LIONE CAPITALE DELLA CIOCIARIA? – DI DANIEL VEZZIO

LIONE CAPITALE DELLA CIOCIARIA? – di Daniel Vezzio

LIONE\ aise\ - Lione é stata fondata da un ciociaro, in latino si chiamava Munatius Lucius Plancus, in ciociaro é “Lucio Piattipiedi”: ha fondato la città nel 43 aC, ed i ciociari odierni l’hanno fatta prosperare fino a diventare Metropoli.
Sabato 2 febbraio in periferia di Lione, l’associazione ciociara UA Lione, al primo colpo, ha saputo riunire 250 persone, tutte originarie della Ciociaria, valle del Liri e dintorni, e che ora vivono nella Metropoli di Lione, città che prima di essere italiana é Ciociara!
È senz’altro l’inizio di una grande avventura la “Ciociari nel Mondo”, iniziata in presenza del presidente Comites di Lione, Angelo Campanella, di esponenti della Dante Alighieri come il professor Giampaolo Pinna e di altri rappresentanti della comunità italiana.
La parola ciociaro era un insulto fino a qualche anno fa, ora è un complimento qualificante: si è Ciociari prima di essere italiani, francesi, europei o altro!
La Ciociaria è una regione i cui confini non sono stati tracciati dall’amministrazione, ma dalla lingua, dalle tradizioni, dalla cultura, dalla gastronomia e dalle “ciocie”, certo, calzature grossolane, ma portate da gente dal cervello fine e con un coraggio senza fine!
I ciociari sono un popolo europeo che dall’ombra dell’emigrazione viene alla luce: molti si sono elevati fino a posizioni di prestigio, basti pensare ad Ugo Iannucci, figlio di Angelo, di Castro de Volsci, un avvocato diventato “grand batonnier”, cioè presidente dell’ordine degli avvocati, autore del volume dalla “Baraque au Barreau”, dalla baracca di Angelo, alla barra, al foro degli avvocati.
Ciociari, popolo esemplare, che ha saputo soffrire senza lamentarsi, che ha trovato il lavoro anche quando non c’era, con un piccone, badile e carriola “in affitto”, sono stati capaci di costruire palazzi; gente che per mangiare non tendeva formulari per redditi di cittadinanza, partivano con donne e bambini, e se occorreva trasformavano le rotonde, le aiuole in orti, frutteti, vigneti, non avevano divani, ma si sputavano nelle mani, prima di aprire il solco del benessere.
Ora stanno bene, certo, ma grazie alla forza delle loro braccia! Non conoscono quote 100, non sono nozioni ciociare, la loro tradizione è “Ciociaro, ovunque ti trovi, sei in Terra di Lavoro”!
UA Lione-Ciociari nel Mondo è un’associazione di emigrati che sarà prestigiosa. Il suo presidente attuale, Umberto Ferrari, ha iniziato una missione per il giusto riconoscimento della sua gente. Non a caso ha citato Neno Pisani, poeta isolano (cioè di Isola Liri)
“Forse sarrà pesanta la jernata,
sarrà defficele a sfangà la uita,
ma annanze a 'ste retratte
je sènte ca caccòsa le sò fatte”
Che si può tradurre così: “Forse sarà pesante la giornata, sarà difficile affrontare la vita, ma davanti a questo ritratto, (dei nostri antenati) io sento che qualcosa ho fatto”.
Di sicuro é stato fatto! Ed i lacci delle ciocie non cederanno mai! Lunga vita a UA Lione! (daniel vezzio*\aise)
* presidente del Fogolar Furlan di Lione 

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