Board of Peace: nel fine settimana gli incontri tecnici tra delegazioni - di Gabriella Ferrero,

WASHINGTON\ aise\ - Si è svolta ieri alla Casa Bianca la prima riunione del “Board of Peace”, l’organismo promosso dall’amministrazione americana per coordinare la ricostruzione di Gaza e rilanciare un percorso di stabilizzazione regionale. Al tavolo hanno partecipato delegazioni di circa quaranta Paesi, tra europei, partner transatlantici e attori asiatici.
Per l’Italia era presente il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha preso parte ai lavori in qualità di rappresentante del governo italiano. La riunione si è concentrata su aiuti umanitari, infrastrutture e sicurezza, con l’obiettivo di tradurre gli impegni politici in interventi concreti.
Nel pomeriggio Tajani ha incontrato i giornalisti presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, spiegando che la presenza italiana è “un dovere politico e morale” in una fase in cui il Mediterraneo e il Medio Oriente restano centrali per la sicurezza europea. Il ministro ha ribadito l’importanza della cooperazione con gli Stati Uniti, ma anche la volontà italiana di mantenere una linea autonoma e multilaterale. Tajani ha sottolineato che l’Italia ha scelto di esserci non per conformismo verso gli Stati Uniti, ma perché la presenza italiana è fondamentale per contribuire alla pace in Medio Oriente e al percorso di stabilizzazione di Gaza. Ha ribadito l’importanza della cooperazione transatlantica, pur mantenendo autonomia di giudizio, ricordando che il Paese mantiene critiche costruttive verso alcune scelte politiche statunitensi, ma crede nella collaborazione multilaterale. Tajani ha anche evidenziato che l’Italia proporrà finanziamenti e iniziative specifiche per la ricostruzione di Gaza, concentrandosi su sanità, istruzione e sicurezza alimentare ed umanitaria.
Nel fine settimana sono previsti incontri tecnici tra delegazioni per definire modalità operative e contributi finanziari. Non si escludono colloqui bilaterali tra partner europei e americani per coordinare le prossime mosse diplomatiche.
All’evento hanno preso parte numerosi Paesi europei – inclusi Germania, Regno Unito, Bulgaria, Ungheria, Cipro, Polonia, Grecia, Slovacchia, Croazia, Olanda, Finlandia e Austria – molti dei quali con delegati di alto livello. È stata confermata la presenza del Giappone tra gli Stati extra-europei. Non sono stati presenti rappresentanti delle Nazioni Unite, scelta che ha sollevato qualche critica ma che non ha compromesso la riuscita del vertice, almeno sul piano operativo.
Nel brief dell’amministrazione statunitense, la portavoce della Casa Bianca ha definito il Board di Pace un organismo “legittimo e ambizioso”, con decine di Paesi impegnati a stanziare risorse per la ricostruzione e la stabilizzazione della Striscia. Sul piano geopolitico, il vertice segna un tentativo di rilanciare un formato alternativo e più snello rispetto ai tradizionali canali ONU, in un contesto regionale ancora fragile. La sfida sarà trasformare gli annunci in risultati concreti, evitando che l’iniziativa resti soltanto simbolica.
Per l’Italia, la partita si gioca su un doppio binario: sostegno alla stabilità del Medio Oriente e rafforzamento del proprio ruolo diplomatico nello scenario transatlantico. Le prossime settimane diranno se il “Board of Peace” riuscirà davvero a incidere sugli equilibri regionali. (gabriella ferrero\aise)