Un tocco di maestria siciliana a Stoccarda per addolcire l’amaro pandemico - di Tony Màzzaro

STOCCARDA\ aise\ - In questa lunga fase di pandemia e di lockdown è aumentato l’uso di psico-farmaci, di violenze, di litigi e addirittura di tentati suicidi. Fortunatamente questa brutta faccia della medaglia ne ha una orientata al positivo: giochi di società, supporto nella gestione della casa e della cucina. Quasi tutti lamentano di aver messo su qualche chilo. L’avidità aumenta a dismisura quando si tratta di dolci siciliani e napoletani.
A Stoccarda, città in cui risiedono oltre 16 mila connazionali, la pasticceria più gettonata è la Gelsomino che vanta una lunga tradizione di famiglia. A fondarla nel 1993 è stato il Antonio Gelsomino, oggi 69enne, pasticciere di lungo corso di Niscemi (Catania) la cui arte ha trovato grande apprezzamento addirittura in Vaticano e al Cremlino.
Nel capoluogo svevo-badense, anche in questo periodo di restrizioni, di ferree regole di distanziamento sociale e di accortezze, si formano lunghe code davanti alla pasticceria di famiglia per accaparrarsi un vassoio di dolciumi freschi e secchi. I pezzi forti che vanno letteralmente a ruba, sono i cannoli, i babà e la cassata siciliana.
I 5 membri della famiglia non riescono a soddisfare la richiesta del crescente numero di avventori italiani, tedeschi e di altre nazionalità.
“Fortunatamente – ci dice il 37enne Giacomo, il maggiore dei figli maschi - in questo periodo di pandemia non vi sono matrimoni, battesimi e comunioni. Altrimenti non sapremmo come far fronte alla crescente richiesta. È da tempo che siamo alla ricerca di pasticcieri italiani per rinforzare la nostra squadra di cui fa parte anche mia madre, ma è come cercare l’ago nel pagliaio”.
Il figlio minore ricorda che esattamente un anno fa, quando il governo tedesco decretò la chiusura anche di bar e caffetterie, tutta la famiglia si sentì crollare il mondo addosso.
“Dopo qualche settimana – aggiunge il 34enne Francesco - capimmo che bisognava cambiare metodo e sistema di vendita ovvero tentare di inserire anche i nostri prodotti sui social come fanno molte pizzerie e diversi ristoranti. È stata la nostra àncora di salvataggio”.
Lo Stato tedesco, è vero, ha erogato tempestivamente molti ristori nella fase di chiusura obbligatoria, ma con l’asporto, sia i produttori che i consumatori sono più soddisfatti perché tutti respirano un po’ di normalità di vita lavorativa e sociale anche se distanziati.
Certo, le attese per il servizio di consegne si allungano, ma per i peccati di gola si è disposti a fare anche lunghe file. E le occasioni in questo mese di marzo non mancano: la festa di San Giuseppe il 19 marzo e la Pasqua il 4 aprile.
Oltre ai cannoli e pasticcini, per la Festa del Papà non dovrebbero mancare le zeppole napoletane (ciambelle ripiene di crema pasticciera e guarnite con amarene sciroppate e uno spolverato di zucchero a velo) e le sfinci siciliane (grossi bignè fritti e alveolati farciti con crema di ricotta, zucca canditi, decorati con granella di pistacchi, ciliegie e scorze d’arancia candita).
Per Pasqua, contro la commerciale Colomba potrebbe competere la pastiera napoletana fatta a base di pasta frolla, grano, ricotta, uova e dal profumo intenso di fiori d’arancio che un tempo le massaie portavano a cuocere al forno a legna dai fornai di quartiere. Oggi la pastiera può essere preparata e cotta in ogni casa. (tony mazzaro*\aise)
* consigliere CGIE Stoccarda