PRATICHE DI CITTADINANZA IN BRASILE: LONGO (PSI) INTERROGA MOAVERO

PRATICHE DI CITTADINANZA IN BRASILE: LONGO (PSI) INTERROGA MOAVERO

ROMA\ aise\ - “Regolamentare le procedure per la cittadinanza” per evitare le “anomalie” che si riscontrano soprattutto in Sud America, garantendo, al tempo stesso, “più mezzi e personale” ai consolati e “avviare, anche in virtù di un dibattito politico e sociale sempre più attuale sulle modalità di riconoscimento della cittadinanza italiana, un serio confronto soprattutto con le comunità estere”. Questo quanto richiesto al Ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi da Fausto Longo (Psi), deputato eletto in Sud America, in una interrogazione a risposta scritta.
“In America latina, anche complice la crisi venezuelana, negli ultimi tempi si stanno registrando una serie di anomalie nella richiesta della cittadinanza italiana”, scrive Longo nella premessa. “Lo stesso fenomeno si sta registrando in Brasile, dove il numero delle richieste continua ad aumentare ad un ritmo che le sedi consolari non riescono a lavorare; una situazione così complessa che ha creato anche, inevitabilmente, gli interessi di personaggi e agenzie senza scrupoli che tentano di lucrare sulle difficoltà degli uffici diplomatici a dare risposte sollecite; tant'è in Brasile si è moltiplicato il numero di agenzie specializzate di dubbia credibilità che con annunci ingannevoli, a pagamento, offrono servizi con la promessa di accelerare i tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana ius sanguinis”.
Secondo Longo “va chiarito anche il problema della residenza in Italia dei soggetti che richiedono l'acquisizione della cittadinanza. Le persone ora obbligatoriamente devono risiedere in Italia per un periodo non definito, in attesa della visita di conferma dei vigili urbani e quindi dei documenti del comune di residenza. Questo implica spese per il trasferimento in Italia e tempi non certi per il conseguimento dei documenti necessari; naturalmente ciò ha attirato le mire della criminalità organizzata: in Sicilia, nel maggio 2017 la polizia ha arrestato sette persone che, in contatto con faccendieri brasiliani, riuscivano a far ottenere in breve tempo la documentazione necessaria al rilascio della cittadinanza italiana”.
“Ai sensi della normativa vigente, per il rilascio della cittadinanza “ius sanguinis”, bisogna consegnare ai consolati una documentazione idonea a stabilire che c'è una discendenza diretta dell'interessato con cittadini italiani, nei fatti un albero genealogico confortato dai documenti, e indicare esattamente da quale comune d'Italia era partito, non importa quando, il parente”, ricorda il deputato, che aggiunge: “sono procedure complesse che possono durare anche dieci anni, perché le risposte dei comuni spesso arrivano con grandissimo ritardo, ma anche perché le esigenze di bilancio italiano hanno, negli ultimi anni, tagliato gran parte delle risorse economiche e umane delle sedi diplomatiche all'estero. Un'attesa che, per chi ha fatto richiesta di cittadinanza, può comunque valere la pena vivere”.
Alla luce di queste considerazioni, Longo chiede al Ministro “se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative per quanto di competenza, intenda adottare al fine di regolamentare, con procedure certe e celeri, i vari passaggi per il riconoscimento della cittadinanza italiana secondo la normativa vigente; se non ritenga di doversi adoperare affinché le sedi consolari italiane all'estero, anche in virtù dei tagli pregressi, possano essere dotate di mezzi e personale sufficiente” e, infine, “se il Governo non ritenga, anche in virtù di un dibattito politico e sociale sempre più attuale sulle modalità di riconoscimento della cittadinanza italiana, avviare un serio confronto soprattutto con le comunità estere”. (aise) 

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