“INCONTRIAMOCI. ED È SUBITO COMUNITÀ”: L’EDITORIALE DI “BELLUNESI NEL MONDO” DI OTTOBRE

“INCONTRIAMOCI. ED È SUBITO COMUNITÀ”: L’EDITORIALE DI “BELLUNESI NEL MONDO” DI OTTOBRE

BELLUNO\ aise\ - “Incontriamoci. Ed è subito comunità” è il titolo dell’editoriale che Dino Bridda, direttore responsabile di “Bellunesi nel mondo”, firma per il numero di ottobre del mensile dell’omonima associazione.
Ne riportiamo di seguito il testo integrale.
“I Dal Farra e i Deon a Cirvoi, i Sacchet a Podenzoi, i Pasuch a Sedico, ma anche i Benvegnù e i Bortoluzzi oltre oceano. Al dire il vero l’elenco è di certo più lungo.
Di che cosa si tratta? Di una bella consuetudine che si è fatta strada in questi ultimi anni e vede riuniti centinaia di persone che, dimorando ormai in luoghi diversi e anche lontani dal paese dove partì il loro ceppo originario, trovano un motivo di legame nel cognome comune.
È un fenomeno di costume che attraversa anche la nostra Associazione, poiché molti provengono da vari Paesi del mondo dove sono emigrati. Ciò ci pone subito una domanda: “Che cosa li spinge ad un viaggio di migliaia di chilometri per partecipare a questi mega raduni, alcuni dei quali si sono ripetuti più volte?”. Al di là di qualsiasi facile retorica si intuisce immediatamente che la molla che li spinge a ritrovarsi è principalmente il senso di appartenenza ad un territorio comune che ha generato i loro avi e che li richiama ad assaporare - per taluni è la prima volta - una certa “aria di casa” fatta di sapori, suoni, umori, dialetti, usi, tradizioni, costumi che appartengono alla propria famiglia, ma che si possono riscontrare anche in altre famiglie discendenti dal medesimo ceppo.
Sin qui possiamo rilevare come tutto ciò sia un fenomeno positivo, poiché non è facile avere voglia di incontrarsi in questo mondo moderno dove la globalizzazione, al contrario del voler unire, assemblare sino ad omologare tutto e tutti, ha ottenuto ormai da tempo l’effetto di marcare nuove e pesanti solitudini, se non divisioni, indifferenze, insofferenze e via dicendo che si riscontrano pure sul pianerottolo di casa. È un fenomeno positivo anche perché offre una grande opportunità a migliaia di persone che non si conoscono, non hanno mai saputo alcunché della reciproca esistenza, sono nate e vivono in luoghi tra loro distanti sulla scacchiera complessa di tutti i continenti.
L’opportunità alla quale alludiamo è quella di mettere tali persone l’una accanto all’altra, nonché di mettere a confronto la diversità multiforme di culture, storie familiari, esperienze di vita, vissuti del passato e prospettive diverse. Ne esce un panorama che assomiglia tanto ad una tavolozza multi cromatica che porta il cognome comune e dove ciascuno può così apporre la propria personale tessera ad un grande mosaico che parla più lingue.
Le domande più ricorrenti, nel corso di tali incontri, sono certamente: “Tu di chi sei figlio? Da quale paese è partito tuo nonno?”.
Le risposte a queste due domande aprono il dialogo tra i vari interlocutori stimolando in loro un non facile gioco della memoria fatto di nomi, date, luoghi, mestieri che mirano a dare una definizione precisa delle tante “foglie” che stanno sui rami dell’albero genealogico di ciascun ceppo. Uno dei risultati più importanti di tale operazione è quello di offrire, a chi è capace, ha voglia di farlo ed ha dimestichezza con la ricerca storica, la possibilità di ricostruire vari segmenti della storia dei nostri paesi. In questi casi la microstoria familiare diventa preziosa per catturare nero su bianco il passato di un villaggio, di una frazione, di una vallata intera.
Torniamo ora al concetto di appartenenza ad un determinato territorio e ad alcuni aspetti che ci riguardano da vicino, poiché facenti parte della missione dell’Abm. I flussi migratori che si sono succeduti in modo massiccio nei secoli scorsi in tutte le vallate della nostra provincia hanno inevitabilmente inciso delle “ferite” nel tessuto sociale dei nostri paesi. È una triste operazione dalla quale non è possibile tornare indietro e nemmeno sperare di ricucire gli strappi: quei paesi, quelle vallate, hanno dovuto cambiare volto e nel corso dei decenni assumere fisionomie nuove che portano la “firma” di chi è rimasto. La toria non è fatta di se e di ma, bensì soltanto di quanto è accaduto: è andata così, punto e basta.
Però ciò non significa separare del tutto le vicende della comunità dei rimasti dalla comunità degli espatriati, poiché nemmeno il passare del tempo può cancellare del tutto il dna delle persone e delle famiglie. Date loro un’opportunità di accendere i riflettori su tale dna e vedrete che potremo individuare un altro motivo per il quale si svolgono questi imponenti raduni delle persone dallo stesso cognome.
Una “lettura” attenta di tali raduni, poi, ci induce a rilevare un altro aspetto importante del fenomeno, ovvero il ricrearsi del senso di comunità che in passato era forte e rappresentava il collante dei paesi e delle vallate, poi scioltosi al sole cocente della globalizzazione. È positivo, pertanto, e molto importante che si riscopra il senso del fare comunità e la testimonianza dei succitati raduni sembra quasi una lezione, magari anche un monito per noi stessi e per le attuali comunità residenti. In questi festosi incontri si respira un’aria di ottimismo e di fiducia nel futuro che unisce varie generazioni all’insegna della comune origine.
Tutto ciò ci appare anche come una sorta di specchio riflesso della storia della nostra Associazione. Anche l’Abm, infatti, ha sempre avuto per obiettivo la volontà di riunire i Bellunesi sparsi nel mondo in nome proprio della comune origine. Infine, come i succitati raduni continuano a svolgersi nell’ambito di ciò che profondamente significa la parola “famiglia”, così l’Abm ha chiamato “Famiglie” i suoi nuclei nel mondo. Parallelo pressoché perfetto”. (aise) 

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