CILE: UNA TRANSIZIONE NON ANCORA TERMINATA? – DI NELLO GARGIULO

CILE: UNA TRANSIZIONE NON ANCORA TERMINATA? – di Nello Gargiulo

SANTIAGO\ aise\ - Il 9 novembre sono stati ricordati i 30 anni dalla caduta del muro di Berlino. Il Cile, quasi contemporaneamente, iniziava la sua transizione verso la democrazia. Vale la pena ricordare che gli avvenimenti di quegli anni vennero osservati dall’Italia con molta attenzione e anche ammirazione, visto il grande accordo tra le forze politiche e sociali dell’epoca.
I governi della concertazione, infatti, si preoccuparono di accompagnare il consolidamento della democrazia con la riduzione della povertà, ma senza misurare gli effetti dell’applicazione di certi modelli di crescita nel lungo periodo. Senza dubbio, in questo modo non hanno favorito la stabilizzazione della società civile.
Oggi, a quasi 30 anni da quel significativo momento, ci chiediamo cosa sia successo e le motivazioni dietro la legittima richiesta di una maggiore giustizia sociale, accompagnata però da immani distruzioni e incendi appiccati durante le manifestazioni. Una violenza che, dopo tre settimane, non si riesce ancora a controllare e di cui non capiamo la logica. Le forze dell’ordine sono state prese di sorpresa e non erano sufficientemente preparate.
Opinioni e proposte per uscire dalla crisi abbondano nei media e per le strade; ma questa volta é bene soffermarsi sul ruolo della politica e farsi due domande.
La prima: in questi 30 anni la politica è stata sufficientemente vigilante su quegli aspetti della crescita del Paese che, tra le altre cose, hanno portato anche a livelli di accesso di massa ai servizi informatici, alla comunicazione, alla conoscenza? Il rapporto con l’economia del paese in forte crescita è stato quello giusto?
E ancora e sicuramente non meno importante, vale anche la pena chiedersi: la preoccupazione per la coesione sociale e l’esercizio dell’amicizia civile tra le forze politiche sono stati sufficientemente cautelati?
Questi due aspetti richiedono di essere approfonditi dagli stessi politici in un’ottica di confronto sereno e non di scontro.
L’incertezza in quest’ora della storia del Paese richiede ai politici di prendere coscienza dei loro stessi limiti e di orientarsi verso la strada di una più coerente convivenza civile.
Magari prendendo ad esempio il mite Huemul, il cervo delle Ande presente nel simbolo della Nazione, che simboleggia la ragione, al fianco del Condor, che invece simboleggia la forza.
La violenza che vediamo in questi giorni non solo sta lasciando danni materiali, ma devasta cuori e vite umane, a tutti i livelli.
Probabilmente, la tanto decantata transizione del Cile, presentata in questi anni come “esemplare”, ha ancora ferite aperte. Il Paese ha bisogno di gesti ed iniziative per la ricomposizione sociale e su questa onda i politici sono chiamati a misurarsi, nonostante il loro livello di gradimento sia ai minimi storici, come quello del governo.
Sebbene i ritardi ed i metodi di intervento della politica e del governo siano stati finora deboli e dagli scarsi risultati, non ci si può dare pace affinché i tre poteri dello stato - quello Esecutivo, quello Legislativo e quello Giudiziario - facciano al loro interno una riflessione profonda sul “paese da ricostruire”, quello stesso Paese che forse aveva sognato la transizione, e che oggi alla politica chiede ascolto, umiltá e azione. (nello gargiulo*\aise)
* consigliere Cgie Cile

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