I passi della cooperazione

ROMA – focus/ aise - Il progetto WEFE-Senegal, cofinanziato da Commissione Europea e Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e implementato congiuntamente dal Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione Europea e da AICS, mira a sostenere l'OMVS (Organisation pour la Mise en Valeur du fleuve Sénégal) nello sviluppo di strategie sostenibili per lo sfruttamento delle risorse, in particolare tenendo conto del nexus tra acqua, agricoltura ed energia.
Come riferisce Pierluigi Agnelli sul portale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, tra le attività sostenute dal progetto, un'azione pilota per il monitoraggio della qualità delle acque di superficie del fiume Senegal è in corso in due paesi del bacino, Mali e Senegal. L'azione è guidata da OMVS e coordinata sul campo dalle Direzioni Tecniche dell'Acqua dei due paesi.
Diversi parametri sulla qualità dell'acqua sono stati identificati e sono in fase di analisi, tra cui sostanze microbiologiche e chimiche, pesticidi.
I risultati di questa azione aiuteranno OMVS e gli Stati del bacino fluviale a stabilire strategie appropriate per una gestione sostenibile delle acque del fiume, al fine di combinare i vari usi della risorsa idrica, tra cui la produzione agricola e zootecnica, la produzione di energia, l'approvvigionamento di acqua potabile per le popolazioni rivierasche e i grandi centri urbani, come Dakar e Nouakchott.
Si terrà domani mattina, alle 10.00 (le 14.00 ora di Islamabad) online l'evento di chiusura del Progetto “Youth Communicators for Development” (YCD), co-organizzato da Luiss Business School, Pakistan Poverty Alleviation Fund (PPAF) e AICS Islamabad, nel quadro del Programma per la Riduzione della Povertà (PPR) nelle aree rurali del Balochistan, Khyber Pakhtunkhwa, aree tribali ad amministrazione federale e zone limitrofe.
Il PPR, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale al PPAF per 40 milioni di euro, è ora nella fase conclusiva, ha lo scopo di sostenere le comunità situate lungo il confine con l'Afghanistan per promuovere il loro autosviluppo.
L'appuntamento sarà l'occasione per valorizzare l'importanza del ruolo di Giovani e Università, insieme alle istituzioni territoriali e alle comunità imprenditoriali, per favorire l'autosviluppo delle comunità locali, e per rafforzare i rapporti Pakistan-Italia.
AICS Islamabad sta perseguendo, attraverso tali attività, il rafforzamento del nesso tra Ricerca, Istruzione e Lavoro, possibilmente attraverso trans-connessioni tra i due paesi, collegando il mondo accademico con le espressioni pubbliche e private dei territori.
L'evento sarà aperto da Raffaele Oriani (Head Custom Programs & Consulting Luiss Business School), e vedrà la partecipazione di Andreas Ferrarese (Ambasciatore d'Italia in Pakistan), Jahuar Saleem, (Ambasciatore del Pakistan in Italia), Emanuela Benini (Direttrice, AICS Islamabad), Qazi Azmat Isa (CEO, Pakistan Poverty Alleviation Fund - PPAF), Diana Battaggia (Director, UNIDO-ITPO Italy), Enrico Petrocelli, Head of International Institutional Relations, Cassa Depositi e Prestiti) e dei rappresentanti di altre istituzioni e università pachistane coinvolte.
Il Progetto YCD, realizzato sotto la supervisione dei docenti Luiss Business School Roberto Dandi (Project Coordinator) e Duilio Carusi (Project Manager), è una delle azioni previste nel quadro del PPR per contribuire alla sostenibilità dell'impegno multisettoriale delle comunità che PPR ha implementato, coinvolgendo 17 organizzazioni partner, 38 governi locali in 14 dei distretti meno sviluppati del Pakistan.
Scopo del Programma PPR è "ridurre la povertà della popolazione attraverso la creazione di condizioni sostenibili di sviluppo sociale ed economico, compreso l'aumento del reddito e della capacità produttiva".
Scopo del Progetto YCD è promuovere la partecipazione dei giovani nel contesto sociale ed economico delle aree rurali di Chitral, Swat, Malakand (Provincia di Khyber Pakhtunkhwa), Lasbela e Kech (Provincia del Balochistan) attraverso il loro coinvolgimento nelle zone d’intervento del PPR verso la riduzione della povertà.
Un centinaio di studenti di cinque università pakistane - Chitral, Malakand, Swat, Lasbela e Turbat, coordinate dalla Bahria University e Luiss Business School – hanno partecipato alla formazione, intesa a promuovere un approccio olistico e attivo a livello territoriale, insieme ai propri docenti. Sono solo a formare il primo gruppo di Giovani pachistani Comunicatori per lo Sviluppo.
Diversi, spiega la Luiss Business School, sono i risultati attesi del progetto: coinvolgere dei giovani come comunicatori e agenti di cambiamento per lo sviluppo della comunità; facilitare la collaborazione internazionale tra le comunità locali con i mondi accademici pachistano e italiano e la Diaspora pachistana in Italia e altri stakeholder; collegare le prospettive e le voci della comunità nel dialogo sulle politiche territoriali sviluppando la capacità delle università locali pachistane di fornire servizi al proprio territorio, coinvolgendo gli studenti con i loro professori.
Il webinar di domani rappresenta, quindi, la fase finale dell’attività didattica tenuta da Luiss Business School / PPAF e, ascoltando i Giovani Comunicatori per lo Sviluppo e tutti i partner qui coinvolti, potrebbe diventare il primo passo per il loro futuro professionale.
Per partecipare, è necessaria la registrazione cliccando qui.
Con 10 milioni di malati nel mondo e 1,4 milioni di morti solo nel 2019, la Tubercolosi è ancora oggi una delle malattie più letali. Il 25% dei nuovi casi registrati ogni anno è in Africa e l’arrivo del Covid-19 nell’ultimo anno ha messo a dura prova i sistemi sanitari anche in questo continente. Per questo la lotta alla Tubercolosi rischia una grave battuta d’arresto. In occasione della Giornata Mondiale contro la Tubercolosi, il 24 marzo, Medici con l’Africa Cuamm si unisce all’appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per cui “Il tempo sta scadendo” se vogliamo porre fine alla Tubercolosi.
Dall’Uganda, dove in Karamoja Medici con l’Africa Cuamm porta avanti due progetti di lotta alla Tubercolosi finanziati da Fondation Assistance International (FAI) e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), proprio nell’anno del Covid-19 arrivano segnali di speranza, che dimostrano come con la giusta determinazione la lotta contro la “malattia della povertà” si possa ancora vincere.
Simone Cadorin, capo progetto di Medici con l’Africa Cuamm a Moroto, racconta: “Con il Covid-19 abbiamo temuto di vedere il lavoro di anni rovinato per sempre. Il governo infatti un anno fa ha bloccato i trasporti pubblici, imposto un coprifuoco, e vietato gli spostamenti: il timore era che le persone non venissero più in ospedale per le visite mensili e per ritirare i farmaci. In accordo con le autorità locali quindi abbiamo sviluppato, nel pieno dell’emergenza, un supporto di home based care per i pazienti, visitandoli e distribuendo i farmaci a domicilio, in un’area rurale, con popolazioni semi nomadi. Non solo abbiamo mantenuto i pazienti in trattamento, ma abbiamo anche migliorato di molto i risultati, passando dal 36% di terapie concluse con successo nel 2019 all’85% nel 2020 e portando il tasso di abbandono dal 42% all’11%. Negli ultimi mesi le misure di lockdown sono state allentate in Uganda e i pazienti ora vengono da soli ai centri di salute, ma continuiamo a mantenere un contatto con ciascuno di loro attraverso i “village health team”, che seguono i pazienti a casa, si assicurino che prendano regolarmente i medicinali e forniscono aiuto psicologico e supporto sociale a famiglie e pazienti”.
Proprio dalla comunità partono spesso i problemi legati alla lotta a virus e malattie infettive. Come racconta Paul Okala, un paziente seguito da Medici con l’Africa Cuamm che ha dovuto subire le conseguenze dello stigma e dei pregiudizi sul Covid-19.
“Per colpa del Covid-19 – racconta – in Karamoja purtroppo la gente non vede bene chi usa la mascherina. Ho scoperto di soffrire di Tubercolosi resistente ai farmaci prima dell’arrivo del virus. Mi hanno curato a Matany e poi avrei dovuto continuare a prendere le medicine a casa per un anno, usando la mascherina quando incontravo altre persone. Tutto è andato bene fino a quando non è arrivato il Covid-19. La gente ha cominciato a trattarmi male perché mettevo la mascherina: pensavano avessi il virus e che volessi infettarli. Nessuno si voleva avvicinare a me e il mio padrone di casa era quasi pronto a cacciarmi. È stato orrendo, non sapevo come uscirne e ho persino pensato di farla finita. Per fortuna il team di Medici con l’Africa Cuamm è intervenuto, mi ha aiutato a dimostrare a tutti che non ero malato di Covid-19, a spiegare le differenze tra le due malattie e i diversi modi per affrontarle anche nel villaggio. Per fortuna adesso nessuno ce l’ha con me e sono riuscito a completare la mia terapia”.
Combattere le false notizie legate al Covid-19 con attività di formazione per il personale sanitario e di sensibilizzazione nei villaggi è stato uno dei maggiori sforzi di Medici con l’Africa Cuamm in Uganda, come negli altri sette paesi in cui è presente. Molte persone hanno smesso di andare in ospedale per il timore di essere contagiate, con il risultato che molte donne rischiano la vita partorendo a casa, o molti bambini non vengono vaccinati contro le malattie più comuni. L’approccio home based sviluppato in Karamoja dimostra invece che spingendosi all’ultimo miglio, parlando con le comunità e ascoltando i loro bisogni e le loro paure si può dare continuità ai progetti e fornire assistenza sanitaria a chi ha più bisogno. (focus\ aise)