RACCONTI DALL'ESTERO: L’UNIVERSITÀ DI FERRARA DÀ VOCE AI SUOI STUDENTI IN ERASMUS

RACCONTI DALL

FERRARA\ aise\ - Un “viaggio virtuale” tra le storie e le esperienze dei suoi studenti all’estero: lo ha cominciato, ai tempi del Covid, l’Università di Ferrara che sul sito ospita la rubrica “Racconti dall’estero”. Giunto alla settima tappa, il viaggio questa settimana di ferma a Cordoba, in Spagna, dove è in Erasmus Carlotta Gelsomina Melchioni, studentessa di lingue e letterature moderne. Ad intervistarla per il portale è stata Serena Negri (studentessa in Economia) con la collaborazione di Carlotta Cocchi.
Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“D. Ciao Carlotta, se ti dicessi “Erasmus” mi potresti raccontare cosa significa per te?
R. Diciamo che l’Erasmus è una delle esperienze migliori che ti possano capitare durante il tuo percorso universitario; secondo la mia opinione, tutti dovrebbero avere la possibilità di farne uno. All’inizio sei un po’ spaventato, vai in una nuova città, sai che dovrai affrontare una nuova realtà: nuovi amici, nuovi coinquilini, nuova casa, nuova università... ed è tutto sulle tue spalle, puoi solo contare unicamente su te stesso. Io ho avuto la fortuna di trovarmi subito bene con le mie coinquiline così da sentirmi a casa nella mia nuova città, Córdoba, un gioiello dell’Andalusia, appartenente alla Spagna. Mi sono rivolta ad associazioni Erasmus che mi hanno aiutata ad integrarmi all’inizio della mia nuova esperienza; mi hanno permesso di viaggiare all’interno del territorio, mi hanno dato l’opportunità di scoprire un’università diversa da quella di Ferrara, e proprio qui ho avuto la possibilità di conoscere tante persone nuove che sono diventate parte di me e che mi hanno lasciato ricordi che non dimenticherò mai. Seppur provenienti da diverse parti del mondo, ciò che ci accomunava era la stessa voglia di viverci al meglio questa incredibile esperienza!
D. Ti è piaciuta la città?
R. Mi sono letteralmente innamorata di questo posto, tanto che ho deciso di prolungare il mio Erasmus, prolungando il mio soggiorno per altri sei mesi; la durata del mio percorso sarà quindi un anno. Dato il prolungamento della mia esperienza ho deciso di iniziare anche il tirocinio presso l’azienda Erasmus a cui mi ero appoggiata.
D. Come hai vissuto l’arrivo di questo virus temibile e sconosciuto?
R. Ovviamente non mi aspettavo che succedesse quello che è successo... ovvero, l’arrivo del COVID. Ho visto tanti ragazzi arrivare nel secondo semestre che sono riusciti a godersi poco o niente dell’esperienza Erasmus a causa dell’emergenza, e ciò mi ha spezzato il cuore. A differenza loro ho avuto la possibilità di vivere a pieno questa esperienza e la città ospitante e proprio per tale motivo non posso che ritenermi fortunata. Vivere questa esperienza, durante il momento del lockdown non è stato semplice. Alcuni di noi si sono ritrovati soli, altri hanno condiviso questo delicato momento, con qualche coinquilino che non ha scelto di ritornare subito nel proprio Paese. Il tempo però scorre velocemente perché ti ritrovi a occuparti della casa, fare la spesa, devi studiare, e soprattutto, devi stare lontano dalla tua famiglia in un momento dove alla tv senti solo il numero dei casi che cresce.
D. Che emozioni ha generato in te l’imprevedibilità di questa situazione? Hai vissuto momenti di difficoltà?
R. In Spagna il virus è arrivato con un po’ più di ritardo rispetto all’Italia, ma noi studenti italiani iniziavamo già ad avere paura, perché sentivamo i racconti delle nostre famiglie. Non nego che tutto ciò abbia causato in noi spavento e incertezza; eravamo indecisi su cosa fare, se tornare o no dai nostri cari e conseguentemente trovarsi a dover lasciare l’università e quel sogno che stavamo vivendo. Le difficoltà si presentavano anche a causa dell’organizzazione degli aeroporti per i voli di rientro. I voli venivano organizzati un giorno per l’altro, senza una programmazione sicura che potesse garantirci il tempo per organizzare lo spostamento e le partenze; inoltre i costi richiesti dalle compagnie aeree, considerata la situazione di emergenza, si sono rivelati molto onerosi.
D. Trovandoti di fronte a difficoltà economiche e organizzative, qual è stata la tua scelta? Hai preferito restare con i tuoi nuovi amici o rientrare a casa?
R. Alla fine ho deciso di rientrare a casa dalla mia famiglia, con un volo straordinario. Ho scelto di aspettare il momento in cui è stata dichiarata la fine del lockdown, sia in Italia che in Spagna, per viaggiare, sfruttando situazioni più favorevoli e tranquille, rasserenata anche dalle notizie dell’importante decremento del numero dei casi. Nonostante ciò, mi considero una privilegiata, rispetto ad altri miei colleghi, dato che prima della partenza sono riuscita a salutare alcuni dei miei amici conosciuti durante questo percorso formativo all’estero.
D. Descrivimi le tue prime emozioni e sensazioni che hai vissuto nel rientrare a casa.
R. Il rientro a casa ha generato in me una grandissima emozione; tornare in famiglia, tra le proprie mura domestiche con i propri cari è stato emozionate. Anche se, avendo vissuto al di fuori dall’Italia durante questo periodo, ho dovuto attenermi alle rigide regole dettate dal governo italiano per contrastare i contagi e tutelare la mia famiglia; dover passare 14 giorni in isolamento, senza poter abbracciare i propri cari, è stato per me difficile.
D. Mi sembri una ragazza molto positiva e innamorata della vita, hai un messaggio da dare a chi come te ha vissuto o deciderà di affrontare questa esperienza?
R. Volevo dire a tutti i ragazzi che, come me hanno deciso di intraprendere questa esperienza, sia a quelli che sono ancora all’estero sia a quelli che hanno deciso di tornare a casa, che sono loro vicina. Spero che questo temibile virus possa diventare quanto prima un ricordo, magari grazie all’aiuto della scoperta di una cura o di un efficiente vaccino, in modo tale da poter permettere a tutti noi di recuperare questi mesi di stand-by con ancora più entusiasmo e voglia di fare!”. (aise) 

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