RIDUZIONE PARLAMENTARI: LA LETTERA APERTA DEL CGIE AL GOVERNO/ IL PARERE APPROVATO IN PLENARIA

RIDUZIONE PARLAMENTARI: LA LETTERA APERTA DEL CGIE AL GOVERNO/ IL PARERE APPROVATO IN PLENARIA

ROMA\ aise\ - “L’Italia ci garantisca i pieni diritti di cittadinanza”. Questa la richiesta al Governo del Consiglio generale degli italiani all’estero che, alla vigilia dell’arrivo nell’Aula di Palazzo Madama del ddl costituzionale sulla riduzione dei parlamentari, chiede di nuovo al Governo di non ridurre il numero dei 18 eletti all’estero, che in Parlamento rappresentano “quasi 6 milioni di italiani residenti all’estero. Umiliare o interrompere la piena applicazione dei principi di dialogo e di partecipazione democratica con i cittadini residenti all’estero rischierebbe di far perdere all’Italia il legame con queste risorse fondamentali per la crescita e l’immagine del nostro Paese all’estero”.
Il Cgie – che a fine 2018 è stato anche ascoltato in audizione dalla Commissione Affari Costituzionali – già nell’ultima plenaria aveva approvato un parere contrario alla riduzione degli eletti all’estero. Parere che oggi rilancia, insieme ad una Lettera aperta. Li riportiamo integralmente di seguito.
Lettera aperta per la difesa dei diritti di rappresentanza parlamentare dei cittadini italiani residenti all’estero
A 18 anni dall’istituzione della circoscrizione Estero e a più di 15 anni dal primo esercizio di voto per corrispondenza, si mette in discussione il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza di noi italiani residenti fuori d’Italia.
Al Senato e alla Camera si sta infatti discutendo la proposta di riforma per la riduzione dei parlamentari da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato. Essa prevede anche il pesante taglio, dagli attuali 18 a soltanto 12 eletti nella circoscrizione Estero, da assegnare 8 alla Camera e 4 al Senato in rappresentanza di quattro ripartizioni elettorali in cui operano, prima di tutto a favore dell’Italia, quasi 6 milioni di cittadini italiani che vivono in tutto il mondo.
Questa proposta, che è solo aritmeticamente, ma non democraticamente, ipotizzabile, costituisce una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini, sancito dall’Art. 3 della Costituzione. Se approvata, determinerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti e un vulnus nell’applicazione dei basilari principi della democrazia, relegando i cittadini residenti fuori dai confini nazionali a una condizione di inferiorità e marginalità.
Il numero fisso e limitato degli eletti attribuiti alla circoscrizione Estero ha creato, fin dalla sua istituzione, un rapporto di rappresentanza più che sbilanciato a danno dei cittadini iscritti all’AIRE. Dal 2006 a oggi, la base elettorale in Italia è andata calando, mentre quella degli iscritti all’AIRE è aumentata del 60% circa e continua a crescere a causa dei flussi di emigrazione stabile, cui si aggiungono gli italiani temporaneamente all’estero, anch’essi in ascesa. Alla luce delle elezioni del 2018, il deputato eletto in Italia rappresenta 96.000 abitanti, l’eletto all’estero 400.000 iscritti AIRE; il senatore eletto in Italia rappresenta 192.000 abitanti, l’eletto all’estero 800.000 iscritti AIRE.
Se la riforma della Costituzione dibattuta dal Parlamento entrasse in vigore, lo squilibrio nella rappresentanza dei cittadini residenti all’estero rispetto a quelli residenti in Italia diventerebbe drammatico: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, uno eletto all’estero 700.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia poco oltre 300.000 abitanti, uno all’estero oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE.
Qualsiasi diminuzione dei diritti garantiti ai cittadini, basata sul luogo di residenza, non ha fondamento nella Costituzione italiana ed è chiaramente contraddetta dai suoi principi ispiratori.
Persistere in tale progetto significherebbe non soltanto ledere il diritto primario di cittadinanza dei connazionali che risiedono fuori d’Italia, ma anche inviare un messaggio negativo e controproducente a milioni di donne e uomini che sono i portatori e promotori più diretti ed efficaci degli interessi e dell’immagine dell’Italia nel mondo.
Per questo chiediamo indistintamente a tutte le forze parlamentari di considerare questa riforma costituzionale in esame come l’occasione migliore per riequilibrare equamente la rappresentanza parlamentare assegnata alla circoscrizione Estero e stralciare qualunque ipotesi di riduzione del numero degli eletti all’estero dalla ridefinizione del numero totale dei parlamentari”.
Il parere approvato in plenaria.
“Parere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sulla proposta di diminuzione del numero dei parlamentari eletti all’estero
Il Consiglio Generale degli italiani all’Estero ritiene e afferma che nella discussione sul DL 264, mirante a riformare gli Artt. 48, 56 e 57 della Costituzione italiana per diminuire il numero dei parlamentari, non si deve ridurre il già esiguo numero dei parlamentari eletti all'estero in rappresentanza diretta dei cittadini italiani residenti all’estero, il cui numero è sostanzialmente raddoppiato fino a raggiungere quasi 6 milioni di connazionali, ai quali si somma la quantità esponenzialmente crescente dei cittadini temporaneamente all’estero. Un totale che corrisponde o supera quello dei residenti nelle più popolose Regioni italiane, quali Lazio o Campania, e deve quindi essere riflesso da un adeguato numero di rappresentanti nelle due Camere;
RIFERIMENTI NORMATIVI
Il diritto di voto per tutti i cittadini italiani, ovunque risiedano, è sancito dall’Art. 48 della Costituzione italiana, comma 1: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”.
La riforma dell’Art.48, approvata con legge costituzionale del 17 gennaio 2000, recita al comma 3: “La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una Circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge”.
Le modalità dell’esercizio del diritto di voto in loco da parte dei cittadini italiani residenti all’estero sono stabilite dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459, e dal relativo regolamento di attuazione emanato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 104 del 2 aprile 2003.
La riforma degli Artt. 56 e 57, approvata con legge costituzionale del 23 gennaio 2001, ha fissato il numero dei parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero rispettivamente in 12 alla Camera dei Deputati e 6 al Senato della Repubblica.
Prima delle citate riforme degli Artt. 48,56 e 57 della Costituzione, i cittadini italiani residenti all'estero potevano esercitare il diritto di voto soltanto recandosi presso i seggi elettorali costituiti nei Comuni in cui risultavano iscritti all'AIRE. La Legge 459/2001 mantiene questa opzione per il cittadino residente all’estero, che intenda avvalersene e lo dichiari nei termini e modi di legge, ma ha fissato per la Circoscrizione estero la procedura del voto per corrispondenza amministrata tramite le autorità diplomatico-consolari presenti nei Paesi di residenza.
Il voto per corrispondenza è stato esercitato dagli italiani all’estero a partire dalle consultazioni referendarie del 15 giugno 2003 e del 12-13 giugno 2005, quindi nelle elezioni politiche del 2006, quando per la prima volta sono stati eletti i 12 deputati e i 6 senatori attribuiti alla Circoscrizione estero. A questo primo appuntamento elettorale partecipò circa un milionedi italiani residenti fuori d’Italia. Il numero dei votanti è aumentato nelle successive consultazioni politiche del 2008, 2013 e 2018.Alle elezioni del 4 marzo2018, gli iscritti all'anagrafe degli italiani all'estero–AIRE –chea vevano diritto di voto erano 4,3 milioni, 700mila in più (pari al 20%), rispetto alle politiche del 2013. In quell’occasione hanno votato anche gli elettori temporaneamente all'estero da un periodo superiore a tre mesi.
LA STRUTTURA DELLA RAPPRESENTANZA DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO
La modifica costituzionale e la successiva legge ordinaria, che insieme regolano I 'esercizio del diritto di voto per gli italiani all'estero, hanno così completato la struttura di rappresentanza dei cittadini italiani residenti fuori d'Italia, sviluppata nell'arco di sedici anni: nel 1985, infatti, vi era stata la istituzione dei Comitati dell'Emigrazione italiana, poi Com.lt.Es.; nel 1989 la costituzione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero – CGIE; nel 2000/2001 la modifica degli art. 48, 56 e 57 della Costituzione, con l’indicazione in essa di 12 deputati e 6 senatori; nel 2001 la legge ordinaria 27 dicembre n. 459 recante norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero.
Questo articolato sistema ha consentito di rispondere alla crescente domanda, maturata nelle nostre comunità all’estero dagli anni Ottanta in poi, di partecipazione diretta alla vita politica, economica, sociale e culturale dell'Italia, come forma concreta di appartenenza e dimostrazione di effettiva volontà di contribuire pienamente alla vita del paese d 'origine.
Tali ragioni di fondo trovano oggi un riscontro di particolare evidenza nel fatto che il flusso dei cittadini italiani verso l'estero sta conoscendo nuove forme di mobilità che interessano tutte le categorie sociali, in particolare giovani accademici e ricercatori, professionisti e altre figure qualificate, da ultimo anche i pensionati: tutte persone al corrente della vita politica italiana e desiderose di contribuire alla sua evoluzione e alla proiezione internazionale del "Sistema Italia". In questa ottica, l'esercizio del diritto di voto e la rappresentanza diretta costituiscono elementi fondamentali per la costruzione di relazioni solide e durature con le nuove migrazioni e le nuove generazioni.
È da notare che molti importanti partner del nostro Paese prevedono già da tempo normati-ve e procedure elettorali atte a consentire ai propri cittadini di votare nelle consultazioni politiche e referendarie nazionali. Il sistema italiano di rappresentanza dei cittadini residenti all'estero, inoltre, viene considerato lungimirante ed efficace, al punto che parecchi altri Paesi si stanno ispirando ad esso per i loro concittadini.
LA RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE DEI CITTADINI ITALIANI ALL’ESTERO
Le iniziali proposte contenute nei disegni di legge sulla rappresentanza parlamentare diretta di cittadini italiani all’estro prevedevano tutte una rappresentanza complessiva di 30 parlamentari, composta di 20 deputati e 10 senatori.
Il compromesso raggiunto tra le forze parlamentari e incardinato nella riforma costituzionale ha portato alla definitiva attribuzione del numero di diciotto, di cui 12 alla Camera e 6 al Senato.
Raggiunto l’importante obiettivo dell’effettività dell’esercizio del voto dei cittadini italiani all’estero si apriva quindi un’altra contraddizione riguardante la parità del rapporto di rappresentanza rispetto ai cittadini residenti nel territorio metropolitano. Tale squilibrio, già nelle prime elezioni politiche del 2006, si evidenziava nei seguenti termini: un deputato in Italia rappresentava 76.000 elettori, all’estero 225.000: un senatore in Italia 136.000, all’estero 405.000.
Nei dodici anni trascorsi da quella iniziale consultazione politica, l’elettorato in Italia è rima-sto sostanzialmente stazionario (-1,04%), mentre all’estero è cresciuto nello stesso periodo del 56%. Lo squilibrio nel rapporto di rappresentanza è diventato, dunque, più profondo e in prospetti-va tenderà ad acutizzarsi ulteriormente per il costante aumento degli iscritti all’AIRE, degli esponenti della nuova mobilità non iscritti all’AIRE e dei temporaneamente residenti all’estero per pe-riodi di tempo anche abbastanza lunghi.
In base all’ultima consultazione elettorale del 2018, infatti, calcolando l’indice di rappresentanza sulla popolazione, un deputato eletto in Italia rappresenta 96.000 abitanti, all’estero circa 400.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia rappresenta 192.000 abitanti, all’estero 800.000.
È appena il caso di ricordare che la demarcazione di una differente cittadinanza sulla base della residenza territoriale non solo non trova alcun possibile riferimento nella Costituzione, ma è decisamente contraddetta dai suoi principi ispiratori.
Le ipotesi configurate nel DL 264/2018, dirette a una riduzione del numero degli eletti nelle due Camere, prevedono una riduzione dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori. Se tali indicazioni trovassero sbocco nella riforma costituzionale che si persegue, la differenza tra i cittadini residenti in Italia e quelli residenti all’estero si aggreverebbe ulteriormente e drammaticamente: un deputato eletto in Italia, infatti, rappresenterebbe
151.000 abitanti, uno eletto all’estero 687.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia 302.000 abitanti, uno all’estero 1.375.000 iscritti AIRE.
Una tale riduzione, inoltre, comporterebbe anche uno stravolgimento dei criteri ispiratori del sistema di formazione della rappresentanza, che è basato, com’è noto, su una legge elettorale compiutamente proporzionale, con espressione di preferenze individuali, che consentono all’elettore una scelta diretta e personalizzata. L’assegnazione di un solo seggio senatoriale per ciascuna ripartizione elettorale, nonostante la forte differenza del numero degli elettori tra le stesse ripartizioni, le trasformerebbe di fatto in collegi uninominali.
La stessa cosa accadrebbe alla Camera per le due ripartizioni con minor numero di elettori.
Il profilo istituzionale relativo al versante degli italiani all’estero sarebbe, inoltre, in evidente contraddizione con le strategie che, con sempre maggiore convinzione, si perseguono da alcuni anni in ordine alla promozione integrata del Sistema Italia nel mondo, strategie ancorate ad una più incisiva “diplomazia economica”, a una rinnovata e più estesa “diplomazia culturale” e a una diretta partecipazione delle comunità di origine italiana e dei protagonisti delle nuove emigrazioni.
CONCLUSIONI
La realtà degli italiani all'estero è internazionale e sovranazionale. Essa rende l'Italia un Paese davvero globalizzato. Il senso del ruolo e dell'esistenza stessa delle comunità è prima di tutto il risultato della profondità del legame e dell'intensità dei rapporti con il Paese d'origine, oltre che degli interessi culturali, sociali e politici che uniscono l'Italia agli italiani all'estero e dai quali l’Italia ricava importanti contributi anche economici oltre che di immagine.
L'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all'estero è parte integrante del quadro costituzionale. Qualsiasi disconoscimento o limitazione del diritto primario di ogni cittadino con il taglio della rappresentanza diretta costituirebbe un grave colpo dal quale la rete delle presenze dell'Italia all'estero non riuscirebbe a risollevarsi.
Il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero non è contrario a una riduzione del nu-mero complessivo dei parlamentari italiani, ma esprime un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero perché una tale decisione approfondirebbe il vulnus nel sistema di rappresentanza che si è determinato nel momento in cui sono stati adottati parametri diversi e penalizzanti rispetto ai cittadini residenti all’estero.
Semmai, un’eventuale riforma della rappresentanza e del Parlamento dovrebbe avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso, vale a dire essere l’occasione per ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora c’è negata.
Pertanto, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, in virtù delle prerogative a esso riconosciute dalla sua legge istitutiva, chiede che nessuna ulteriore penalizzazione sia introdotta rispetto alle dimensioni della presenza degli eletti all’estero nel Parlamento nazionale, e chiede che il numero di 12 deputati e 6 senatori venga mantenuto aggiungendolo ai 400 deputati e ai 200 senatori proposti nel DL 264/2018”. (s. della noce\aise) 

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