Targa rimossa al Parco Martiri delle Foibe a Nettuno/ C10F: “fare luce sulla vicenda”

NETTUNO\ aise\ - È stata divelta qualche giorno orsono la targa con la frase di Dante Alighieri sul monumento che ricorda i “Martiri delle foibe” a Piazza Martiri delle Foibe, Nettuno (Roma). E la reazione del Comitato 10 Febbraio non si è fatta attendere, con Emanuele Merlino, Presidente del C10F: “L’apposizione della targa era stata autorizzata con delibera di giunta il 17 febbraio 2021. E, ovviamente, il testo inciso era stato inviato all’amministrazione comunale, con PEC, precedentemente all’approvazione stessa”.
“I giornali suggeriscono che il distacco della targa sia stata una decisione del Sindaco - ha spiegato Merlino - ma, ci domandiamo, con quale motivazione e perché il primo cittadino avrebbe deciso di rimangiarsi una decisione sottoscritta all’unanimità da lui stesso e da tutta la Giunta? Forse la rimozione è motivata dalla sinistra polemica politica che contestava l’utilizzo della frase dantesca del IX canto dell’Inferno: “sì com' a Pola, presso del Carnaro ch'Italia chiude e suoi termini bagna”. Polemica sterile, che paradossalmente avrebbe causato la “censura” del Sommo Poeta proprio nel 700° anniversario della morte” ha aggiunto ancora Merlino.
La targa, secondo chi ci si oppone, sia l’Anpi che il consigliere comunale Alicandri, era “revisionista e guerrafondaia”, in quanto rivendicava all’Italia territori di Slovenia e Croazia, e inoltre era manchevole di “correlazione con la giornata del ricordo”. Inoltre, la polemica era scaturita da parte dell’Anpi dopo che durante la cerimonia di installazione erano presenti gagliardetti e simboli fascisti come quelli dei gruppi Granatieri, Arditi e della Decima Mas.
L’Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, a seguito della cerimonia, aveva scritto: “è gravissima l’installazione di un cippo che rivendica come terre italiane Istria, Fiume e Dalmazia (oggi parte di Slovenia e Croazia), che rievoca il nefasto passato della dittatura fascista fatto di politiche nazionaliste, di aggressione e italianizzazione forzata che hanno portato ad atroci e tragiche conseguenze tanto per gli italiani quanto per le popolazioni slave che subirono deportazioni, stragi, distruzioni delle città e crimini di guerra rimasti impuniti nel dopoguerra”.
Dopo la rimozione, il consigliere comunale, Genesio D’Angeli, ha presentato una denuncia penale per capire chi ha tolto la targa e con quale motivazione. Infatti, una volta deliberata l’apposizione, l’epigrafe non è più di proprietà personale di nessuno ma di tutta la città e, per rimuoverla, occorre una delibera, che non risulta esserci stata. Secondo D’Angeli “se fosse stato un atto unilaterale del Sindaco, sarebbe gravissimo, oltre che illegittimo”.
“Vogliamo - concludono dal C10F -, che venga fatta luce sulla vicenda, che la targa sia rimessa al suo posto e se ci sono stati reati venga perseguito il responsabile materiale e chi ha ordinato l’asportazione della targa. In particolare, chiediamo al Sindaco Alessandro Coppola di spiegare cosa sia successo, se è vero che si sia trattata di una sua scelta e, nel caso, con quali motivazioni ideali e formali”. (aise)