Al MEIS di Ferrara la mostra “Disegnare l’ebraico. Interpretazione artistica dell’Alef Bet”

FERRARA\ aise\ - È stata presentata il 9 giugno scorso “Disegnare l’ebraico. Interpretazione artistica dell’Alef Bet”, mostra ospitata al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara che costituisce il culmine del progetto per la promozione della conoscenza dell’ebraico realizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Israele in Italia e l’Istituto Europeo di Design di Roma.
Il Museo espone fino al 5 febbraio 2023 nel padiglione d’accesso del suo edificio, nel suggestivo Giardino delle Domande, le 27 illustrazioni firmate da 16 studenti e due docenti dello IED di Roma, che accoglieranno i visitatori con rielaborazioni originali delle lettere dell’alfabeto ebraico. Ogni lettera è accompagnata da un testo di approfondimento dedicato ai significati nascosti e all’origine dell’ispirazione che ha portato alla realizzazione dei disegni. Tanti i riferimenti culturali e i parallelismi che sono alla base dei lavori: dai personaggi dei Tarocchi alla Kabbalah, dai Re di Israele alle ultime invenzioni scientifiche.
Le illustrazioni sono il frutto di workshop e incontri dedicati alle diverse sfaccettature della lingua ebraica, indirizzati agli studenti del secondo anno del corso di Illustrazione e Animazione dello IED. Le lezioni hanno visto la partecipazione di S.E. Dror Eydar, Ambasciatore di Israele in Italia; Smadar Shapira e Maya Katzir, rispettivamente Consigliere per gli Affari Pubblici e Addetta Culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia, di Amedeo Spagnoletto, Direttore del MEIS e Sofèr (parola ebraica con cui si indica lo scriba di testi sacri ebraici), e di Ely Rozenberg, designer israeliano e Coordinatore dei corsi di Design alla Rome University of Fine Arts (RUFA).
“Abbiamo deciso di ospitare la mostra Disegnare l'ebraico – spiega il Direttore Amedeo Spagnoletto – per diverse ragioni. Vogliamo ricordare come l'ebraico sia sopravvissuto, nonostante la dispersione del popolo per due millenni, grazie alla tenacia di una diaspora che ha mantenuto intatto il rapporto con la lingua biblica, facendone uno dei pilastri della propria identità di generazione in generazione e custodendo l'alfabeto come un tesoro. Quest'anno ricorre inoltre il centenario della scomparsa del giornalista e filologo Eliezer Ben Yehuda, padre della rinascita della lingua ebraica tra fine Ottocento e inizio Novecento. Adottato da un Paese, Israele, l'ebraico è oggi parlato e scritto da milioni di persone. Un fenomeno culturale che ha dell'incredibile e ha pochissimi casi simili nella storia”.
Smadar Shapira, consigliere per gli Affari Pubblici dell’Ambasciata di Israele in Italia, afferma che la sua “è la prima generazione in famiglia che ha potuto apprezzare la letteratura per bambini in ebraico. La prima generazione che, prima di addormentarsi, ha ascoltato ninne nanne in ebraico, che usa l'ebraico come unica lingua di comunicazione con i propri genitori e nonni. Agli occhi dei miei nonni, noi, la nuova generazione di israeliani che parlano ebraico come madrelingua, siamo i veri israeliani; per loro, siamo un sogno che si avvera. La lingua ebraica ha svolto un ruolo centrale nella rivoluzione sionista e nei processi che hanno portato alla creazione della patria nazionale del popolo ebraico, lo Stato di Israele”.
Conclude Max Giovagnoli, coordinatore della Scuola di Arti Visive IED di Roma, per il quale “collegare il contemporaneo segnico di un gruppo di giovani artisti alla tradizione millenaria del racconto e della cultura ebraica: è stata questa la sfida con la quale studenti e docenti si sono mossi insieme per settimane, aiutati da cultori e designer, in un viaggio che si è rivelato simile a una immersione in storie non scritte, fatti storici, miti e spazi creativi inesplorati. E come in qualsiasi progetto, o viaggio, si è passati da uno smarrimento iniziale alla individuazione progressiva di un percorso individuale, personalizzato su ogni lettera o segno, restituito nel suo sguardo complessivo dalla mostra qui rappresentata”.
Esposto nel giardino del MEIS e come ulteriore collegamento con Israele c’è anche un tombino d’artista che racconta in maniera insolita le tante attrazioni della città Tel Aviv-Giaffa.
Nel 2020 la compagnia israeliana Mei Avivim ha indetto un concorso rivolto ai designer per riprogettare le coperture dei tombini della città di Tel Aviv-Giaffa. Ad aggiudicarsi il primo premio è stata la giovane Anna Stylianou che ha inserito sul suo tombino alcuni dei simboli più emblematici della metropoli: le palme, le biciclette, l'iconica fontana di Dizengoff, la torre dell'orologio di Giaffa e molto altro.
Dopo l’esposizione al MEIS, il prototipo entrerà a far parte della collezione del Museo Internazionale delle Ghise di Ferrara ideato da Stefano Bottoni nel 2003.
Con “Disegnare l’ebraico” il pubblico ha un motivo in più per visitare il MEIS, che fino al 3 luglio ospita Oltre il ghetto. Dentro&Fuori, la mostra dedicata alla ricostruzione della presenza ebraica in Italia, focalizzata sul periodo che va dall'epoca dei ghetti (1516) alla Prima guerra mondiale e curata da Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel. (aise)