RIPARTIRE DAL TURISMO

ROMA – focus/ aise - “Piccoli Comuni e Cammini d’Italia” è la ricerca realizzata dalla Fondazione Symbola e da IFEL, con il patrocinio del Mibact, dell’ANCI, di UNCEM, di Federparchi, del FAI, del Touring Club Italiano, di Coldiretti, di Legambiente e la partnership di CAIRE Consorzio.
Lo studio è stato presentato ieri, 17 giugno, dal ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, insieme a: Ermete Realacci,presidente di Symbola; Guido Castelli, presidente IFEL; Enzo Bianco, presidente consiglio nazionale ANCI; Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, Franco Iseppi, presidente Touring Club Italiano; Alessandra Bonfanti, responsabile Piccoli Comuni e Mobilità Dolce di Legambiente; Giampiero Lupatelli, vicepresidente Caire; Marco Bussone, presidente Uncem nazionale; Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi; e Sofia Bosco, direttore sede di Roma e dei Rapporti Istituzionali FAI. Ha moderato il dibattito Giuseppina Paterniti Martello, direttrice editoriale per l’Offerta Informativa RAI.
Dopo aver raccontato i Piccoli Comuni italiani attraverso le tipicità DOP/IGP e gli Appennini, la Fondazione Symbola, in collaborazione con Fondazione IFEL, esplora dunque i Cammini d’Italia per analizzare il valore e la ricchezza dei Piccoli Comuni: veri e propri cantieri di diversità culturale e territoriale. All’interno di questa rete i Cammini d’Italia si configurano come un network di percorsi che collega tradizioni, natura e bellezza, economia a misura d’uomo e agroalimentare.
“Piccoli Comuni e Cammini d’Italia” è un viaggio composto da 44 itinerari in 15.400 km che si snoda lungo tutta la Penisola e le isole, attraversa 1.435 comuni, di cui 944 piccoli (66% di quelli interessati dalla rete degli itinerari), e incontra oltre 2mila beni culturali e 179 produzioni DOP/IGP, l’86,6% di queste ultime nei piccoli comuni. Questi ultimi sono 5.498 (quindi con popolazione pari o inferiore ai 5.000 abitanti) in Italia alla data del 31/03/2019, su un totale di 7.914 comuni. Rappresentano dunque il 69,5% del totale dei comuni italiani.
Uno dei motivi più suggestivi per intraprendere questa avventura è certamente quello rappresentato dalla speciale relazione tra i piccoli comuni e i Cammini d’Italia, individuati nel 2016 dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Un elenco di 44 itinerari che nel tempo crescerà con il progressivo inserimento di nuovi cammini, in particolare dell’Italia meridionale, che costituiranno occasione di ampliamento e aggiornamento di questo lavoro che viene ad arricchire la collana Geografie della Fondazione Symbola. È un progetto di analisi e racconto dell’economia e del patrimonio storico culturale e ambientale dei territori italiani avviato nel 2016 con Piccoli comuni e produzioni tipiche, realizzato insieme a Coldiretti, che ha evidenziato come il 92% dei prodotti DOP e IGP e il 79% dei vini italiani più pregiati hanno a che vedere con i piccoli comuni; e con l’Atlante dell’Appennino, prima sistematizzazione delle valenze ambientali, culturali ed economiche del più grande sistema montuoso del Mediterraneo.
I Cammini sono una occasione di promozione turistica e culturale e di sviluppo locale per le città d’arte di medie e grandi dimensioni ma soprattutto per quelle realtà territoriali capaci di cogliere le opportunità della legge sui Piccoli Comuni (la n.158 del 6/10/2017, meglio conosciuta come legge Realacci): che prevede misure e strumenti per rafforzare i servizi territoriali – a partire dal digitale e dai presìdi sanitari come l’emergenza Covid-19 ha evidenziato – e promuovere, in particolare, le produzioni artigianali ed enogastronomiche e il recupero, la riqualificazione e la messa in sicurezza dei centri storici. Condizioni fondamentali per organizzare adeguatamente ospitalità, ristorazione e servizi e rispondere così ad una nuova domanda turistica destinata a crescere anche in conseguenza dell’epidemia da Covid-19 come evidenziato dall’alto numero di presenze registrato nei piccoli comuni e nelle aree montane in questi primi fine settimana dopo la fine del lockdown. Territori a cui oggi si guarda con occhi nuovi per la loro salubrità, per la qualità dei paesaggi, per il distanziamento fisico come condizione connaturata dei luoghi e non costrittiva, per la loro piccola dimensione e per la loro prossimità come dimostra anche il dibattito che si è aperto sui possibili processi di dispersione abitativa dalle grandi aree urbane verso borghi e piccoli comuni.
Gli scenari offerti dai Cammini d’Italia sono davvero vasti e diversi, attraversano Parchi nazionali e regionali, fiumi, boschi e foreste, paesaggi agrari, costeggiano laghi e zone umide, raggiungono borghi, pievi, abbazie, santuari, monasteri, fortezze e castelli. Troviamo itinerari regionali come il Sentiero Liguria e il Viaggio nella Storia d’Abruzzo: il primo, da Luni a Ventimiglia, attraverso la Liguria lungo la costa, salendo per alcuni tratti sui pendii delle montagne; il secondo ci conduce nella regione forte e gentile attraverso cinque diversi itinerari, passando per oltre quaranta comuni in provincia de L’Aquila e di Pescara, incrociando siti archeologici, chiese ricche di bellezza, paesaggi mozzafiato e luoghi di elevato interesse naturalistico. O la Magna Via Francigena, che divide in due la Sicilia in un percorso che collega Palermo ad Agrigento. Altri cammini invece attraversano il Bel Paese partendo fuori dai confini nazionali, come la Via Francigena, che arriva fino a Roma e ha inizio dal Valico di San Bernardo – in Italia al confine con la Svizzera – incontrando 145 comuni in un percorso lungo oltre 1000 km. O come la Via Romea Germanica, che partendo dal Brennero giunge sempre a Roma in un viaggio di 1020 km attraverso 6 regioni.
Tanti anche i cammini religiosi: ad esempio la Via di Francesco, che ripercorre i principali luoghi e santuari della vita del Patrono d’Italia. I Cammini d’Italia rafforzano anche il ruolo e il presidio dei piccoli comuni, di istituzioni e comunità locali capaci di mantenere e rafforzare i primati internazionali che può vantare il nostro Paese: come quello che secondo la classifica stilata nel 2019 da The Spectator index vede la cultura italiana come la più influente al mondo, potente e suggestivo retroterra del Made in Italy e dei molti successi dell’export tricolore.
“Cogliere le potenzialità dei Cammini d’Italia in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando” per Ermete Realacci “significa rafforzare il ruolo e il presidio dei piccoli comuni, di istituzioni e comunità locali. Tradizioni, cultura, bellezza, coesione, innovazione e creatività sono le chiavi di un’economia più a misura d’uomo sulla quale il Manifesto di Assisi ci invita a scommettere per affrontare le sfide del nostro tempo. Supereremo le prove difficili e impegnative di questa crisi anche grazie alla forza dei territori, alla loro capacità di tenere insieme tecnologia ed empatia, dignità delle persone, benessere e vitalità delle comunità, accoglienza, saperi antichi. Una visione ben chiara nelle parole di saluto della campagna ‘Voler bene all’Italia’ di Legambiente dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: “Scommettere sui piccoli comuni, investire su questi luoghi da parte di giovani imprenditori, grazie allo sviluppo dell’informatica e delle nuove tecnologie, può diventare una grande avventura da cogliere”. I piccoli comuni, i territori e le comunità sono una straordinaria opportunità per l’Italia: sono l’esempio di un’economia più a misura d’uomo che punta sull’intreccio fra tradizione e innovazione, fra vecchi e nuovi saperi. Possiamo far ripartire il turismo e l’economia e possiamo competere in un mondo globalizzato se innoviamo senza indebolire la nostra identità, se l’Italia fa l’Italia”.
“L’Italia deve rimettersi in cammino”, ha affermato Guido Castelli. “Tutta l’Italia deve ritrovare la strada della crescita e dello sviluppo. È vitale farlo soprattutto nei territori interni e nei piccoli Comuni. Il turismo è il loro settore di punta. Riavvicinarsi all’Italia dei camminiè un invito per le prossime vacanze degli italiani ma è anche un invito alla politica a mettere in campo azioni di promozione Questo insieme di percorsi, comunità, identità, tradizioni deve diventare un unico sistema di offerta. Una rete di attrazioni di bellezze che deve diventare conosciuta e facile da visitare”.
Quella che si sta delineando per molti italiani sarà un’estate caratterizzata da un turismo domestico e di prossimità, alla scoperta (e riscoperta) di un’Italia meno nota e dei suoi tanti tesori nascosti.
La valorizzazione dei borghi e delle mete dell’entroterra è tra i principali obiettivi del Touring Club Italiano che trova, nella situazione contingente, una spinta per rilanciare con sempre più convinzione un approccio al viaggio attento e consapevole.
Per questo l’associazione non profit, che da 126 anni si prende cura dell’Italia come bene comune, lancia oggi la campagna di promozione digitale “Estate nei borghi”, un’iniziativa che racconta agli italiani i piccoli comuni certificati con la Bandiera Arancione, autentiche eccellenze del territorio che si distinguono per la loro dimensione umana, il calore e l’accoglienza.
“L’obiettivo è quello di dar voce e volto alle migliaia di persone che vivono e lavorano nei borghi Bandiera Arancione, rendendoli vivi e attrattivi. Un invito, fatto da chi è pronto ad accogliere e ad offrire un’ospitalità d’eccellenza, a trascorrere questa insolita estate immersi nella bellezza dei borghi certificati da Touring”, commenta Isabella Andrighetti, responsabile Certificazioni e Programmi Territoriali TCI.
Attraverso strumenti multipiattaforma, la campagna porterà sul web un assaggio in anteprima di tutte le peculiarità del nostro territorio, fatte di prodotti tipici, persone e pratiche innovative e virtuose. Un sito dedicato benvenuto.bandierearancioni.it in cui trovare interviste e testimonianze in prima persona, anteprime virtuali di ogni singolo borgo veicolate con dirette social e una vetrina online per l’acquisto di tipicità enogastronomiche e artigianali dei produttori locali. La campagna verrà inoltre promossa da influencer d’eccezione.
“Un sostegno concreto sia per la promozione delle identità locali sia per la ripresa dell’economia territoriale profondamente colpita dall’emergenza, dove il turismo ha sempre rappresentato un importante volano, capace di generare reddito e occupazione. Basti pensare che dei 430 milioni di presenze annuali il 20% si concentra nei borghi”, aggiunge Arianna Fabri, direttore Marketing Promozione e Sviluppo Associativo.
E come rispondono i comuni Bandiera Arancione a questo delicato momento storico? Sono pronti e ottimisti riguardo all’estate. È quello che emerge dalla ricerca appena conclusa dal Centro Studi di Touring Club. I piccoli centri si sono preparati in questi mesi per ripensare accoglienza e sicurezza per i loro turisti.
“L’accoglienza è uno degli elementi di pregio dei piccoli comuni italiani, in particolare dei paesi Bandiera Arancione. Accoglienza intesa sia come calore delle comunità ospitanti sia come qualità e varietà dei servizi e, mai come in questo momento storico, è possibile ritrovare quelle esperienze che noi tutti ricerchiamo (natura, sport, storia, prodotti tipici) in sicurezza e nella tranquillità insita in questi borghi. L’accoglienza oggi inizia attraverso il “sapore” dei prodotti tipici che da sempre caratterizzano questi luoghi, con l’invito ad una “degustazione virtuale” che possa poi portare a vivere l’esperienza direttamente” sottolinea Fulvio Gazzola, presidente dell’Associazione Paesi Bandiera Arancione, che mette in rete i Comuni certificati da Touring e Sindaco di Dolceacqua (IM).
La maggior parte dei comuni intervistati ha in programma diverse iniziative per l’intrattenimento all’aria aperta: dalla tabellazione della rete sentieristica preesistente alla definizione ex novo di percorsi naturalistici, di trekking urbano e cicloturistici, cercando di stimolare la curiosità degli ospiti organizzando anche visite guidate esclusivamente all’aperto e riservate a piccoli gruppi di utenti per evitare assembramenti e rispettare più agevolmente il distanziamento.
Touring Club Italiano è una libera associazione senza scopo di lucro che propone ai suoi soci – destinatari e attori della missione – di essere protagonisti di un grande compito: prendersi cura dell’Italia come bene comune perché sia più conosciuta, attrattiva, competitiva e accogliente. Per questo il Touring Club Italiano contribuisce a produrre conoscenza, tutelare e valorizzare il paesaggio, il patrimonio artistico e culturale e le eccellenze economico produttive dei territori, attraverso il volontariato diffuso e una pratica turistica del viaggio etica, responsabile e sostenibile.
Tra le tante attività a favore del patrimonio culturale e storico italiano, il Touring dal 1998 seleziona, certifica e promuove con la Bandiera arancione i borghi (con meno di 15.000 abitanti) eccellenti dell’entroterra. L’iniziativa si sviluppa in completa coerenza con la funzione e la storia del Touring Club Italiano, in linea con tutte le sue iniziative volte a promuovere uno sviluppo turistico sostenibile, dove la tutela del territorio e del patrimonio è connessa all’autenticità dell’esperienza di viaggio. La Bandiera arancione Touring, marchio di qualità turisticoambientale, è stata pensata dal punto di vista del viaggiatore e della sua esperienza di visita: viene assegnata alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità. Le Bandiere Arancioni oggi sono 247 e rappresentano l’8% delle circa 3.000 candidature analizzate.
Nei borghi “arancioni” si registra in media, dall’anno di assegnazione del marchio, un incremento del 81% del numero di esercizi ricettivi e del 79% delle strutture ristorative (in media l’apertura di tre nuovi ristoranti per Comune). Si registra, inoltre, in media un aumento del 45% degli arrivi e del 38% delle presenze, dall’anno precedente all’assegnazione del marchio ad oggi. (focus\ aise)