legami percepiti o reali con gruppi armati, questi bambini sono, prima di tutto, vittime di circostanze che sfuggono al loro controllo. Sono innanzitutto e soprattutto bambini”. Inizia così la dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore Generale dell’UNICEF, durante il dibattito aperto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York di ieri.
“15 anni fa, la comunità globale si è impegnata su queste problematiche con la risoluzione 1612, l’istituzione dell’agenda CAAC (Children and Armed Conflict) e i meccanismi di monitoraggio e rapporto (MRM), che hanno rappresentato una pietra miliare nel nostro impegno a proteggere tutti i bambini - ha continuato Fore -. L'UNICEF è stato presente fin dall'inizio, portando avanti questo programma e co-presiedendo task force nazionali sul monitoraggio e sulla reportistica in 14 paesi. Oltre al rapporto annuale del Segretario generale, stiamo proteggendo insieme i bambini e chiediamo alle parti in conflitto conto del proprio operato.
Da allora, decine di migliaia di bambini sono stati liberati dalle fila di forze armate e gruppi armati. Solo negli ultimi tre anni, l'UNICEF ha contribuito a liberarne quasi 37.000 e li ha sostenuti con la programmazione del rilascio e della reintegrazione in 19 paesi. I bambini sopravvissuti stanno finalmente accedendo ai servizi di cui hanno bisogno per riprendersi e reintegrarsi.
Il nostro lavoro ha anche creato un nuovo spazio di dialogo con le parti in conflitto per prevenire e porre fine a gravi violazioni contro i bambini. Nel corso degli anni, le parti in conflitto hanno firmato 32 piani d'azione per porre fine e prevenire gravi violazioni contro i bambini. I nostri sforzi hanno sensibilizzato l'opinione pubblica, e spesso hanno anche lanciato un allarme pubblico, sulla condizione di questi bambini e sulla necessità di sostenerli. E insieme abbiamo inviato un messaggio chiaro a coloro che violano i diritti dei bambini: queste azioni sono illegali, immorali e inaccettabili. E la comunità globale si è impegnata a fare in modo che venga dato conto delle responsabilità. La cultura dell'impunità deve finire”.
“I Paesi hanno ora una serie di strumenti e di quadri innovativi per guidare il proprio lavoro in questo settore - ha spiegato ancora il Direttore Generale dell’UNICEF -. La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è ora affiancata da una serie di strumenti importanti: il Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati - ratificato da 170 paesi; i Principi di Parigi sui bambini associati alle forze o ai gruppi armati; i Principi di Vancouver; e la Dichiarazione sulle scuole sicure sostenuta da 104 Stati. Guidati da questi strumenti, molti Stati hanno compiuto passi avanti e introdotto questi impegni nelle loro leggi e nei loro regolamenti: la settimana scorsa, la Repubblica Centrafricana ha adottato il nuovo Codice per la protezione dell'infanzia, che criminalizza anche il reclutamento e l'utilizzo dei bambini, l'anno scorso le Filippine hanno adottato la Legge sui bambini in situazioni di conflitto armato. Il Codice criminalizza le sei gravi violazioni, fornisce una protezione speciale per i bambini nei conflitti armati e stabilisce le sanzioni per le violazioni; in almeno cinque Paesi - tra cui Danimarca, Regno Unito e Nuova Zelanda - i manuali e le direttive militari rispecchiano ora la Dichiarazione e le linee guida per le scuole sicure.
Ma questi strumenti sono efficaci solo nella misura in cui ci sia la volontà globale di utilizzarli. E quindi invitiamo tutti gli Stati a sostenerli e a rifletterli nei loro quadri giuridici. Perché c’è ancora tanto lavoro da fare.
Continuiamo a vedere un numero spaventosamente alto di violazioni accertate contro i bambini - ha aggiunto Fore -. Negli ultimi 15 anni, l’MRM ha documentato 250.000 gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati, tra cui: il reclutamento e l'uso di oltre 77.000 bambini; l'uccisione e la mutilazione di oltre 100.000 bambini, stupro e violenza sessuale contro oltre 15.000 bambini; il rapimento di oltre 25.000 bambini; quasi 17.000 attacchi a scuole e ospedali; e quasi 11.000 casi di negazione dell'accesso umanitario. E questi sono solo i casi verificati. I numeri reali sono certamente molto più alti”.
“Il COVID-19 aggiunge una nuova urgenza a questo lavoro - ha evidenziato -. Mentre si diffonde la pandemia, le strutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte dal conflitto; i servizi sono stati sospesi; i bambini non ricevono le cure mediche di base, comprese le vaccinazioni, i sistemi idrici e igienico-sanitari sono stati danneggiati o distrutti del tutto - rendendo impossibile ai bambini lavarsi le mani. Circa 1,5 miliardi di bambini non vanno a scuola. Nei conflitti, questi bambini sono doppiamente svantaggiati: non ricevono un'istruzione e sono esposti a un rischio maggiore di violenza, abusi, matrimoni precoci e reclutamento in gruppi armati”.
“Le condizioni di affollamento nei campi, negli insediamenti informali o nelle aree urbane densamente popolate e nei centri di detenzione rendono impossibile il distanziamento sociale - ha concluso -. E troppo spesso le parti in conflitto sfruttano la pandemia e la necessità di raggiungere e sostenere i bambini, in particolare quelli che lasciano le loro case - per ottenere un vantaggio politico. I bambini non sono pedine o merce di scambio. Tutto questo deve finire”. (aise)