Unicef: dopo 6 mesi di crisi nel Tigray (Etiopia) oltre 1 milione di persone sfollate e grandi rischi per i bambini

© UNICEF/UN0413696/Leul Kinfu

GINEVRA\ aise\ - “La crisi nel Tigray è ormai al sesto mese. Più di 1 milione di persone sono state sfollate, mentre i combattimenti continuano. L’accesso e la sicurezza restano un serio problema. Siamo profondamente preoccupati per le conseguenze della crisi sui bambini. È una crisi di protezione, istruzione e nutrizione. Sta emergendo una preoccupante fotografia di gravi e continue violazioni dei diritti dei bambini”. È quanto afferma in una nota il portavoce UNICEF, James Elder.
Istruzione - I bambini nel Tigray sono stati colpiti sia dal COVID-19 sia dal conflitto: 1,4 milioni di bambini sono fuori dalle scuole da più di un anno - non un giorno di scuola in 13 mesi (da marzo 2020). La decisione sulla riapertura delle scuole dipende tuttavia dalla sicurezza e dai lavori di risanamento – il Ministero dell’Istruzione stima che fino al 25% delle scuole sono state danneggiate; inoltre la riapertura delle scuole richiede una ricollocazione di centinaia di migliaia di sfollati interni che attualmente sono rifugiati in scuole.
Acqua - Secondo una recente indagine dell’UNICEF e dei suoi partner in 13 città, più della metà dei pozzi non sono operativi. C’erano sistemi avanzati – con generatori e circuiti elettrici – e la maggior parte sono stati danneggiati o rubati. Secondo le analisi, a causa di violenze e saccheggi la maggior parte delle strutture sanitarie nella regione non sono operative.
I servizi igienico-sanitari rappresentano un'altra grave preoccupazione. Le condizioni igieniche in molti siti per sfollati sono scarse. Sono sovraffollati, poco salubri e sicuri. Ci sono grandi rischi di sfruttamento per i bambini e le persone non possono attuare le misure di prevenzione dal COVID-19. Da una prospettiva sanitaria, la presenza di un ampio numero di persone sfollate è una bomba a orologeria, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione delle piogge – il prossimo mese – in cui ci sarà un grave rischio di colera e di altre malattie legate all’acqua.
Protezione - Ho ricevuto personalmente notizie strazianti di bambini stuprati o testimonianze di donne vittime di violenza sessuale. Ho ascoltato storie traumatiche di sopravvissuti, uno persino di 14 anni. Ho sentito storie di stupri di gruppo. Il livello di crudeltà descritto in questi attacchi era sconcertante. Quest’anno, dal 1 gennaio al 16 aprile, in un solo centro supportato dall’UNICEF sono arrivate in media ogni giorno 3 segnalazioni di casi di violenza di genere.
Nutrizione - I combattimenti sono scoppiati proprio quando la gente avrebbe dovuto fare il raccolto. Questo rappresentava il loro reddito per un anno. Molti hanno anche subito il furto del bestiame. Hanno perso l'accesso ai fertilizzanti e ai vaccini per il loro bestiame. Adesso dovrebbero piantare, ma più di 1 milione di persone sono sfollate e non possono accedere alla loro terra. Stiamo assistendo a un picco di malnutrizione in una regione che già prima di questa crisi aveva visto un forte aumento, anno dopo anno, di bambini malnutriti che richiedevano cure salvavita.
Risposta dell’UNICEF - Come risposta, da novembre dello scorso anno, l'UNICEF ha fornito aiuti d'emergenza tra cui kit di medicinali, aiuti per la nutrizione, kit per la scuola e kit per lo sviluppo della prima infanzia. Relativamente all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, l'UNICEF sta guidando gli sforzi per riabilitare i sistemi idrici danneggiati, la fornitura di acqua tramite camion e di aiuti per l'igiene. Grazie a questi sforzi, più di 640.000 persone hanno ricevuto acqua sicura per uso personale.
“La nostra priorità nel settore dell'istruzione è la riapertura delle scuole, lavorando contemporaneamente con i partner per creare spazi temporanei di apprendimento per i rifugiati, gli sfollati interni e le comunità ospitanti”, spiega Elder. “Abbiamo sostenuto i partner per attivare 22 squadre mobili per la salute e la nutrizione che stanno raggiungendo decine di migliaia di bambini e donne, in dieci delle aree in cui c’è più bisogno di aiuto. Distribuiscono kit di farmaci e sostengono l'assistenza sanitaria d'emergenza e la nutrizione. Lavorano sei giorni alla settimana e usano il settimo giorno per rifornire le scorte. Ma ancora una volta, anche per questi coraggiosi team mobili di salute e nutrizione in prima linea, la sicurezza rimane un problema. L'UNICEF ha ricevuto notizie di almeno 16 episodi che hanno avuto un impatto sulle attività di questi team mobili di salute e nutrizione, solo nelle ultime due settimane. 9 sono stati segnalati nella regione orientale da cui gli operatori sanitari sono dovuti andare via a causa dei combattimenti e della minaccia diretta delle forze armate. Ai membri dello staff è stato negato l'accesso ai luoghi del programma e in alcuni casi sono stati minacciati di morte. In 3 località le squadre sono state trasferite con la forza in altre località”.
“I sopravvissuti alla violenza sessuale hanno ricevuto assistenza medica, supporto psicosociale e dignity kit in un centro sostenuto dall'UNICEF. Stiamo sostenendo anche i partner per impiegare più di 160 assistenti sociali per la gestione dei casi di protezione dei bambini vulnerabili”, rende noto il portavoce UNICEF, “compresi i bambini non accompagnati e separati, e il sostegno psicosociale nei campi per sfollati e rifugiati nel Tigray e nelle zone limitrofe colpite di Afar e Amhara”.
L'appello dell'UNICEF Etiopia per il Tigray è di 47,6 milioni di dollari. “Più della metà non è finanziato”. (aise)