Il Volo torna in tour negli USA: l’intervista di Mucci (We the Italians)

ROMA\ aise\ - “Nel 2015 partecipai al mio primo Gala della National Italian American Foundation a Washington, DC. Un po’ intimorito dalla grandezza della location, dalle 2000 personalità in smoking o abito da sera, e dall’importanza dei presenti, scoprii che al mio tavolo c’erano amministratori delegati e manager di grandissimo livello, con le rispettive mogli. La mia sorpresa fu grande quando, arrivato il momento dell’esibizione musicale, li vidi scattare in piedi e ballare entusiasti. A farli impazzire di gioia e orgoglio italiano erano tre giovani ragazzi italiani di grande talento, Gianluca, Ignazio e Piero: Il Volo. Non lo dimenticherò mai, ed è anche per questo che sono felice e orgoglioso di dare loro il benvenuto su We the Italians, alla vigilia del loro nuovo prestigioso tour autunnale negli Stati Uniti”. Questa la premessa con la quale parte l’intervista che Umberto Mucci, fondatore e direttore del portale We the Italians, ha realizzato ai 3 componenti de “Il volo”.
D. Ciao ragazzi! Grazie di essere su We the Italians. Come vi siete conosciuti e come avete iniziato a cantare insieme?
R. Noi ci siamo conosciuti nel 2009 in un talent show televisivo della RAI chiamato “Ti lascio una canzone”. Il produttore di questo programma televisivo ha sentito questi tre ragazzi con la voce da adulto e ha deciso di mettere le nostre tre voci insieme e ricordare i tre tenori, in maniera simpatica, chiedendoci di cantare O Sole Mio. E’ stato il primo brano che abbiamo cantato insieme, e da quel programma italiano che ha avuto un grande successo a livello di audience e di share, siamo stati catapultati nel mercato americano firmando un contratto con una major americana, la Interscope, parte della Universal Music. Il nostro è stato effettivamente al 100% il famoso sogno americano. Abbiamo firmato il contratto americano e abbiamo dato vita al nostro primo album, Il Volo. E da lì è iniziato il nostro percorso artistico.
D. Eravate innamorati dell’America fino da bambini?
R. Sicuramente la curiosità grande, da bambini, era quella di vedere le macchine e le strade, e i taxi gialli perché comunque l’abbiamo sempre vista dai film e i telefilm: il primo che ci viene in mente è “il Principe di Bel Air”. Dunque i taxi gialli, le strade immense a sei corsie, e le macchine enormi sono i primi ricordi da piccoli che abbiamo della curiosità di vedere un giorno l’America: noi siamo di tre parti diverse dell’Italia ma in nessuna c’erano queste cose.
Eravamo molto piccoli, era difficile poter sognare altro, in quell’età. Ovviamente già da piccoli pensare di andare in America era difficile, ci si chiedeva quante ore durasse il viaggio… però da piccoli ascoltavamo anche Elvis Presley e naturalmente Frank Sinatra e Dean Martin, perché i nostri genitori ci hanno trasmesso anche la passione per la musica americana. Alcuni di noi hanno anche qualche parente in America, come una grande parte degli italiani che vivono in Italia. Sembrava tutto così lontano, allora, ma invece poi alla fine l’abbiamo vissuto e continuiamo a viverlo quotidianamente ed è fantastico.
D. Che nomi mi fate, se vi chiedo il/la cantante o il gruppo italoamericano che preferite?
R. I più grandi cantanti italoamericani che apprezziamo sono Frank Sinatra, Dean Martin, Perry Como, Lady Gaga, Tony Bennett e anche Michael Bublè, che anche se canadese canta in inglese e il continente è sempre quello. Tra l’altro due di noi, Ignazio e Piero, hanno origini siciliane come Frank Sinatra e Lady Gaga, mentre Gianluca ha origini abruzzesi come Perry Como, Dean Martin e Michael Bublè. Invece Tony Bennett ha origini calabresi.
Questo dimostra che per noi le più grandi voci americane hanno sangue italiano, e ne guadagna la melodia. Ecco perché culturalmente la musica riesce a superare le barriere del linguaggio: musicalmente l’America è anche figlia un po’ della nostra cultura musicale e anche di quella vocale”.
L’intervista completa è disponibile a questo link. (aise)