AMERICA LATINA, ITALIA E UE: RINSALDARE I RAPPORTI

AMERICA LATINA, ITALIA E UE: RINSALDARE I RAPPORTI

ROMA\ aise\ -L’America Latina negli scenari globali. Dalla fine del Sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale”, a cura di Raffaele Nocera e Paolo Wulzer. Così si intitola il libro presentato ieri pomeriggio in conferenza a Palazzo Massimo, a Roma. Ma più che di una presentazione canonica, per l’incontro di ieri si può parlare di vero e proprio dibattito sull’evoluzione sociale e politica dell’America Latina e sui possibili scenari futuri che coinvolgono la cooperazione e i rapporti socio-politici tra Italia, e l’Unione Europea in generale, e America Latina. Ad intervenire alla conferenza, infatti, oltre agli autori che hanno curato il volume edito da Carocci Editore e promosso dal Centro Studi di Politica Internazionale, sono stati il Viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Marina Sereni, e il Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Piero Fassino.
Il volume presentato ieri copre un orizzonte temporale che va dalla fine della guerra fredda, cioè gli ultimi anni degli anni ’80, fino ad arrivare al 2019, poco prima della crisi pandemica. Un’evoluzione che ha visto prima un passaggio in continuità con il passato, la fine delle dittature militari, l’ascesa del centro-sinistra a livello governativo, per concludersi infine con una nuova svolta “conservatrice e reazionaria” con l’elezione di Mauricio Macri in Argentina prima e di Bolsonaro in Brasile poi, senza poter calcolare cosa stia significando e significherà ancora l’impatto della pandemia in America Latina. E su questo, e sugli scenari politici futuri, si sono concentrati gli interventi della rappresentante del Governo e di quello del Parlamento.
Fulcro centrale del convegno, dunque, è stata la relazione tra Italia e America Latina, di cui ha parlato anche Piero Fassino, specificando come, “praticamente da sempre”, l’America Latina rappresenti “un naturale partner strategico dell’Italia e dunque dell’Unione Europea”. E questo, secondo il presidente della Commissione Esteri della Camera, “lo si deve alle gigantesche comunità italiane presenti in America Latina”. Dal Cile al Brasile, dall’Argentina al Venezuela, infatti, esistono “radici antiche, coltivate nel tempo, e che rappresentano un patrimonio straordinario per l’Italia, che oggi continua ad essere altrettanto importante, per i rapporti commerciali e non solo”. Per questo si sta pensando alla creazione di una Commissione Bicamerale per gli italiani nel mondo, che rafforzerebbe il rapporto tra parlamento e comunità italiane anche in America Latina, dove sono molto grandi. Secondo Fassino, l’Italia, in questo scenario, “deve svolgere una figura di guida, in quanto l’Ue è il primo investitore e il primo attore di cooperazione in America Latina, quindi è chiamata a un ruolo di partnership strutturato con tutta la Regione, anche perché nell’Unione Europea sono 3 i paesi ad avere rapporti stretti con quell’area: Spagna, Portogallo (per ragioni storiche e linguistiche) e Italia”. Nel prossimo futuro, dunque, sono necessari interventi a favore della popolazione latinoamericana per la lotta al Covid-19, ha riferito Fassino, “che sta causando una recessione grave”. Ma bisogna continuare anche con altri strumenti specifici per la “cooperazione regionale”, che deve anche andare oltre alle questioni esclusivamente economiche, sforando anche in quelle politiche. Ed è dentro questo schema che l’Ue può e deve avere un “ruolo di stabilizzatore democratico”, e l’Italia, nello specifico, deve assumersi “questa responsabilità”.
“Il libro offre chiavi di lettura non scontate - ha detto nel suo intervento il viceministro agli Esteri Sereni -. E cerca di capire il senso politico delle relazioni dell’Italia con l’America Latina”. Un senso politico che, come chiarito in precedenza anche da uno degli autori nel suo intervento, Paolo Wulzer, spesso “non è tradotto rispetto all’esistenza di valori e principi che legano America Latina e Ue”. Di fatto, infatti, la relazione fra le due regioni, in questi 30 anni analizzati dal libro, “ha faticato a camminare”. E al partenariato economico, come evidenziato dal viceministro, “non hanno mai corrisposto risultati sul piano strettamente politico”. Questo, sempre secondo Sereni, “lo si deve al fatto che c’è una crisi dell’Ue a muoversi in maniera unitaria. L’ascesa di populisti e sovranisti in Europa ha fermato l’ambizione da attore globale dell’Ue”. E così anche in America Latina, dove le mosse comunitarie sono ancora più complesse. Due sono i fattori che secondo l’esponente del Governo che possono far cambiare i rapporti nel prossimo futuro: il primo è la pandemia, “che, da un verso, è un acceleratore di disuguaglianze e di crisi del multilateralismo, ma, dall’altro, è anche una possibilità di cambiamento in senso di mutualismo e di scarica di vivacità per il multilateralismo. Perché sia Europa che America Latina - ha sottolineato - sono chiamati a muoversi a livello regionale, in quanto nessuno, neanche il gigante brasiliano, può permettersi di avere il peso che avrebbe come regione”. E, dunque, proprio in questo senso, ha enfatizzato Sereni, “l’interesse nazionale italiano sta in un’Unione europea più forte”. La priorità italiana, attualmente, non può che essere l’area del Mediterraneo e del Nord Africa, ma “resta il forte interesse al rilancio dei legami tra Europa e America Latina, e non solo da un punto di vista economico”.
Il secondo fattore di incertezza per il prossimo futuro politi delle relazioni, secondo Sereni, sono le elezioni negli Stati Uniti, perché “Trump non è mai stato a favore dell’Ue, e ha tifato per la Brexit, il che ha reso e rende il dialogo più complicato”. E dunque “sarebbe più semplice dialogare con Biden, anche su alcune crisi latinoamericane, come nel Venezuela”. Infine, a chiusura del dibattito, il viceministro si è concentrata sull’Italia. Nello specifico ha spiegato la necessità di “cominciare a ragionare sulla nuova conferenza Italia-America Latina”, la cui decima manifestazione dovrebbe, condizionale d’obbligo vista la situazione coronavirus, svolgersi il prossimo anno. Ma soprattutto, il Governo vuole rafforzare “il lavoro dell’IILA” e della cooperazione in generale, avvicinandosi così nel migliore dei modi alla 10° conferenza tra le due regioni. (l. matteuzzi\ aise) 

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