Il professor Roberto Marci ai microfoni dell’“Angolo della Notizia” - di Carmelo Vaccaro

GINEVRA\ aise\ - Il professor Roberto Marci, uno dei pochi ginecologi italiani a Ginevra specialista in medicina della Riproduzione Umana e Endometriosi. Si è laureato in medicina nel 1991 all'Università di Roma La Sapienza. Ha lavorato per diversi anni presso l'Unità di Medicina della Riproduzione ed Endocrinologia Ginecologica dello CHUV di Losanna, dove ha conseguito il PhD nel 2000. Nel 2009 si è trasferito come professore associato all'Università di Ferrara dove ha sviluppato l'Unità di Infertilità presso l'ospedale Universitario di Ferrara e introdotto un servizio speciale per la gestione clinica dell'endometriosi. Nel 2015 si è trasferito a Ginevra come professore invitato presso l'Università di Ginevra e attualmente Ginecologo alla Vein Clinique uno dei partner medicali della SAIG.
D. Quale è l’impatto dei fattori ambientali sulla fertilità?
R. Per fertilità si intende la capacità posseduta da un individuo o da una coppia di produrre figli, la sterilità rappresenta il suo contrario. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l'infertilità colpisce circa il 15-20% delle coppie che cercano di avere un figlio. Si parla di infertilità quando, dopo circa 12 mesi di rapporti mirati non protetti, non si ottiene una gravidanza. Ad accentuare il problema concorrono sicuramente, almeno nel mondo occidentale, fattori socio-economici che ritardano la pianificazione familiare verso fasce di età in cui la fertilità tende a essere fisiologicamente ridotta. Nel 35% dei casi risulta preponderante il fattore maschile, nel 35% dei casi il fattore femminile, nel 15% vi è un fattore di coppia, ossia una condizione in cui coesistono una subfertilità maschile e femminile, e nel restante 15% l’eziologia rimane sine causa.
I fattori ambientali, soprattutto nelle fasi della vita come l’infanzia e l’adolescenza, in cui l’organismo è in continuo cambiamento, possono determinare infertilità. I fattori ambientali maggiormente coinvolti sono gli “interferenti endocrini”, sostanze che possono modificare la funzionalità del sistema endocrino causando in tal modo effetti avversi sulla nostra salute riproduttiva. Si tratta di un ampio gruppo di sostanze chimiche, contaminanti ambientali persistenti, pesticidi o antiparassitari, metalli pesanti, sostanze chimiche di origine naturale come i polifenoli. Tutte queste sostanze chimiche possono essere disperse nell’ambiente o mediante l’inquinamento atmosferico oppure nelle acque e nei suoli, ed essere presenti negli alimenti e nelle acque potabili o perché contenute in oggetti anche di uso comune come plastiche e scatole metalliche usate anche per la conservazione degli alimenti, nonché nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene e la cura personale.
Per la popolazione generale l’alimentazione è il veicolo di esposizione principale agli interferenti endocrini. Secondo i dati in nostro possesso della letteratura l’esposizione a interferenti endocrini contribuisce per il 20% circa all’incidenza di malattie riproduttive, quali endometriosi, infertilità maschile e criptorchidismo la cui cura comporta seri costi sociali ed economici. L’esposizione cronica per motivi di lavoro a sostanze chimiche o a radiazioni può influire negativamente sulla fertilità. In generale, l’esposizione ambientale a sostanze chimiche può rappresentare un rischio importante per la salute riproduttiva: risulta dunque di primaria importanza l'attuazione di misure preventive oltre che un controllo periodo della fertilità.
D. Quali tecniche avete a disposizione?
R. I numerosi progressi in ambito medico, grazie anche alle tecniche di procreazione medicalmente assistita oggi disponibili, possono facilitare e risolvere alcuni fattori meccanici e non, di sterilità.
Importante effettuare un corretto iter diagnostico sulla coppia infertile nel più breve tempo possibile per poter individuare la causa di infertilità e poter cominciare il più presto possibile la ricerca della gravidanza sia con metodi naturali o con l’aiuto delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Fondamentale per la donna è lo studio del ciclo ovarico e mestruale, con particolare attenzione al concetto di riserva ovarica che può essere valutata con un prelievo di sangue già al primo controllo ginecologico e lo studio della funzionalità tubarica.
Nell’uomo il processo di produzione degli spermatozoi non si interrompe con l’invecchiamento, ma diminuisce gradualmente e peggiora di qualità, diverse patologie andrologiche possono modificare il liquido seminale e renderlo patologico. Quindi è molto importante effettuare un esame del liquido seminale sul partner maschile.
Ad oggi abbiamo diversi tipi di tecniche di medicina della riproduzione che comportano la manipolazione di ovociti, spermatozoi o embrioni nell'ambito di un trattamento finalizzato a realizzare una gravidanza. Queste metodiche sono rappresentate da diverse opzioni terapeutiche suddivise in tecniche di diverso livello in base alla complessità e al grado di invasività tecnica che le caratterizza: metodiche di I livello come l’inseminazione intrauterina sono poco invasive e caratterizzate dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile e le tecniche di II e III livello come la fecondazione in vitro (FIV) sono invece più complesse e invasive e prevedono che la fecondazione avvenga in vitro.
D. Cosa è l’endometriosi?
R. L’Endometriosi è una malattia femminile, dell’età fertile, determinata dalla presenza anomala di cellule endometriali fuori dall’utero. Colpisce il 12-15% delle donne in età fertile. Solitamente le cellule endometriali dovrebbero trovarsi all’interno di esso. Questa patologia determina nel corpo infiammazione cronica che si manifesta tramite forti dolori mestruali, dolori pelvici cronici e infertilità. L’endometriosi è stata riconosciuta come malattia sociale con costi elevatissimi sulla sanità. Le causa della malattia possono essere attribuite ai fattori ambientali. Il 30% circa delle donne che presentano problemi di infertilità sono affette da endometriosi. Per questo è fondamentale che la donna anche in giovane età si rivolga ad un centro altamente specializzato per poter diagnosticare al più presto la malattia e poter preservare la fertilità.
D. Cosa significa preservare la fertilità?
R. Nella donna, l’età ha un ruolo molto importante sulla capacità riproduttiva. Evidenze scientifiche indicano che la fertilità nella donna subisce un primo calo significativo dopo i 35 anni. Per una scelta consapevole è importante che le giovani donne siano informate sul fatto che il numero e la qualità degli ovociti si riduce con l’età.
La donna, infatti, nasce con un numero prestabilito di follicoli, le strutture che contengono gli ovociti, che si esaurisce progressivamente senza possibilità di rigenerarsi. La preservazione della fertilità è una metodica che permette di prelevare e conservare con la vitrificazione gli ovociti e quindi di preservare nel tempo il patrimonio ovocitario della donna. La preservazione si può fare per motivi medici (patologie oncologiche e endometriosi) o per scelta della paziente “social freezing” che non vuole rischiare che con il passare degli anni la sua fertilità possa essere compromessa.
Un ringraziamento al Prof. Roberto Marci per questo gradito incontro e ci auguriamo di un altro incontro per approfondire il tema della fertilità, che è il nostro presente e anche il nostro futuro. (carmelo vaccaro*\aise)
* coordinatore SAIG