L’ASSOCIAZIONE DACI ALLA COMMEMORAZIONE DEI PARTIGIANI ITALIANI A LIONE

L’ASSOCIAZIONE DACI ALLA COMMEMORAZIONE DEI PARTIGIANI ITALIANI A LIONE

LIONE\ aise\ - Si sono svolte lo scorso fine settimana à Vaulx en Velin, nella periferia di Lione, le cerimonie di commemorazione del supremo sacrificio di 23 partigiani, di cui 5 italiani, del gruppo di Missak Manouchian, alle quali hanno partecipato, facendo le veci del Console Generale d’Italia a Lione, Pierangelo Cammarota, i rappresentanti della DACI (Discendenti degli Ex-Combattenti e Reduci italiani di Lione).
Nel giugno del 1940, dichiarando guerra alla Francia, Mussolini aveva fatto degli italiani in Francia dei traditori. E con la caduta del dittatore, l’8 settembre 1943, gli italiani divennero dei “voltagabbana”, degli opportunisti, insomma, un popolo su cui non si poteva contare, gente che non meritava nessuna fiducia.
Nel gruppo partigiano MOI “ManodOpera Immigrata”, creato dall’armeno Missak Manouchian, c’erano diverse nazionalità ed anche molti apolidi. Tutti e 23 i partigiani vennero fucilati il 21 febbraio del 1944 al Mont Valerien, nelle vicinanze di Parigi. Questo gruppo era l’oggetto del “Manifesto Rosso” (Affiche Rouge) diffuso largamente dalla propaganda tedesca, che voleva dimostrare che questi partigiani erano dei criminali stranieri che rappresentavano l’Anti-Francia.
Gli italiani di allora erano già pidocchiosi, traditori, voltagabbana e in quel momento anche i tedeschi li presentarono come ebrei, comunisti, criminali da “strozzare”.
Non li strozzarono, li fucilarono. La sola donna del gruppo, invece, venne decapitata con l’ascia. Non meritava una pallottola…
Rino Della Negra, 19 anni; Spartaco Fontano 22 anni, Cesare Luccarini, 22 anni, Antoine Salvadori, 24 anni, Amédéo Usséglio, 32 anni.
“Sono i nomi di questi martiri della Libertà. Erano “italiani pidocchiosi”, ma ci hanno parzialmente riscattato - spiega Danilo Vezzio della Daci di Lione -. La strada, comunque, è stata molto lunga prima che quattro bandiere italiane sventolassero a Lione in loro onore. Ma, questa, è stata percorsa per dirgli grazie, questi cinque connazionali hanno dimostrato che non siamo proprio tutti traditori, voltagabbana e opportunisti. Forse - conclude Vezzio - si può ancora contare su alcuni italiani per difendere la Liberté”. (aise) 

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