TRIBUNALE BREVETTI,: MERLO RISPONDE A BILLI (LEGA) CHE REPLICA: IL GOVERNO DECIDE DI NON DECIDERE

TRIBUNALE BREVETTI,: MERLO RISPONDE A BILLI (LEGA) CHE REPLICA: IL GOVERNO DECIDE DI NON DECIDERE

ROMA\ aise\ - “Il governo ha deciso di non decidere sul trasferimento della sede del Tribunale Unificato dei Brevetti da Londra in Italia”. Così Simone Billi, deputato della Lega Eletto in Europa sintetizza la risposta del governo alla sua interrogazione sul Tub, affidata al sottosegretario agli esteri Ricardo Merlo, intervenuto nella seduta di ieri pomeriggio in terza commissione.
Ricapitolando i punti salienti della vicenda, merlo ha ricordato che “alla fine di febbraio il Regno Unito ha annunciato che, in ragione del recesso dall'Unione europea, non proseguirà la sua adesione al Tribunale Unificato dei Brevetti. L'annuncio è stato confermato pochi giorni fa, il 20 luglio, quando Londra ha depositato la notifica di revoca della ratifica dell'Accordo istitutivo del Tribunale e dei due protocolli su privilegi e immunità e sull'applicazione provvisoria dell'accordo istitutivo. Il deposito è stato accompagnato da una dichiarazione alla Camera dei Comuni da parte del Sottosegretario di Stato competente in materia di scienze, ricerca e innovazione”.
“A seguito del ritiro del Regno Unito, - ha aggiunto il sottosegretario – gli Stati membri che hanno ratificato l'accordo sul Tribunale Unificato dei Brevetti scendono dunque a quindici, comunque al di sopra della soglia di tredici Stati prevista dall'accordo ai fini della sua entrata in vigore. Manca, però, ancora la Germania, uno dei tre Paesi la cui ratifica, ai sensi dell'accordo stesso, è necessaria per l'entrata in funzione del Tribunale. Il Governo tedesco ha dovuto recentemente avviare un nuovo iter parlamentare di ratifica. Il 20 marzo la Corte costituzionale federale tedesca ha infatti dichiarato nulla la precedente ratifica per assenza della maggioranza richiesta dei due terzi. Il Governo federale intenderebbe portare a termine il nuovo processo di ratifica entro il 2020. Non è tuttavia possibile escludere altri ostacoli, quali ad esempio un nuovo ricorso alla Corte costituzionale”.
“Fatte queste premesse” ha detto ancora Merlo, “risulta evidente che la questione relativa al trasferimento della sezione di Londra del Tribunale di primo grado del TUB a seguito della Brexit potrà essere affrontata solo dopo l'entrata in vigore dell'accordo istitutivo del Tribunale Unificato. L'entrata in funzione del Tribunale Unificato dei Brevetti potrebbe richiedere tempi lunghi. Nel frattempo, potranno essere attuate misure temporanee volte a garantire il funzionamento del Tribunale e del sistema brevettuale pur in assenza della sezione londinese del Tribunale di primo grado del TUB. L'assegnazione delle differenti sedi del Tribunale Unificato dei Brevetti è definita nel testo dell'Accordo istitutivo. La riassegnazione di una delle sedi implica quindi necessariamente la riapertura del negoziato con gli altri Stati membri”.
“Nel quadro di tale negoziato potrà essere sostenuta una candidatura italiana per ospitare la sezione di Londra della divisione centrale del Tribunale di primo grado del TUB. Il Governo italiano – ha concluso – continuerà a seguire con la massima attenzione il processo di entrata in vigore dell'Accordo sul Tribunale Unificato dei Brevetti, con particolare riguardo alle opportunità derivanti dal recesso del Regno Unito. Quella del Governo è un'azione portata avanti non solo a livello tecnico in ambito Comitato preparatorio, l'organismo composto da tutti gli Stati firmatari e incaricato di curare l'entrata in funzione del Tribunale, ma anche al più alto livello politico”.
Nella replica, Billi si è detto insoddisfatto della risposta.
“La Francia e l’Olanda, come riportato da organi di stampa, hanno già tempo presentato le proprie candidature in via informale. Noi – ha sostenuto il parlamentare della Lega – dovremmo far valere la nostra posizione di forza, poichè siamo il terzo Paese per numero di convalide e quindi Paese necessario a far partire il Tribunale. Il governo è incapace di decidere e di agire”, ha concluso. “Rischiamo che succeda come per l’Agenzia Europea del Farmaco, persa da Milano e andata ad Amsterdam”. (aise) 

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