I DIRITTI DEI MIGRANTI SULLA ROTTA BALCANICA: GARAVINI (IV) INTERROGA DI MAIO

I diritti dei migranti sulla rotta balcanica: Garavini (Iv) interroga Di Maio

ROMA\ aise\ - Secondo i dati dell’UNCHR, tra gennaio e settembre 2019, circa 4.868 persone sono state respinte dalla Croazia in Bosnia o in Serbia. Ne dà conto Laura Garavini, senatrice di Italia Viva eletta in Europa, che ha presentato una interrogazione al Ministro degli esteri Di Maio cui chiede di “sensibilizzare le istituzioni slovene a rispettare l'accordo bilaterale sulla riammissione delle persone alla frontiera firmato nel 1996 tra Italia e Slovenia”.
“La "rotta balcanica" che attraversa Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia rappresenta da anni una delle principali vie di ingresso in Europa per migranti e rifugiati, prevalentemente provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan”, riporta la senatrice nella premessa. “Secondo i dati del Ministero dell'interno, nell'anno 2020 il numero di migranti entrati nel nostro Paese attraverso il confine italo-sloveno è aumentato del 73 per cento rispetto all'anno precedente; a maggio 2020 il Ministero dell'interno ha annunciato l'impegno ad incrementare le riammissioni di migranti in Slovenia, stanziando a tale scopo ulteriori 40 agenti al confine italo-sloveno; nei giorni successivi le riammissioni si sono susseguite con intensità e hanno riguardato moltissimi cittadini afghani e pakistani”.
“Le riammissioni – spiega Garavini – sono state effettuate non in ragione del ripristino dei controlli alle frontiere interne, mai formalmente avvenuto, bensì in applicazione dell'accordo bilaterale stipulato tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Slovenia sulla riammissione delle persone alla frontiera firmato a Roma il 3 settembre 1996”. Secondo la parlamentare, poi, “non si può ignorare il fatto che le persone riammesse in Slovenia siano poi soggette ad una successiva riammissione in Croazia e da qui, spesso dopo violenze perpetrate dalle autorità di polizia croata e documentate, tra gli altri, da organizzazioni quali "Amnesty international", ulteriormente riammesse in Serbia o in Bosnia, in condizioni di totale abbandono morale e materiale”.
“Come enunciato all'articolo 2 dell'accordo di riammissione, è esclusa la sua applicazione ai rifugiati riconosciuti ai sensi della Convenzione di Ginevra”, annota la senatrice eletta in Europa. “A tal proposito, non è possibile obiettare che anche l'accordo faccia riferimento ai rifugiati e non ai richiedenti asilo, posto che, come noto, il riconoscimento dello status di rifugiato è un procedimento di riconoscimento di un diritto soggettivo, i cui presupposti abbisognano di essere accertati, con la logica conseguenza che non vi è alcuna possibilità di distinguere tra richiedenti protezione e rifugiati riconosciuti, dovendosi garantire in ogni caso l'accesso alla procedura; al contempo, deve essere evidenziato come l'espressione "riammissioni senza formalità" contenuta nell'accordo non possa essere intesa come una procedura che avviene senza l'emanazione di un provvedimento amministrativo, sebbene succintamente motivato”.
“Secondo i dati dell'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNCHR), tra gennaio e settembre 2019, circa 4.868 persone sono state respinte dalla Croazia in Bosnia o in Serbia”, riporta Garavini, che aggiunge: “l'uso sistematico della violenza da parte delle autorità di polizia croate è stato denunciato da numerose organizzazioni non governative; a titolo esemplificativo, nel 2019 i volontari del "Border monitoring violence network" hanno raccolto numerose testimonianze di persone respinte da ufficiali della polizia croata con l'uso di armi anche a scopo offensivo; a fine giugno 2020, enti tra i quali Amnesty international, Osservatorio Balcani e Istituto pace sviluppo innovazione Acli hanno presentato un dossier sulla grave situazione legata al mancato rispetto dei diritti fondamentali dei migranti da parte delle autorità di polizia nei diversi Paesi dell'area balcanica”.
A Di Maio, quindi, Garavini chiede se “non ritenga opportuno avviare un confronto con il Governo sloveno, e con il suo omologo competente per il dicastero degli esteri, con l'obiettivo di sensibilizzare le istituzioni slovene a rispettare l'accordo bilaterale sulla riammissione delle persone alla frontiera firmato nel 1996 tra Italia e Slovenia” e “se, al contempo, non ritenga di valutare la possibilità di porre il tema all'attenzione delle istituzioni europee, proprio in considerazione delle costanti violazioni di diritti fondamentali perpetrate nei confronti dei migranti e dei rifugiati”. (aise) 

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