CARÈ (PD): NO ALLA RIDUZIONE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

CARÈ (PD): NO ALLA RIDUZIONE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ - “Il Governo ha portato all’approvazione delle Camere la proposta di Legge Costituzionale n. 1585 per la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione e la riduzione dei seggi in Parlamento: essa, il 7 febbraio, ha già ottenuto la prima approvazione in Senato. Se concludesse il suo iter costituzionale, vi sarebbe una sensibile riduzione della rappresentanza parlamentare in danno della già esigua presenza prevista per i cittadini italiani all’estero, passando da 12 deputati ad 8 e da 6 senatori della repubblica a 4”. Così Nicola Carè, deputato Pd eletto in Australia, che, da nuovo membro della Commissione Affari Costituzionali, dove il testo è ora all’esame, commenta: “non posso che oppormi ad una tale decisione politica in totale controtendenza con la massiccia ondata migratoria che sta coinvolgendo i nostri connazionali”.
“Dalle ultime stime, infatti, il numero degli Italiani all’estero è raddoppiato fino a oltre 6 milioni, a cui aggiungere la crescente presenza di quelli temporaneamente fuori: totale che spesso supera le più popolose regioni italiane, e che richiede, dunque, una adeguata rappresentanza Parlamentare”, ricorda il deputato Pd. “È opportuno ricordare che “Il diritto di voto per tutti i cittadini, ovunque risiedano”, è sancito dall’Art. 48 della Costituzione. La sua riforma, approvata con legge costituzionale del 17 gennaio 2000, l’ha esteso anche alla cittadinanza residente oltre i confini nazionali. Essa, in combinato disposto con i riformati Artt. 56 e 57 Cost, approvata nel 2001, ha determinato il numero dei parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero rispettivamente in 12 alla Camera dei Deputati e 6 al Senato della Repubblica. La storia del voto si intreccia in maniera indissolubile con quella della nostra Repubblica e delle sue istituzioni democratiche di cui costituisce il più pieno esercizio: operare una più equa ripartizione del voto, consentendo anche ai connazionali all’estero di esprimere la loro opinione sull’orientamento politico del Paese, è stato e deve essere un imperativo categorico delle istituzioni”.
“Ricordo che il suffragio è sì un dovere civico, ma, ai sensi dell’art. 3 della Carta Costituzionale, un diritto fondamentale di tutti: senza se e senza ma”, sottolinea Carè. “Da sempre gli italiani all’estero esprimono la necessità di essere rappresentati: bisogno reso più sentito ed urgente alla luce di quanto verificatosi negli ultimi decenni. In base ai censimenti più recenti oltre l’8,5% della popolazione risiede, sia pur temporaneamente, oltre confine. Il voto per corrispondenza è stato esercitato a partire dalle consultazioni referendarie del 15 giugno 2003 e del 12-13 giugno 2005, quindi nelle elezioni politiche del 2006: per la prima volta sono stati eletti i 12 deputati e i 6 senatori attribuiti alla Circoscrizione estero. A questo primo appuntamento elettorale ha partecipato circa un milione di italiani”.
“Il numero dei votanti – ricorda ancora il deputato – è poi progressivamente aumentato nelle successive consultazioni politiche del 2008, 2013 e 2018, sino a sfiorare i 4,3 milioni: un netto 20% in più rispetto alle politiche del 2013. Il nostro articolato sistema elettorale ha consentito, ma solo in parte, di rispondere alla crescente domanda, maturata dagli anni Ottanta in poi, di partecipazione diretta alla vita politica, economica, sociale e culturale dell'Italia: forma concreta di appartenenza e dimostrazione di effettivo interesse alle vicende del paese d 'origine. Tali ragioni di fondo trovano oggi un riscontro nella circostanza che il loro flusso sta conoscendo nuove forme di mobilità. Esse riguardano numerose categorie sociali: giovani accademici, ricercatori, professionisti e altre figure qualificate, da ultimo anche i pensionati. Tutti coinvolti nella vita politica italiana, desiderosi di prendere parte alla evoluzione internazionale del "Sistema ltalia". In questa ottica, l'esercizio del diritto di voto e la rappresentanza diretta costituiscono elementi fondamentali per la costruzione di relazioni solide e durature con le nuove migrazioni e le nuove generazioni”.
“Ora – osserva Carè – qualora le ipotesi configurate nell’Atto Camera n. 1585, che prevedono una riduzione del numero degli eletti nella circoscrizione Estero da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori, trovassero sbocco nella riforma costituzionale che si persegue, la differenza tra i cittadini residenti in Italia e quelli all’estero si aggraverebbe ulteriormente in maniera irreparabile. Un deputato eletto in Italia, infatti, rappresenterebbe 151.000 abitanti, uno eletto all’estero 687.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia 302.000 abitanti, uno all’estero 1.375.000 iscritti AIRE. Questa sproporzione, introducendo una sempre più accentuata disuguaglianza, lede in maniera irrimediabile il principio della rappresentanza parlamentare, con gravissimo nocumento per le istituzioni italiane. Tale orientamento – conclude il deputato – danneggerà tutti noi ed in particolare i connazionali che ogni giorno con costanza e sacrificio esportano il made in Italy, rendendo il Paese una eccellenza nel quadro economico globale”. (aise) 

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