IN DIFESA DEI DIRITTI SOCIO-PREVIDENZIALI DEGLI EMIGRATI: SCHIRÒ (PD) INTERVIENE IN AULA

IN DIFESA DEI DIRITTI SOCIO-PREVIDENZIALI DEGLI EMIGRATI: SCHIRÒ (PD) INTERVIENE IN AULA

ROMA\ aise\ - In occasione della discussione sulle linee generali del disegno di legge in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni – su cui il Governo ha posto la questione di fiducia – Angela Schirò (Pd) è intervenuta in aula per stigmatizzare “l’assenza di attenzione e sensibilità” da parte del Governo che troppo spesso si dimentica dell’esistenza, dei problemi, delle esigenze e dei diritti dei quasi 6 milioni di cittadini italiani nel mondo.
Eletta in Europa, Schirò ha messo in risalto l’importanza che questa presenza così rilevante di cittadini italiani nel mondo rappresenta per l’Italia, censurando al tempo stesso “le dimenticanze e le indifferenze del Governo italiano”. Esempio emblematico di queste dimenticanze – ha enfatizzato la deputata - è proprio il Decreto su Reddito e Pensione di cittadinanza.
“Sono state introdotte misure importanti in materia di welfare, assistenza e previdenza con l’impiego di ingenti risorse per aiutare teoricamente le persone, i cittadini italiani ma non solo, che vivono difficoltà economiche ed esistenziali. Eppure è mancata la sensibilità di capire che alcune di queste misure avrebbero potuto sostenere e tutelare anche i nostri connazionali emigrati, soprattutto i giovani costretti ad andarsene all’estero”, le parole di Schirò nell’Aula di Montecitorio. “Invece i provvedimenti adottati escludono implicitamente ed ingiustamente i nostri emigrati. È irragionevole, per esempio, applicare il vincolo dei due anni di residenza continuativa al momento della presentazione della domanda anche ai nostri giovani lavoratori andati all’estero per trovare la fortuna e il lavoro che non hanno trovato in Italia”.
“Infatti – ha rilevato Schirò – questi giovani se dovessero decidere di rientrare in Italia dopo uno sfortunato tentativo di ricerca di lavoro all’estero o comunque dopo una esperienza negativa all’estero non potrebbero usufruire del reddito di cittadinanza, ancorché avendone diritto perché privi di reddito, solo perché non fanno valere i due anni di residenza in Italia avendo vissuto gli ultimi anni all’estero. Vorrei ribadire che, soprattutto per loro, avrebbe potuto rappresentare l'occasione per accedere al percorso di immissione o reimmissione al lavoro e, quindi, per riaprire prospettive di futuro nel nostro Paese. Abbiamo cercato di correggere questa evidente iniquità nei loro confronti con i nostri emendamenti, ma Governo e Parlamento non hanno recepito il valore giuridico e solidale della nostra rivendicazione”.
“Lo stesso – ha aggiunto – dicasi degli anziani emigrati soprattutto in Paesi dell’America Latina i quali rientrano in Italia per motivi economici o umanitari (in molti fuggono dal Venezuela) e volessero richiedere la Pensione di cittadinanza: anch’essi non potranno far valere i due anni continuativi di residenza in Italia al momento della domanda. Insomma, una restrizione concepita da questo Governo per escludere i lavoratori immigrati da Paesi terzi dalla possibilità di richiedere reddito e pensione di cittadinanza si ritorce anche sui nostri giovani e anziani emigrati italiani. Questa smemoratezza dell’esistenza degli italiani all’estero e dei loro diritti si è manifestata anche nella predisposizione della norma “Quota 100” che praticamente non potrà essere fruita anche dai futuri titolari di pensione in regime internazionale i quali non potranno cessare il lavoro, come richiesto dalla norma, per il semplice fatto che il misero pro-rata italiano non consentirebbe loro di sopravvivere”.
“Sarebbe stato più logico e giusto – secondo la parlamentare Pd – prevedere l’esclusione dei richiedenti “Quota 100” in regime di convenzione dal vincolo della cessazione del rapporto di lavoro. Infine, avevamo chiesto con i nostri emendamenti l’aumento dell’importo minimale delle pensioni in convenzione che attualmente è di circa 12 euro mensili, una vera miseria, per ogni anno di contribuzione versato in Italia (legge n. 335 del 1995). Anche questa richiesta per aiutare i nostri pensionati poveri che vivono all’estero è stata respinta”.
“Non smetteremo quindi di denunciare la scarsa sensibilità dimostrata finora da questo esecutivo nei confronti del mondo dell’emigrazione e continueremo – ha concluso Schirò - a sollecitare uno spirito di collaborazione con l’obiettivo prioritario di ripristinare equità e diritti dei nostri connazionali troppo spesso dimenticati”. (aise) 

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