La voce degli eletti all’estero

ROMA – focus/ aise - Nell’ultima Assemblea di Italia Viva, Massimo Ungaro, il deputato di Italia Viva eletto in Europa, assieme alla collega Gessica Laloni, è stato nominato responsabile del Cantiere nazionale Giovani del partito di Matteo Renzi. E oggi, 11 dicembre, dalle 18.30 alle 20.00 avrà luogo la prima riunione via web.
“Vogliamo intraprendere insieme a tanti altri vivaci un percorso di lavoro per contribuire a ridare dignità e opportunità ai giovani del nostro Paese”, ha detto Ungaro a proposito.
Durante la riunione verranno presentati la mozione di Italia Viva a favore dell'occupazione, formazione ed emancipazione giovanile e del peso attribuito a questi temi nella prima bozza del Piano nazionale Ripresa Resilienza italiano. È possibile seguire la riunione a questo link.
“Molti connazionali dal Nord e Centro America chiedono se possono ottenere lo SPID. La risposta, come indicato nella FAQ di AGID è “sì”: un italiano che risiede all'estero può ottenere lo SPID”. A ricordarlo oggi è Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Centro e Nord America.
“I dati che servono – ricorda – sono: il numero di cellulare (anche se l'abbonamento è sottoscritto con un operatore mobile estero), un indirizzo e-mail valido, un documento di identità italiano valido (tra cui carta di identità, passaporto, patente) e un documento che certifichi il codice fiscale. Per avviare il processo, è necessario consultare la lista dei soggetti (identity provider) che rilasciano lo SPID e cercare quello che offre il servizio anche all'estero, extra Europa, con riconoscimento via web”.
“In un periodo in cui sono molti gli italiani emigrati all’estero costretti a rientrare in Italia per motivi che vanno dalla crisi sanitaria alle difficoltà socio-economiche sopraggiunte in molti Paesi di emigrazione, io ritengo opportuno, necessario e umanamente doveroso che lo Stato italiano eroghi il Reddito di cittadinanza anche ai nostri connazionali che rimpatriano”. A sostenerlo è Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa, che ha presentato un emendamento in tal senso alla legge di Bilancio.
“Come è noto – ricorda la parlamentare – la legge istitutiva del Reddito di cittadinanza, così come è formulata, non consente ai giovani italiani emigrati all’estero e iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) in cerca di lavoro di poter richiedere il Reddito di cittadinanza nei casi in cui dovessero decidere di rientrare in Italia (non potendo far valere i due anni di residenza continuativa immediatamente prima della presentazione della domanda). Lo stesso dicasi degli anziani emigrati soprattutto in Paesi dell’America Latina i quali rientrano in Italia per motivi economici o umanitari (vedere Venezuela) e volessero richiedere la Pensione di cittadinanza: anch’essi non potrebbero far valere i due anni continuativi di residenza prima della domanda”.
Se fosse approvato il suo emendamento, spiega Schirò, “verrebbe modificata la legge ed eliminato il requisito dei due anni di residenza in Italia immediatamente prima della presentazione della domanda (mentre verrebbe mantenuto il requisito di una residenza complessiva di 10 anni così come previsto dalla legge attualmente in vigore) per dare ai nostri connazionali residenti all’estero, giovani e anziani i quali decidono di rientrare in Italia, la possibilità di richiedere, se disoccupati o in difficoltà economica, il reddito o la pensione di cittadinanza”.
“È positiva e assolutamente di buon senso la posizione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, espressa proprio in occasione della risposta in Commissione Finanze all’interrogazione presentata assieme al collega Cosimo Ferri, circa lo status di residenza fiscale dei cittadini italiani residenti all'estero trattenuti in Italia a causa dell'emergenza da COVID-19”. Ne dà notizia Massimo Ungaro, deputato di Italia Viva eletto in Europa, capogruppo del partito in VI commissione.
“È noto – ricorda Ungaro – che nella norma generale periodi di permanenza superiori ai 183 giorni in Italia incidano sulla residenza fiscale del cittadino iscritto all’AIRE. Va anche considerato che la sola iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero non è condizione sufficiente per non essere tenuto ad assolvere agli obblighi fiscali in Italia. Vi sono poi altri parametri, quali il domicilio, l’abitazione permanente, il centro degli interessi vitali, il domicilio ed altri. E sempre considerando le regole e i trattati bilaterali contro la doppia imposizione fiscale – nello stato fonte del reddito e nello stato di residenza – sottoscritti dall’Italia”.
“Il nostro Paese, anche tenendo in considerazione le raccomandazioni dell’OCSE, si è dichiarato favorevole viste le condizioni eccezionali dovute al COVID19, a considerare “normali” anche periodi di residenza in Italia superiori ai 183 giorni in Italia per cause legate alla pandemia, anche per “neutralizzare” gli eventuali contenziosi con le Amministrazioni finanziarie interne ed estere”, riporta il deputato citando la risosta del Ministero. “Di più, ha poi provveduto, in un’ottica di collaborazione fiscale amichevole tra stati, tra giugno e luglio di quest'anno a sottoscrivere degli accordi interpretativi con Francia, Svizzera ed Austria per evitare doppie imposizioni fiscali in ragioni proprio degli obblighi di confinamento o ristretta mobilità dei nostri connazionali, ad esempio per i frontalieri. E infine nella risposta si assicura anche che, proprio per la gravità della situazione epidemiologica, di concerto con le Convenzioni in essere con gli altri Stati l’Italia cercherà sempre di considerare per l’anno 2020 e fino alla fine dell’emergenza procedure di composizione amichevole delle controversie fiscali tra stati e i loro cittadini”, conclude. “Davvero una buona notizia”. (focus\aise)