Canarie/Apice: “no” alla soppressione del consolato onorario di Las Palmas

LAS PALMAS\ aise\ - Nella guida pratica per il corpo diplomatico accreditato in Spagna del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del 2017, si afferma, secondo quanto descritto da Stefano Dottori dell’Associazione APICE - Associazione per i Pensionati e Connazionali Italiani all’Estero attiva nelle isole Canarie, che non si può avere un consolato di carriera e un consolato onorario nella stessa località. Dunque, se esiste un consolato di carriera in una certa zona dell’arcipelago (come quello che verrà istituito prossimamente ad Arona, isola di Tenerife) non è possibile che vi siano anche i consolati onorari come quello di Santa Cruz a Tenerife e quello di Las Palmas a Gran Canaria. E questa è una scelta che sta generando diverse preoccupazioni nella comunità italiana lì residente.
Dottori ha infatti evidenziato come “la conseguenza dell’applicazione di tale normativa porti alla chiusura del Consolato Onorario di Las Palmas con serie ricadute sui cittadini italiani residenti nell’isola di Gran Canaria. In prima battuta si possono rilevare più aspetti negativi (forse possono essercene anche altri): si viene a creare una discriminazione nei confronti della popolazione italiana presente nell’arcipelago canario rispetto ad altre etnie straniere che invece possono mantenere questo stato di doppia presenza consolare perché strutturato antecedentemente a questa direttiva; problemi come la gestione della documentazione per persone vittime di delitti, rimpatri, assistenza per incidenti di vario genere, assistenza ai familiari di persone arrestate, morte e rimpatrio della salma, nonché assistenza morale ed economica dei congiunti (tutti fattori che richiedono l’immediata presenza di un rappresentante ufficiale italiano); gli eventi del punto precedente dovranno, in conseguenza, essere affrontati e risolti dalle Autorità spagnole, data la particolare urgenza, con relativo aggravio di lavoro per le strutture ufficiali canarie; la considerazione che molti italiani che avrebbero preferito trascorrere le proprie vacanze nell’isola di Gran Canaria, non vedendosi più sostenuti i rassicurati da un riferimento certo come la presenza di una personalità come quella del Console, preferiranno scegliere altri luoghi, con la relativa perdita economica da parte delle strutture ricettive dell’isola (teniamo presente che la fondamentale ricchezza dell’Arcipelago canario è proprio il turismo); la difficoltà a gestire da una sola isola l’intero arcipelago (si parla di una presenza di cittadini italiani che è di circa 40.000 unità; abbandono dell’isola da parte di numerose imprese italiane che portano lavoro alla popolazione canaria perché non più assistite prontamente dall’attività consolare e quanto altro potremmo aggiungere”.
“I signori del Governo spagnolo - aggiunge ancora il rappresentate dell’associazione italiana presieduta da Giuseppe Bucceri - dovrebbero, alla luce di tutto questo, rivedere le proprie posizioni e rendere la permanenza degli italiani sull’isola più sicura per quanto riguarda la loro assistenza e farsi carico, quindi, di una sostanziale revisione della normativa sopra accennata”.
Ci sono un paio di esempi che Dottori ha poi voluto elencare a riguardo: “1. il sig. X perde i suoi documenti; attualmente il console è in grado di rilasciare un’attestazione provvisoria che qualifichi l’identità del signor X. Quando ciò non sarà più possibile dovrà essere l’Autorità spagnola a farsi carico di tale situazione con relativo aggravio di lavoro, responsabilità e spese per i relativi uffici canari; 2. il sig. Y passa a miglior vita; attualmente il console si preoccupa, anche affrontando delle spese, di far rientrare la salma nel Paese natìo. Quando ciò non sarà più possibile dovrà essere l’Autorità spagnola a dover compiere tutti gli atti necessari per il rientro in Patria della spoglia con ulteriori costi e lavoro per gli uffici preposti a tale evento”.
“Questi sono solo due esempi, forse estremi, ma reali ed assieme a questi potremo citare tante altre situazioni urgenti e di emergenza che potrebbero portare a risultati tragici senza l’immediato intervento di un’opportuna Autorità che dovrà essere in grado di affrontare la situazione nel modo più completo. Conseguenza: un maggior lavoro per lo Stato canario, maggiori responsabilità e notevoli spese conseguenti”, aggiunge.
“Ancora, volendo parlare dei certificati di esistenza in vita - spiega -, la nuova struttura di Arona dovrà farsi carico di altri 10,000 certificati da produrre (con due soli incaricati); considerando i trasporti, le difficoltà di collegamento ci chiediamo come potranno svolgere correttamente e tempestivamente tale lavoro nel breve termine di due/tre mesi, quando precedentemente, tale attività veniva svolta con circa dieci persone (vari collaboratori che aiutavano e svolgevano l’ingente lavoro dei due consolati onorari). Al di là dei problemi dei quali il Governo spagnolo/canario dovrà farsi carico, sarebbe stata cosa gradita un intervento autorevole da parte dei Com.it.es. e della nostra Ambasciata che finora non ha espresso alcuna parere in merito. Sicuramente avranno interpellato le dovute Autorità per fare chiarezza, ma vorremmo tutti sapere come sta procedendo la questione”.
Dottori afferma che a tutti e diciotto i parlamentari italiani eletti all’estero è stata riportata “questa dolorosa situazione” e che “verrà data comunicazione anche al Ministro degli Esteri ed ai sottosegretari della Farnesina e in più a tutti i Presidenti e vicepresidenti delle Commissioni Parlamentari Estero”.
“In passato c’era il totale accordo per l’ipotesi del 2019 presentata dall’ex ambasciatore e dall’ex sottosegretario Merlo che poneva l’ufficio di Arona come punto centrale dell’Autorità consolare italiana nell’arcipelago canario e con il quale il nostro console onorario di Las Palmas avrebbe collaborato - ricorda Dottori -, cosa che avrebbe portato un beneficio per tutti in quanto il servizio sarebbe stato più efficiente con spese molto contenute, contro quelle previste, notevolmente superiori per dare vita al nuovo progetto. Tutti erano d’accordo per questa operazione - sostiene - perché il servizio avrebbe avvantaggiato l’intera popolazione italiana residente nell’arcipelago mentre, oggi, proponendo la chiusura anche del solo consolato di Las Palmas si avrebbe solo l’ufficio di Arona (Tenerife) con un costo pressoché sei, sette volte superiore per avere un servizio paralizzato. Con queste nuove iniziative viene a cadere un’ipotesi che era interessante, positiva e migliorativa”.
“Sarà necessario un serio ripensamento da parte delle Autorità spagnole e italiane - sottolinea infine -, tenendo presente la particolare geografia delle isole canarie e la reale difficoltà a svolgere il lavoro necessario nell’interesse di tutti. Le notizie giunte sono state apprese per vie traverse, chiacchiere di corridoio che sono state poi confermate quando è stata sollecitata una risposta ufficiale. Perché questo ritardo nell’informazione di quanto sta accadendo?”.
Alla luce di tutto questo, dalla comunità italiana è stato istituito un Comitato per il “NO alla chiusura del Consolato di Las Palmas”, presieduto dal Presidente dell’APICE, Giuseppe Bucceri, con il rappresentante dell’associazione Fogolar Furlan, Maurizio Mior, con l’appoggio di Radio Calima e Vulnaro.
Il comitato, al momento, è in attesa di una risposta da parte della Ministra de Asunto Exteriores, Union Europea y Coopercion, Arancha Gonzalez Laya, alla quale è stata inviata una lettera dal Presidente del Cabildo Senor Antonio Morales Méndez nella quale ha esposto tutta la questione. “Siamo sicuri della buona volontà della nostra Ambasciata a trovare una più idonea soluzione per il bene di tutti i connazionali - conclude Dottori -. Le nostre battaglie sono e continuano rispettando tutti e nella maniera più educata. Nessuna guerra, ma una soluzione”. (aise)