L’IILA fra presente e futuro sostenibile

ROMA\ aise\ - Cooperazione ambientale, culturale, scientifica, ma anche temi pratici, incontri istituzionali, progetti concreti e campagne vaccinali: sono tanti i progetti e gli argomenti che l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino America (IILA), continua a perseguire e trattare in Italia, in Europa, e soprattutto in quel sub-continente d'oltreoceano fortemente toccato dalla crisi attuale, sanitaria, economica e sociale, legata alla pandemia da Covid. A un anno dal nostro ultimo incontro, abbiamo raggiunto nuovamente il Segretario Generale dell’IILA, Antonella Cavallari, che ci ha raccontato come abbia lavorato, stia lavorando e lavorerà nel prossimo futuro l'organizzazione, in una cornice difficile da molti punti di vista che offre, però, anche delle opportunità da cogliere, specie riguardo la sostenibilità ambientale, che non è solo un tema, per la Segretario Generale, ma è IL tema.
D. Buongiorno Segretario Generale, intanto la ringrazio per rispondere alle mie domande. Ci siamo incontrati nel giugno del 2020, quando lei entrava in carica in un periodo assai complicato a causa della pandemia. Nel nostro incontro parlammo della “nuova IILA” che lei aveva in testa, basata, in particolare, sullo sviluppo sostenibile. Siete riusciti a concentravi, in questo anno nefasto, su quell’argomento così importante per tutti (pensando dunque ancora a un futuro migliore), oppure vi siete dovuti concentrare su altre tematiche più pressanti e immediate?
R. Certamente, la pandemia ci ha mostrato chiaramente i limiti dell’attuale modello di sviluppo – in Europa e nel resto del mondo – quindi i progetti intesi a favorire la trasformazione dei sistemi produttivi e delle stesse società verso modelli compatibili con il rispetto dell’ambiente, e direi anche con una più forte coesione sociale, sono diventati una necessaria risposta alle enormi sfide – non solo sanitaria ma anche economica e sociale - poste dalla pandemia. Non si tratta in altri termini di una alternativa, se si guarda al fondo del problema questa è la “tematica più pressante e immediata”. L’ emergenza - che è cosa diversa - è naturalmente quella della produzione ed equa distribuzione dei vaccini, ma su questo direi che le mosse principali sono demandate ad altri organismi internazionali e ai singoli Governi.
Per incentivare la trasformazione sostenibile, che ripeto è condizione essenziale per la ripresa, abbiamo lanciato insieme a Symbola un interessantissimo progetto, “Città Verdi in America Latina”, che intende in una prima fase – quella attualmente in corso – raccogliere i migliori esempi di urbanizzazione sostenibile in Italia e in America Latina per ispirare nuove politiche pubbliche e favorire i contatti diretti con le realtà interessate. In una fase successiva, in partnership con ENEL, l’idea è quella di contribuire alla realizzazione di veri e propri esempi di località “verdi e circolari”, in cui il paradigma della crescita urbana sia coniugato nel rispetto delle risorse ambientali e della qualità di vita dei cittadini. In una Regione dove il tasso di urbanizzazione raggiunge l’81% partire dalle città è fondamentale: esse sono il problema ma anche parte della soluzione.
A questo progetto se ne aggiungono altri nei vari settori in cui IILA è attiva: quello della cooperazione allo sviluppo, con progetti finanziati dalla DGCS (Direzione Generale Cooperazione e Sviluppo della Farnesina) a favore dell’agricoltura di precisione e delle coltivazioni tradizionali (entrambi con lo scopo di contribuire alla sicurezza alimentare nel rispetto della sostenibilità) e più in generale delle PMI, per incentivarne lo sviluppo tecnologico e green. Ma anche nell’ambito della Segreteria culturale e di quella Tecnico Scientifica di IILA molti progetti sono orientati ad attirare l’attenzione sulla tematica della sostenibilità: dai Quaderni culturali (“Siamo ciò che mangiamo”) al finanziamento di borse di studio scientifiche su materie connesse. Infine, anche il settore della formazione professionale presta particolare attenzione ai settori chiave per la ripresa, ad esempio quello del turismo sostenibile.
D. Dopo un anno dallo shock del lockdown, l’Italia, e ancora di più l’America Latina, sono tornati in una grave crisi legata alla pandemia e non solo. Com’è la situazione dall’altra parte dell’oceano in questo momento, sia a livello pandemico che ambientale e istituzionale?
R. A livello pandemico purtroppo la Regione è quella che sta pagando di più in termini di perdite di vite umane in proporzione alla popolazione: oltre 800.000 vittime su un totale di quasi 23 milioni di contagi. La percentuale dei decessi è del 27,8 del totale mondiale a fronte del fatto che la popolazione latinoamericana rappresenta solo l’8,9% della popolazione mondiale. Anche la contrazione delle economie, salvo qualche rara eccezione, è molto significativa: i dati OCSE indicano in media una riduzione del 9% del PIL per l’area nel 2020, con una perdita di oltre 8,5 milioni di posti di lavoro. Secondo studi della CEPAL ci vorranno 10 anni per recuperare i livelli pre-pandemia, se la crescita resterà bassa come lo è stata negli ultimi sei anni pre-covid (intorno allo 0,3%) e almeno 3 anni se invece la crescita sarà più robusta (almeno 1,8%, che rappresenta la media dell’ultimo decennio). Non solo, in molti casi – come nel resto del mondo – si sta assistendo ad un retrocesso di alcuni indicatori, ad esempio quelli relativi alle diseguaglianze sociali, alla povertà estrema e alla condizione della donna, che negli anni scorsi avevano invece mostrato grandi progressi. Sempre la CEPAL parla di pericolo di una nuova “decada perdida”, e invita a passare ad una “decada de accion”, ad adottare tutte le possibili misure e strategie per non “sprecare” l’opportunità di un cambiamento radicale quanto necessario, una possibilità che oggi appare concreta se si vorranno adottare molto rapidamente le politiche che molti organismi regionali e internazionali hanno evidenziato: dall’utilizzo preferenziale di strumenti finanziari che non gravino sul debito pubblico (come i Diritti Speciali di Prelievo del FMI, o le rinegoziazioni dei debiti pregressi) all’adozione di politiche fiscali più eque e di politiche monetarie che rendano accettabili i deficit destinandoli in larga misura ad investimenti strutturali. Nel complesso, i governi della regione stanno adottando misure abbastanza adeguate di contenimento della crisi economica: se non ci fosse stata una spesa pubblica pari in media al 4,5% del PIL, la povertà avrebbe colpito 230 milioni invece che 209 e la povertà assoluta sarebbe salita non a 78 milioni di persone ma a 98 milioni di persone. Ovviamente resta moltissimo da fare, ma poiché il concetto del “nessuno si salva da solo” sembra essere stato largamente assimilato, la solidarietà internazionale - spontanea o forzata che sia – farà la sua parte.
D. Sempre parlando di questo drammatico periodo: la cooperazione italiana, di cui anche l’IILA fa parte, secondo Lei ha acquisito valore in quest'anno o la situazione avrebbe bisogno di ulteriori strumenti per poter incidere ancor di più?
R. L’ IILA non “fa parte” della Cooperazione italiana, ma ne esegue alcuni progetti destinati all’America Latina, così come esegue anche i progetti finanziati dall’Unione Europea nella Regione. Quest’anno abbiamo ottenuto un apporto sufficiente per finanziare le iniziative che le ho citato (e altre ancora) e per stimolare l’apporto di ulteriori risorse da parte di altri attori. Ma quello che la cooperazione italiana attribuisce all’IILA è naturalmente una piccolissima parte del suo impegno, a quanto mi risulta i contributi italiani in questo momento sono molto consistenti sia sul fronte vaccini che su quello degli aiuti ai paesi più bisognosi, tra cui come noto rientrano solo un paio di paesi latinoamericani essendo la maggior parte paesi di reddito medio, per far fronte alle conseguenze economiche della crisi pandemica.
D. Di cooperazione, in questo periodo, si parla anche e soprattutto per ciò che riguarda la questione vaccini. L’IILA, per sua natura, è in stretto contatto con diversi Paesi dell’America-Latina, e in questi mesi Lei ha avuto modo anche di incontrare (virtualmente) molti esponenti istituzionali di quei Paesi partner. Avete potuto parlare anche delle campagne vaccinali tra Italia e America-Latina? Intendo in particolare a Cuba, che sembra pronta a iniziare la sua campagna col vaccino prodotto direttamente sull’isola caraibica, Soberana 02, e ad Argentina e Messico, che stanno già utilizzando quello Sputnik-V che in UE ancora non è stato approvato.
R. Certamente la priorità dei paesi latino americani è quella di assicurarsi un equo approvvigionamento di vaccini, come sappiamo il presupposto indispensabile per la ripresa. I dati mostrano che la distribuzione è assolutamente ineguale (un gruppo di paesi con il 12,9% della popolazione mondiale si è assicurato il 45,5% dei contratti per la consegna di vaccini) e la Regione di cui parliamo è tra le più penalizzate: al 16 marzo scorso l’America Latina aveva ricevuto solo il 7,6% delle dosi amministrate nel mondo intero e di questo ammontare l’88% è concentrato in soli 4 paesi della Regione. L’EU, assieme agli USA, viene percepita come il maggior acquirente/destinatario di vaccini, mentre Russia e Cina sono i paesi dai quali proviene la maggioranza dei vaccini utilizzati, ben il 76%. Penso che questo avrà un impatto anche politico negli anni a venire se non si riuscisse ad equilibrare questo dato con una più significativa presenza europea, ad esempio. Alcuni paesi, il Brasile e l’Argentina, producono vaccini su licenza, mentre Cuba ha sviluppato, come lei ricorda, dei propri vaccini tra cui Soberana è quello ad uno stadio più avanzato di sperimentazione. Ne ho parlato di recente con l’ambasciatore cubano, che mi ha confermato i progressi in tale campo. Ma tutto questo non basta, occorre, come altrove, assicurare una distribuzione più equa e urgente.
D. Negli ultimi mesi ha incontrato diversi rappresentanti delle istituzioni. Tra questi vi è venuto a trovare il Vice Direttore della FAO, Maurizio Martina. Ci può dire di più riguardo il vostro ruolo al Food Summit, nella Food Coalition e riguardo alle priorità del G20 di quest’anno, di cui l’Italia ha assunto la presidenza?
R. L’incontro con il Vice Direttore Martina è stato molto proficuo e ha consentito di evidenziare le possibili sinergie tra le due organizzazioni, sia in tema di sviluppo sostenibile – con riferimento ai progetti per la sicurezza alimentare che entrambi realizziamo, certamente con dimensioni assolutamente diverse, sia per l’inclusione di IILA tra i partecipanti alla Food coalition secondo le modalità che verranno rese note nel prossimo mese di giugno. In tale cornice, infatti, ciascuno potrà apportare il proprio contributo, piccolo o grande che sia, e IILA è naturalmente disponibile. Del resto molti dei nostri Delegati (gli Ambasciatori dei Paesi membri) sono anche accreditati presso la FAO e abbiamo un Accordo di collaborazione che offre una cornice anche giuridica molto efficace per portare avanti iniziative congiunte.
D. Infine, vorrei chiederLe degli aggiornamenti sullo stato dell’arte dei progetti che state portando avanti da quando Lei è entrata in carica, come “Città Verdi” e “EUROsociAL+”. Ce ne sono di nuovi già avviati?
R. Per “Città Verdi”, cui accennavo anche all’inizio di questa intervista, aggiungo che abbiamo già realizzato 2 dei 5 webinar tematici sugli aspetti essenziali per una città veramente sostenibile: il contenimento dell’impatto urbano del cambio climatico, la gestione di acqua ed energia, la mobilità sostenibile. Ci apprestiamo ad ospitare autorevoli interlocutori nei prossimi mesi per discutere ancora di architettura sostenibile, verde urbano ed edifici intelligenti. Il progetto comprende inoltre una piattaforma permanente di dialogo tra istituzioni, imprese e altri attori interessati ai temi dello sviluppo sostenibile, e l’organizzazione di visite ad impianti e imprese leader del settore. Ne realizzeremo una a fine aprile e le altre 4 a seguire nei mesi successivi.
Per “EUROsociAL+” mi fa piacere ricordare in particolare alcune importanti azioni che IILA sta svolgendo nell’ambito del settore di sua competenza, quello delle politiche sociali e del lavoro: abbiamo contribuito alla creazione di un organo istituzionale su modello del CNEL italiano in Costa Rica e stiamo lavorando in tal senso anche con l’Argentina. Su richiesta delle autorità cilene, stiamo collaborando attraverso numerosi dibattiti di altissimo livello tra costituzionalisti, al processo di definizione della nuova Costituzione cilena. Infine, stiamo partecipando attivamente al dibattito e alle iniziative per favorire l’eguaglianza di genere, che ha purtroppo sperimentato un grave retrocesso a causa della pandemia, vedasi il tema dell’aumento della violenza familiare o quello della perdita di posti di lavoro prevalentemente informali.
Mi consenta di ricordare che abbiamo completamente rinnovato la nostra comunicazione istituzionale, quindi a chiunque volesse approfondire la conoscenza delle nostre iniziative nei vari settori, oltre a quelli che abbiamo qui rapidamente menzionato, suggerirei di trovare il tempo di dare un’occhiata al nostro sito www.iila.org e alla Newsletter mensile li pubblicata e seguirci sui social. (luca.matteuzzi\aise)