I PASSI DELLA COOPERAZIONE

ROMA – focus/ aise - Si è tenuta la scorsa settimana a Palazzo Chigi la riunione del Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo, presieduto dal Premier Giuseppe Conte.
Il CICS, il cui compito è di assicurare la programmazione e il coordinamento di tutte le attività in materia di cooperazione allo sviluppo, ha approvato il Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021 - frutto di un lavoro di consultazione e condivisione portato avanti dal MAECI con i ministeri e gli attori del sistema della cooperazione allo sviluppo.
"Sono assolutamente convinto che la Cooperazione allo Sviluppo, parte integrante e qualificante della politica estera italiana, sia un investimento strategico non solo per il suo contributo alla crescita globale e alla stabilità internazionale, ma anche per le sue importanti ricadute sul benessere economico e sociale e sulla sicurezza del nostro Paese”, ha commentato Conte. “Tutto ciò contribuisce al raggiungimento degli obiettivi fissati dall'agenda 2030".
Il documento, che fornisce un quadro indicativo delle risorse destinate, definisce la visione strategica che il nostro Paese ha riposto nella cooperazione allo sviluppo, in piena sintonia con l’azione che l’Italia svolgerá nei prossimi mesi in vista della presidenza italiana del G20 e della co-presidenza della CoP26.
Contestualmente, Undici università italiane, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Caritas Italiana, Diaconia Valdese e Gandhi Charity hanno aderito ad un protocollo d’intesa che darà a 20 studenti rifugiati attualmente in Etiopia l’opportunità di proseguire il loro percorso accademico in Italia attraverso delle borse di studio.
Il progetto, denominato University Corridors for Refugees (UNI-CO-RE), si avvale della partecipazione delle Università dell’Aquila, Università di Bologna, Università degli Studi di Cagliari, Università di Firenze, Università Statale di Milano, Università di Padova, Università degli Studi di Perugia, Università di Pisa, Università di Sassari, Università Iuav di Venezia e Luiss Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli.
Si tratta del proseguimento del progetto pilota partito nel 2019 con la partecipazione di due università e sei studenti.
In base al nuovo protocollo, gli atenei, anche attraverso il fondamentale sostegno di un’ampia rete di partner locali, assicureranno il supporto necessario agli studenti per frequentare un programma di laurea magistrale della durata di due anni e per integrarsi nella vita universitaria.
“Nel mondo ancora troppi rifugiati non hanno accesso all’istruzione”, ha dichiarato Chiara Cardoletti, rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “A livello di istruzione superiore la situazione è drammatica: solo il 3 per cento riesce ad accedere contro il 37 per cento della media globale. Grazie all’impegno delle università coinvolte, progetti come UNI-CO-RE non solo permettono ai rifugiati di arrivare in maniera sicura in Italia per sviluppare il loro talento, contribuendo alla comunità locale, ma riaccendono la speranza in milioni di bambini e ragazzi attualmente in esilio a causa di guerre e persecuzioni”.
Gli studenti saranno selezionati sulla base del merito accademico e della motivazione, attraverso un bando pubblico e da comitati di esperti individuati da ciascuna università.
Entro il 2030 l’UNHCR si pone l’obiettivo di raggiungere un tasso di iscrizione del 15% a programmi di istruzione superiore per i rifugiati in paesi d’accoglienza e paesi terzi anche attraverso l’ampliamento di vie di accesso sicure che tengano in considerazione i bisogni specifici e le legittime aspirazioni dei rifugiati di costruire il loro futuro in dignità. (focus\ aise)