Le Acli Baviera commemorano “la strage di Hanau”

STOCCARDA\ aise\ - “Le Acli Baviera desiderano rinnovare, a distanza di un anno, il loro profondo cordoglio ai famigliari e amici delle vittime di nazionalitá straniera, soprattutto turca, cadute per mano di un vile gesto di odio e snaturato razzismo, che ancora oggi serpeggia e si diffonde nelle moderne società, e che ad Hanau, in Assia, aveva seminato terrore e distrutto vite innocenti”. Così Carmine Macaluso, presidente delle Acli Baviera, ad un anno dalla strage compiuta da Tobias Rathjen che uccise nove persone ad Hanau, prima di tornare nella sua abitazione, sparare anche alla madre e uccidersi.
“Ieri come oggi, come domani, non bisogna né arrendersi, né abituarsi alla militante xenofobia, ma opporre forte, motivata resistenza e difendere sempre più i valori della tolleranza, della dignità umana superando le differenze di razza, religione e provenienza”, continua Macaluso. La Germania, ricorda, “è il Paese in Europa che, maggiormente, in forma ininterrotta si è confrontata con i flussi d’emigrazione di massa dal secondo dopoguerra in poi. Ha maturato, negli anni, processi d’integrazione non sempre scontati e perorato la condivisione di valori irrinunciabili nella società di accoglienza di oggi, animati soprattutto da un’idea d’Europa vincente nell’affermare progetti di pace, libertà e progresso nella democrazia”.
“La nascente affermazione di forze politiche in Europa, in Germania come in Italia, che si richiamano falsamente al pericolo dei flussi emigratori e di contaminazioni culturali ed etniche, non puó né deve sottovalutarsi, impone una coscienza viva e vibrante per una reazione diffusa e convinta”, ammonisce il presidente delle Acli Baviera.
“Il gesto, la strage di Hanau, non si riduce subendone l’esito: è una ferita che ha lacerato, che sanguina ancora oggi, che pone il caso anche dentro di noi. Niente puó essere come prima, perché la xenofobia prospera finché dura la protezione del silenzio. Le ACLI Baviera – conclude Macaluso – elevano la propria voce, non solo un’inquietudine morale, per denunciare un orrore, affinché si superino atteggiamenti puramente refrattari ed si affermi una moderna, positiva visione di possibile convivenza pacifica e solidale”. (aise)