L’ambasciata argentina a Roma per i 100 anni dalla nascita di Astor Piazzolla

ROMA\ aise\ - In concomitanza con il centenario della nascita del grande genio argentino Astor Piazzolla, tra i musicisti più importanti del XX secolo che ha rivoluzionato per sempre la storia del tango, EXIT Media aderisce alle celebrazioni patrocinate dall’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia.
Il prossimo 11 marzo, l'Ambasciatore Roberto Carlés omaggerà la figura di Astor Piazzolla incontrando in diretta streaming Daniel Rosenfeld, regista e produttore dell'acclamato documentario “Piazzolla, la rivoluzione del tango” (tit. originale: "Piazzolla, los años del tiburón").
Il film franco-argentino, campione di incassi in patria, è un inedito ed evocativo viaggio nel cuore della vita e la musica di Astor Piazzolla, capace di offrire un ritratto intimo del padre del cosiddetto Nuevo Tango, un genere che incorpora tonalità e sonorità jazz al tango tradizionale, utilizzando dissonanze ed elementi musicali innovativi.
Per la prima volta vengono aperti al grande pubblico gli inediti archivi del mitico bandonéonista: fotografie, nastri vocali e riprese in super8 che raccontano la vita di Piazzolla dall’infanzia a Manhattan agli esordi musicali al fianco di alcuni dei più grandi compositori musicali dell’epoca; dal rapporto con la famiglia fino alla passione per la caccia agli squali; dal rientro a Buenos Aires alla rivoluzione degli anni Settanta con Libertango, l’album del 1974 inciso in Italia con cui si sancisce ufficialmente la nascita del Nuevo Tango.
Astor Piazzolla, icona mondiale della musica di qualità, nel corso della sua carriera si è avvalso di numerose collaborazioni.
In Italia, oltre al già citato Libertango, registra la memorabile trasmissione della Rai “Teatro 10” condotta da Alberto Lupo; è qui che conosce Mina, con cui inciderà anche “Balada para mi muerte”, brano del 1972. Molti altri brani, invece, verranno tradotti da Angela Denia Tarenzi e interpretati da cantanti come Edmonda Aldini (che a Piazzolla nel 1973 ha dedicato un intero 33 giri, Rabbia e tango), Milva e Mina appunto.
Tra i più celebri musicisti del XX secolo, Astor Pantaleón Piazzolla è il padre del cosiddetto “Nuevo Tango”.
Nato a Mar de Plata nel 1921 da una famiglia di origini italiane emigrata in Argentina all’inizio del secolo, Vicente Piazzolla (chiamato “Nonino” dai figli di Astor), era figlio di Pantaleone, un pescatore emigrato in Argentina da Trani, in Puglia, e Assunta Manetti, la cui famiglia invece proveniva da Massa Sassorosso, in Garfagnana, Toscana.
In patria è conosciuto come “El Gran Astor” o “El Gato” (letteralmente: il Gatto, soprannome datogli per indicare la sua abilità e l’acuto ingegno).
Da piccolissimo si trasferisce con i genitori a New York, dove vivrà tutta la sua infanzia e adolescenza, iniziando ad assorbire tonalità ed atmosfere jazziste che condizioneranno la sua produzione artistica.
I primi passi nel mondo della musica li muove da bambino, studiando il bandonéon, per poi formarsi con grandi maestri (prima Bela Wilda che lo inizia alla musica, e poi il grande interprete di tango Carlos Gardel con cui inizierà i primi lavori da giovanissimo).
Alla fine degli anni Trenta ritorna in Argentina e si stabilisce a Buenos Aires, dove pian piano lascerà il mondo dell’orchestra per dedicarsi pienamente alla sola composizione. Così, nei primi anni Cinquanta, iniziano ad arrivare i primi premi e dopo poco si trasferisce a Parigi per completare la sua formazione.
Al ritorno in patria forma dei complessi con cui rivoluzionerà completamente il panorama musicale ‘porteño’, tanto da attirarsi feroci critiche. L’ostracismo da parte di critici e case discografiche, lo porterà a scegliere di tornare nella Grande Mela alla fine degli anni Cinquanta dove lavorerà come arrangiatore.
Il 1960, però, rappresenta un anno di cesura per Piazzolla che matura dentro di sé la svolta artistica, convinto che il tango sia più un genere da ascolto. Torna così a Buenos Aires dove forma un quintetto e inizia il lungo periodo fatto di tournée in tutto il Sud America e negli States, incidendo sempre nuovi dischi.
Alla fine del decennio arriva finalmente la consacrazione dell’artista come una delle più autentiche espressioni della musica di Buenos Aires.
Nei primi anni Settanta è il momento di allargare il pubblico anche all’Italia, dove dopo alcuni concerti, registra la memorabile trasmissione della Rai “Teatro 10” condotta da Alberto Lupo. È qui che conosce Mina, con cui inciderà anche un brano (“Balada para mi muerte”, 1972). Molti altri brani, invece, verranno tradotti da Angela Denia Tarenzi e interpretati da cantanti come Edmonda Aldini (che a Piazzolla ha dedicato un intero 33 giri, Rabbia e tango, 1973), Milva e Mina appunto.
Piazzolla diviene subito amatissimo dal pubblico italiano, tanto che Bernardo Bertolucci lo chiamerà per scrivere le musiche di Ultimo tango a Parigi (1972), ma Piazzolla rifiuterà perché in piena tournée – ma per il cinema italiano sarà autore delle colonne sonore di film altrettanto celebri come Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi (1976) ed Ernico IV di Marco Bellocchio (1984).
Il 1974 è l’anno del disco più famoso che lo consacra alla storia: Libertango. Qui l’artista, proseguendo quanto iniziato già negli anni Sessanta, utilizza strumenti che non sono contemplati affatto dal tango tradizionale (l'organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica), e li integra nella sezione d’archi. È proprio da qui che si ha la cosiddetta “Rivoluzione elettrica” e si sviluppa definitivamente il “Nuevo Tango”, un genere capace di fondere tango e jazz in un’unica ed ineguagliabile suggestiona sonora.
Ormai il raffinatissimo estro artistico di Piazzolla è riconosciuto all’unanimità in tutto il mondo – nonostante le critiche di qualche purista del tango che continua a definirlo “el asesino del Tango”, letteralmente: l'assassino del tango.
El “Gran Astor” morirà nel 1992 a Buenos Aires dopo decenni di grandi successi mondiali, in cui ha scritto oltre 3.000 brani e ne ha registrati circa 500. (aise)