LA COMMISSIONE EUROPA E AFRICA DEL NORD DEL CGIE CHIEDE IL RINVIO DEL REFERENDUM SULLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI

LA COMMISSIONE EUROPA E AFRICA DEL NORD DEL CGIE CHIEDE IL RINVIO DEL REFERENDUM SULLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI

ROMA\ aise\ - La Commissione Continentale del CGIE per l’Europa e l’Africa del Nord si è riunita in videoconferenza sabato scorso, 11 luglio, per discutere sul referendum costituzionale per la “riduzione del numero dei parlamentari”, previsto per il 20 e 21 settembre prossimi, stessi giorni in cui i cittadini di sei regioni e molti comuni e città italiani rinnoveranno i rispettivi Consigli. E la posizione della commissione continentale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero è chiara: a causa dei ritardi e delle complicazioni legate ancora alla pandemia, è necessario il “rinvio” del referendum e differenziarlo dalle elezioni comunali e regionali, in quanto più di 1 milione di cittadini non potrebbe votare regolarmente a causa della pandemia.
I consiglieri che hanno partecipato alla riunione hanno evidenziato numerosi problemi pratici e di principio sulla contestualità di questo appuntamento, rimarcando la ristrettezza dei tempi necessari sia per la preparazione amministrativa delle procedure elettorali, sia per la tenuta della campagna informativa nella circoscrizione estero, necessaria ad orientare e far conoscere i contenuti dei quesiti referendari.
Si è discusso, nella videoconferenza, anche del lavoro a distanza, che “aggrava i servizi consolari”: “i tempi per adempiere a questi impegni, nella situazione socio-sanitaria in cui si trovano ancora molte nostre comunità confrontate ancora con l’emergenza del coronavirus - ha spiegato il Cgie a margine dell’incontro -, sono impervi, incerti e difficilmente programmabili. Persistendo le restrizioni della mobilità e della fruibilità dei servizi consolari molti elettori rischiano di rimanere gravemente esclusi dalla partecipazione”.
A queste difficoltà si aggiunge poi “la decisione assunta dal Parlamento italiano di prolungare il lavoro a distanza della pubblica amministrazione fino alla fine di dicembre, cosa che va ad aggravare i ritardi amministrativi, causati dalle misure di contenimento degli aggregamenti in questi ultimi mesi dalla pandemia per non parlare dell’annosa precarietà numerica dei funzionari della rete diplomatico consolare in missione all’estero”.
“Fino agli inizi del mese di settembre prossimo questa situazione sarà difficilmente superata”, ha aggiunto, perciò, per garantire la partecipazione effettiva degli aventi diritto - compreso i maggiorenni e cancellati i morti a far data 20-21 settembre - e, quindi, la validità del voto che impatterà sulle modifiche della Costituzione, “la Commissione continentale per l’Europa e l’Africa del Nord chiede il rinvio del referendum”. Inoltre, secondo la Commissione continentale, “differenziare il voto amministrativo e regionale da quello referendario è una scelta che può ancora essere perseguita”.
Se oggi in Europa il contagio sembra aver perso aggressività, nonostante i primi casi di recrudescenza nell’intero continente, nei paesi d’oltre oceano la curva dei contagi continua a salire in via esponenziale. “Pensare di escludere oltre un milione di cittadini italiani dal voto, questa è la reale consistenza numerica, sarebbe un ossimoro e un grave atto lesivo dei diritti elementari di cittadinanza”, hanno detto i consiglieri.
Altra problematica riscontrata durante la riunione è stato il rallentamento, causa referendum, delle attività consolari. A tal riguardo, i consiglieri del CGIE in rappresentanza del vecchio continente hanno evidenziato che il referendum di settembre, perdurando queste difficoltà, metterà “a dura prova” le attività, nonostante le intenzioni rassicuratrici dell’amministrazione responsabile delle attività consolari, che sono quelli che inviano i plichi elettorali ai connazionali per votare e li trasmettono in aereo a Castelnuovo di Porto per lo scrutinio.
“Oggi tutte le ambasciate e tutti i consolati italiani continuano a lavorare a ritmo ridotto - hanno spiegato -, in regime di turnazione pattuito con le organizzazioni sindacali della Farnesina, e il lavoro a distanza che dovrebbe compensare il gap della produttività è lontano dall’essere praticato come auspicato dalle normative introdotte nel settore della pubblica amministrazione”.
Da questa esperienza il nostro Paese “dovrà trarre una seria lezione per forzare i tempi della modernizzazione nella pubblica amministrazione; alla tanta auspicata semplificazione e digitalizzazione evocata nella Penisola fa da contraltare l’urgenza di riprodurle nelle rappresentanze all’estero - hanno concluso i consiglieri -. Gli interventi finanziari e organizzativi straordinari promossi in questi ultimi mesi dal Governo e dal Parlamento saranno efficaci se avranno la lungimiranza di integrare nei processi strutturali anche l’altra parte d’Italia residente all’estero che ugualmente produce redditi e tributi”. (aise)

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