“Ve ricordeo de noi? La storia dei nostri emigrati”: Abm presenta la mostra fotografica

BELLUNO\ aise\ - “Raccontare istanti, epoche, situazioni. Ma soprattutto sottrarre all’oblio, farsi testimonianza concreta. È questo il merito delle fotografie. Tanto più delle fotografie che parlano di emigrazione”. Questa la prefazione del catalogo legato alla mostra fotografica che l’Associazione Bellunesi nel Mondo presenterà alle 11.00 di sabato prossimo, 12 giugno, a Giaon centro, frazione del comune di Limana, dal titolo “Ve ricordeo de noi? La storia dei nostri emigrati”.
Alla conferenza stampa prenderanno parte Milena De Zanet, sindaco del Comune di Limana, Oscar De Bona, presidente dell'Associazione Bellunesi nel Mondo, Isabella Pilo, giornalista e guida turistica, esperta Buzzatiana, Olinda Fiabane, presidente della Famiglia Ex emigranti della Sinistra Piave.
L’emigrazione, sempre leggendo la prefazione del catalogo, “è una tematica tra le più incisive nel plasmare la nostra storia e la nostra contemporaneità. Una questione che ha segnato l’Italia - e con essa il Veneto e la provincia di Belluno - sotto molteplici punti di vista: dalla sfera sociale a quella economica, da quella culturale a quella linguistica, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Eppure, nonostante questo peso, nonostante i numeri di un fenomeno onnipresente nei nostri territori, l’emigrazione è sempre rimasta un po’ sottotraccia, quasi nascosta, marginale non solo nel dibattito politico, ma anche nella costruzione di una memoria collettiva comunemente accettata. Per certi versi, potremmo dire che è stata dimenticata.
Un vero peccato, perché scordarsi di ciò che fu il nostro andare per il mondo non solo è un’ingiustizia, è anche uno spreco. Significa buttare via un’eredità di valori conquistati in decenni di sacrifici. Significa abbandonare un bagaglio che racchiude dignità, onore e rispetto ottenuto al prezzo di tanti bocconi amari anche laddove l’accoglienza era tutt’altro che a braccia aperte. Significa privarsi delle numerose tracce lasciate dai nostri emigranti nei Paesi che loro stessi hanno contribuito a rendere grandi. Significa rinunciare a guardare noi stessi, oggi, attraverso le lenti delle loro fatiche, ma anche dei loro successi. Significa sottrarsi a una preziosa lezione per rifocalizzare nella giusta prospettiva la nostra esistenza, voltare le spalle a un insegnamento grazie al quale affrontare il presente e il futuro con il giusto coraggio, quello che animò i “nostri” nella loro epopea.
Ecco ciò che ci offre lo straordinario patrimonio raccolto dal Comitato frazionale di Giaon e proposto in questa mostra. Ci regala l’occasione di riportare alla luce dettagli di quotidianità altrimenti perse per sempre, di ricongiungerci con il passato facendone un faro in grado di illuminare la traiettoria che ci attende. Ci dona la possibilità di rimediare alla nostra dimenticanza”. (aise)