LA VERGOGNA - DI DINO NARDI

LA VERGOGNA - di Dino Nardi

ZURIGO\ aise\ - "Sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito": così viene definita la vergogna dalla Treccani.
C’ERA UNA VOLTA - I più anziani ricorderanno certamente che la parola "vergogna" e, magari, l’imperativo "vergognati" ricorrevano spesso sia in famiglia che a scuola o in altri contesti e ci facevano comprendere, fin da piccoli, cosa si poteva dire e cosa no, cosa si poteva fare e cosa no. Chi non ricorda le vampate di rossore delle guance che manifestavano esteriormente la vergogna di essere stati scoperti di aver commesso qualcosa di brutto, anche piccole marachelle: aver detto una bugia o una parolaccia, essersi appropriati di qualcosa che non ci apparteneva, aver preso un brutto voto a scuola, aver danneggiato di proposito un qualche bene pubblico, aver fumato una sigaretta di nascosto e così via di seguito fino alla vergogna per aver commesso cose molto più gravi.
MA CHE SARÀ MAI! - Tutto questo fino a qualche lustro fa, poi la morale e la cultura in Italia, piano piano, si sono geneticamente modificate - facendo scomparire, tra l’altro, la "vergogna" - con l’avvento delle radio private e soprattutto delle tv commerciali che hanno sdoganato parolacce e volgarità di ogni genere: basti pensare, per esempio, a programmi degli anni Ottanta del secolo scorso e ai vari altri talkshow dove tra gli ospiti non mancava mai (e non manca, ancora oggi) un attaccabrighe e distributore di volgarità allo scopo (sic!) evidente di aumentare l’audience del programma. Un crescendo di parolacce e volgarità di cui è colpevole anche il lassismo di chi sarebbe dovuto intervenire con fermezza per bloccare da subito espressioni e manifestazioni razziste nonché offese inusitate dei vari leghisti nei confronti di rappresentanti delle istituzioni (compreso il Presidente della Repubblica) o dei suoi simboli (il Tricolore) e l’esplosione dei "vaffa" grillini nelle piazze italiane.
Così che oggi in Italia siamo arrivati al punto che altro che la "vergogna" di antica memoria, siamo arrivati ad un degrado sociale e morale incredibile in cui ognuno può fare e dire impunemente ciò che vuole senza che nessuno se ne faccia più meraviglia o crei dell’imbarazzo. Basta guardarsi intorno o seguire le cronache quotidiane attraverso i media: a scuola un figlio prende un brutto voto, oppure non passa ad un esame? I genitori protestano con il dirigente scolastico o con la preside se non addirittura prendendosela di brutto con l’insegnante (e pensare che in Giappone ancora oggi i maggiori casi di suicidio riguardano ragazzi e giovani che si tolgono la vita per la vergogna di una bocciatura!); per strada e nelle piazze si può inneggiare impunemente al fascismo ed al nazismo menando brutalmente chi osasse redarguirli (in questi giorni è accaduto a Venezia a danno dell’ex deputato Arturo Scotto); accade spesso che negli stadi si offendano con epiteti irripetibili i calciatori di colore della squadra avversaria e per strada si maltrattino - e non sempre limitandosi alle sole offese verbali - i malcapitati extracomunitari che si incontrano, in particolare quelli di colore, magari anche dopo essere usciti dalla chiesa ed aver partecipato alla tradizionale funzione domenicale; si danneggiano i beni pubblici, siano essi segnali stradali, lampadine dell’illuminazione o panchine nei parchi senza che nessuno osi intervenire per fermare questi vandali; più o meno sotto gli effetti dell’alcool o della droga (ma non obbligatoriamente) si fanno i propri bisogni corporali all’aperto ovunque ci si trovi, sia in un centro abitato o in un sito di pregio artistico, senza provare alcun imbarazzo; spinti dal sentirsi maggiormente al riparo da furti e rapine, da qualche anno gli italiani sono diventati degli straordinari appassionati cinofili ma molti di loro evitano poi di raccogliere le loro feci "dimenticandole" sui marciapiedi costringendo i pedoni a dei veri e propri slalom e guai a far loro osservare il comportamento incivile perché altrimenti si verrebbe mandati, come minimo, a quel paese; evitiamo infine, per amor di autisti essendolo un po’ tutti, di ricordare quello che accade per strade, autostrade e parcheggi selvaggi con l’abuso delle quattro frecce ove impera la regola "io faccio i caxxi miei e tu fatti i tuoi!" tanto che in auto si è perduto il vecchio vizio, tutto italico, di mostrare le corna per non rischiare brutte conseguenze. E questi citati, si badi bene, sono solo alcuni esempi.
Morale: oggi una parola, un gesto, per cui una volta ci si sarebbe vergognati, portano invece a commentarli con un salvifico "ma cosa sarà mai!". Purtroppo.
Eh sì, purtroppo oggi in Italia si è raggiunto un degrado sociale e morale che ai più anziani, come il sottoscritto, non può che far venire la nostalgia di quella "vergogna" che un tempo ci aveva fatto spesso imbarazzare ed arrossire! (dino nardi*\aise)
* esperto “Sociale & Dintorni” di Radio LORA e L’ECO Tele7 

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