AL TEATRO VASCELLO VA IN SCENA “LO SCHIACCIANOCI” DEL BALLETTO DI ROMA

AL TEATRO VASCELLO VA IN SCENA “LO SCHIACCIANOCI” DEL BALLETTO DI ROMA

ROMA\ aise\ - Fino al 31 dicembre al Teatro Vascello va in scena "Lo Schiaccianoci" del Balletto di Roma. L'opera rappresenta l'essenza del Natale, o quantomeno è una delle cose che ci somiglia di più.
La maestosa opera di Cajkovskij è divenuta con gli anni un appuntamento fisso per le vacanze natalizie per tutto il mondo occidentale ed est europeo, affermandosi come classico indissolubile. Data la sua grande versatilità, "Lo Schiaccianoci" è stato rappresentato in molte versioni, ma la più apprezzata e coerente, quella che più di tutte è in grado di rendere giustizia alle monumentali musiche del compositore russo, è quella del balletto.
"Lo Schiaccianoci" è un classico intramontabile che incanta grandi e piccini da generazioni e generazioni. Le atmosfere, a metà tra il sogno e la realtà, tra un mondo onirico e uno materialistico, triste e poco spontaneo, si ritrovano oggi in tantissime composizioni di tutti i generi e gusti.
Il Balletto di Roma ha dato vita a una delle edizioni più rimarchevoli e più durature degli ultimi anni. "Lo Schiaccianoci" è diventato uno degli spettacoli di punta del suo ampio repertorio, nella sua unica versione ideata e coreografata da Massimiliano Volpini.
Una rilettura che stravolge totalmente il primo atto dell'opera sostituendo la grande casa borghese in cui si svolge la festa con una strada immaginaria periferia.
Non è Natale senza Lo Schiaccianoci ma, si sa, non è Natale solo dove splende la luce. Qui, abitanti senzatetto e ribelli senza fortuna vivono come comunità d'invisibili, adattandosi agli stenti della quotidianità e agli scarti della città. Il balletto ultracentenario viene attualizzato in modo coerente, riuscendo al contempo a restituire al canovaccio originale ancora più forza grazie al secondo atto.
È tramite un processo giocoso e naturale che "Lo Schiaccianoci" prodotto dal Balletto di Roma svela pezzi di tela, cartone, plastica e quant’altro disponibile alla fantasia, inventando nuovi mondi e dimensioni che strappano questi oggetti dal rischio di trasformarsi in un semplice “rifiuto”. Il secondo atto non si discosta dalla tradizione ma assorbe una ritrovata linfa vitale dalla rilettura iniziale, per poi esplodere in un finale carico di potenza. Un’opera che ci invita a coltivare i sogni custoditi in fondo ai cassetti perché potrebbero rivelarsi meravigliosi progetti di nuova vita. (i. de santis\aise) 

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