OPAM: Italia e Congo uniti dallo stesso dolore

ROMA\ aise\ - “Quello che è accaduto oggi (ieri, ndr) nel nord Kivu ha ferito profondamente l’Italia e la Repubblica Democratica del Congo, unendole nello stesso grande dolore. Un attacco barbaro che purtroppo si aggiunge alla lunga lista di violenze che da oltre 20 anni si consumano quotidianamente in quest’area del Paese. Alle famiglie delle tre vittime il nostro più profondo cordoglio e la nostra vicinanza nella preghiera”. Queste le parole di Don Robert Kasereka, nato e cresciuto nella Repubblica Democratica del Congo e oggi Presidente dell’OPAM, l’Opera di Promozione dell’Alfabetizzazione nel Mondo, che ha commentato così la notizia dell’uccisione dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio, questa mattina, insieme al carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo, l’autista congolese del PAM, il programma alimentare mondiale. Tutti colpiti durante un attacco nella parte orientale del Paese.
“La barbara uccisione di oggi rinnova la tragedia che oramai da anni si consuma ogni giorno in quella zona del Paese. Una strage inaccettabile. Solo pochi giorni fa a Malambo, sempre nel nord Kivu, altre 10 persone erano state uccise, tra cui una giovane donna che è stata sventrata. Ma negli ultimi 20 anni sono oltre 10 milioni gli uomini, le donne e i bambini che hanno perso la vita in questo modo”, ha spiegato ancora don Robert, sottolineando come quanto accaduto oggi unisce tragicamente nel dolore il popolo italiano a quello congolese.
Ma cosa c’è davvero dietro i massacri del Nord Kivu? Per il Presidente dell’OPAM la ragione è principalmente economica. “Il Nord Kivu è una delle regioni più ricche del Paese – ha spiegato -. Qui ci sono materie prime importanti e preziose, dai diamanti all’oro al coltan, dal cacao al caffè”.
“Dopo il genocidio del Rwanda nel 1994, con il crescente numero di rifugiati pian piano le violenze si sono spostate nella Repubblica Democratica del Congo con uccisioni, rapimenti, incendi a case e villaggi, violenze alle donne, allo scopo di allontanare il popolo congolese dalle sue terre. Ecco perché al posto della popolazione autoctona in alcune aree ora ci sono soprattutto rwandesi e gruppi armati che controllano le miniere facendo lavorare la nostra gente come fossero schiavi. La violenza e la criminalità sono un effetto collaterale di questa condizione”.
Stragi sempre più spesso documentate dagli stessi assassini con foto terrificanti allo scopo di spaventare la popolazione così da farla allontanare dalle proprie terre. Da qui “l’esigenza di un’inchiesta internazionale indipendente che possa chiarire le ragioni profonde di questa tragedia per affrontarle e trovare insieme una soluzione” ha concluso il Presidente dell’OPAM. (aise)