Associazioni in prima linea

ROMA – focus/ aise - “Per l’italianità dell’Adriatico orientale, Venezia”, di cui ieri, 25 marzo, sono stati festeggiati i 1600 anni dalla fondazione, “ha sempre rappresentato un punto di riferimento, l’elemento di congiunzione più genuino con la penisola italica, con la sua lingua e la sua cultura”. Così Renzo Codarin, presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in un suo intervento che rimportiamo qui di seguito integralmente.
“Sotto il motto “Pax tibi Marce Evangelista meus” inciso sulle raffigurazioni del leone di San Marco che decoravano chiese, palazzi e fortezze da Muggia a Dulcigno, passando per Capodistria e Zara, si consolidarono i rapporti tra le due sponde dell’Adriatico, non solo nel nome dei commerci e dei traffici, ma anche della circolazione artistica e culturale: così si mantennero all’interno dell’ecumene linguistico e identitario italico le popolazioni italofone dell’Adriatico orientale.
Venezia fu Serenissima nel dare pace, prosperità e autonomia ai Comuni istriani e dalmati che facevano atto di dedizione; fu concorrente nei traffici verso l’entroterra balcanico di Ragusa di Dalmazia, la quinta Repubblica marinara italiana; fu dominante quando le sue navi da guerra fronteggiavano i turchi dopo aver caricato le artiglierie all’arsenale di Pola ed il gonfalone a Perasto, nella Dalmazia montenegrina.
“Ti con nu, nu con ti” dissero i notabili di Perasto allorché, in seguito al mercanteggiamento napoleonico che tanto afflisse Ugo Foscolo ed il suo alter ego letterario Jacopo Ortis, la Repubblica di Venezia perse la sua indipendenza e a loro toccò l’ingrato compito di seppellire sotto l’altare maggiore quel glorioso gonfalone che da secoli orgogliosamente custodivano.
Venezia sarebbe poi stata capofila delle insurrezioni nel 1848, allorché sotto il rinato vessillo marciano arricchito del Tricolore accorsero volontari istriani e dalmati, i quali non avrebbero fatto mancare il loro contributo nelle successive guerre risorgimentali che avrebbero infine condotto all’annessione delle terre irredente dopo la Grande Guerra.
Il capoluogo veneto sarebbe diventato il punto d’approdo dopo la Seconda Guerra mondiale per i pescatori istriani in fuga dal regime comunista jugoslavo e per la motonave Toscana, dedita a far esodare la quasi totalità della popolazione di Pola, ma tutta la regione si sarebbe rivelata particolarmente ospitale nei confronti delle migliaia di istriani, fiumani e dalmati accolti nei Centri Raccolta Profughi e quindi nei Villaggi Giuliano-dalmati.
Ancora oggi Venezia guarda con attenzione e premura all’Istria e alla Dalmazia avendo promulgato, ancor prima dell’istituzione del Giorno del Ricordo, una legge finalizzata al recupero e alla salvaguardia del patrimonio architettonico di foggia veneziana dopo l’implosione della Jugoslavia.
Celebrare 1600 anni dalla nascita di Venezia significa perciò ricordare anche la plurisecolare appartenenza dell’italianità autoctona dell’Adriatico orientale alla comunità nazionale italiana”.
“In ogni parte del mondo, la nostra aquila ci tiene sempre uniti”. È questa la frase di chiusura scelta per il nuovo video con cui l’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane - ARLeF ha deciso di celebrare il 3 aprile, Fieste de Patrie dal Friûl. Un filmato che, in meno di due minuti, accompagna gli spettatori in un vero e proprio giro del mondo: Udine, New York, Parigi, Los Angeles e poi di nuovo il Friuli, con le sue meravigliose montagne. Il filo rosso che conduce da un luogo all’altro del globo è Lei, la bandiera del Friuli: uno dei simboli inconfondibili di questa terra, oltre che la settima più antica d’Europa.
Il video, per la regia di Giorgio Milocco (Quasar), ci fa vedere scorci di vita quotidiana soprattutto dei giovani friulani che si trovano a vivere lontani dalla terra d’origine, alla quale restano però uniti da un legame potente e indissolubile. “Un video breve e intenso - ha spiegato il presidente dell’ARLeF, Eros Cisilino - che riesce a narrare bene l’importanza delle radici, della storia e delle relazioni famigliari. Anche se lontani fisicamente, i suoi protagonisti sono vicini al Friuli, e questo legame è metaforicamente rappresentato proprio dalla bandiera della Patrie”, la celebre aquila dorata su campo azzurro.
L’origine della bandiera risale ai tempi dello Stato patriarcale, che governò il Friuli dal 1077 al 1420 e istituì uno dei primi Parlamenti d’Europa (e la Fieste si riferisce proprio all’istituzione di quello Stato, il 3 aprile 1077). L’esemplare più celebre e antico del vessillo (XIV secolo) si può ammirare ancora oggi al Museo del Duomo di Udine. La bandiera friulana è stata ufficialmente riconosciuta con la legge regionale 27 del 2001.
La manifestazione principale della Fieste, inizialmente programmata per l’11 aprile a Udine, sarà invece rimandata. Una decisione sofferta ma inevitabile, quella presa di concerto fra l’ARLeF e il Comune di Udine. L’appuntamento è per settembre, in occasione di Friuli Doc.
“Anche quest’anno festeggeremo la Fieste de Patrie dal Friûl in modalità “virtuale” – ha concluso Eros Cisilino -. L’impennata nella curva dei contagi ci ha imposto, per il secondo anno consecutivo, di cambiare i nostri piani. Abbiamo però deciso di fare un regalo a tutti i friulani, con questo video. Inoltre, nelle scorse settimane, è stata effettuata la distribuzione della bandiera a tutti i Comuni friulani che ne hanno fatto richiesta. Le Amministrazioni potranno così spiegare le bandiere il prossimo 3 aprile, colorando di azzurro e giallo i luoghi simbolo del Friûl. Un invito che naturalmente ARLeF rivolge anche a tutti i friulani”.
Antonio Peragine dell’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo - ANIM, ha scritto una lettera aperta diretta al Governo e alla Regione Puglia per chiedere che gli italiani di ritorno in Italia, in specie quelli residenti in Venezuela, vengano sostenuti nel loro processo.
Questa la lettera intera:
“Due secoli di immigrazione hanno lasciato tracce profonde nel tessuto sociale, economico e culturale del paese caraibico. Artigiani, imprenditori, artisti, militari: chi sono gli emigrati che hanno fatto onore all’Italia. Roma deve appropriarsi di questa eredità. I pugliesi partirono nel dopoguerra alla ricerca di una vita migliore. Durante gli anni Sessanta si contarono circa 300.000 italiani emigrati dal proprio paese d’origine che furono accolti in Sud America. È bene ricordare che a quel tempo, il Venezuela era una terra ricca di giacimenti e questo permetteva di ricominciare una nuova vita. Molti pugliesi si sono anche arricchiti nel campo petrolifero ma l'idillio si trasformò ben presto in inferno: quando Chavez salì al potere e attuò una politica di azzeramento nei confronti dei nostri cari conterranei fino al punto di portare via a loro tutte le aziende. La politica imperversante voleva mettere fine al capitalismo, di conseguenza la situazione per i Pugliesi emigrati cambiò drasticamente poiché, a causa della dittatura, persero tutto.
Restarono senza più un lavoro e una vita dignitosa, finanche gli oggetti più semplici diventarono beni di lusso. Fece scalpore all’epoca, la notizia del costo esoso della carta igienica a causa dell’iperinflazione.
Oggi purtroppo nulla è mutato: “Sono anni che in Puglia giungono i messaggi di amici e parenti che raccontano la drammatica situazione del Venezuela. Questo non è un momento come altri, è importante che l’Italia non li faccia sentire soli che la Puglia non faccia sentire soli i pugliesi che rientrano.
È necessario auspicare che questi pugliesi raccontino le loro vicende attraverso i canali italiani senza paura: all'uopo l'ANIM (l'associazione degli italiani nel mondo), in collaborazione con ITALIA ETICA (amor di Patria e dignità ai cittadini) intendono promuovere questa narrazione.
Narrare rappresenta l’unico modo che l’essere umano possiede per far conoscere un accaduto o la propria storia. Non è possibile, infatti, presentarsi al mondo se non narrandosi.
Tutti i popoli della storia hanno fatto uso della narrazione: il racconto dà forma alla nostra esperienza.
Vogliamo, inoltre riproporre, come fatto in passato, all’Assemblea Regionale della Regione Puglia e al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di reperire dei fondi per aiutare i nostri conterranei che sono ancora in Venezuela e di aiutare quelli che sono rientrati. I figli di chi aveva aziende di successo in Venezuela ora vogliono trovare un modo per tornare nella nazione dei loro nonni. Lì manca tutto: medicine, cibo, vestiti. Scarseggia tutto. Dobbiamo aiutarli a tornare. Abbiamo il dovere di aiutarli.
Per questo chiedo al Presidente della Regione Puglia, di intervenire con interventi idonei a favore dei nostri corregionali pugliesi residenti in Venezuela e quelli che sono stati costretti a rientrare.
L’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo ‘ANIM’, APS’, intende promuovere un incontro con i pugliesi che sono rientrati, per conoscere le loro storie, scrivere le loro storie far conoscere le loro storie di vita vissuta in Venezuela”. (focus\ aise)