L’Italia, il G20 e la sicurezza alimentare: Openpolis intervista la viceministra Sereni

ROMA\ aise\ - Nei prossimi giorni a Matera si terrà la prima riunione ministeriale del G20 dedicata ai temi dello sviluppo e in particolare alla sicurezza alimentare. In vista di questo appuntamento, Openpolis ha intervistato Marina Sereni, vice ministra degli affari esteri, con delega alla cooperazione Internazionale.
Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo.
“Il 29 giugno a Matera si terrà il meeting congiunto dei ministri degli esteri e dello sviluppo del G20. Nonostante il G20 si occupi solitamente di questioni economico finanziarie, in questa occasione si è scelto di porre all’ordine del giorno il tema della sicurezza alimentare.
Il tema della sicurezza alimentare assume caratteristiche sempre più critiche.
Questo tema infatti è tornato ad assumere una drammatica centralità negli ultimi anni. Già prima della pandemia il rapporto Fao 2019 sull’insicurezza alimentare indicava in 690 milioni il numero di persone a rischio fame o denutrizione nel mondo. L’obiettivo Fame zero dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile sembra allontanarsi sempre più e secondo le proiezioni il numero di persone a rischio fame nel 2030 raggiungerà gli 840 milioni.
Un dato in continua crescita a causa di conflitti, cambiamenti climatici e crisi economiche. Le criticità strutturali dei sistemi alimentari già presenti prima del Covid-19, inoltre, stanno esplodendo. La pandemia infatti ha prodotto un impatto drammatico, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche per le sue ricadute economiche e sociali.
La sicurezza alimentare, il cibo, l’agricoltura, sono da sempre una priorità della cooperazione italiana. Per quanto riguarda i progetti del canale bilaterale però l’Italia fatica a concentrare risorse adeguate su questo settore, anche solo considerando i paesi indicati come prioritari.
Siamo partiti da qui per fare alcune domande a Marina Sereni, viceministra degli affari esteri, con delega alla cooperazione internazionale.
D. Viceministra com’è stata accolta dagli altri paesi del G20 la proposta della presidenza italiana di dedicare un evento importante come una ministeriale al tema della sicurezza alimentare?
R. Intanto credo sia opportuno sottolineare che per la prima volta nella storia del G20 si riunisce una Ministeriale congiunta Esteri e Sviluppo. La partecipazione si profila ampia e qualificata a testimonianza di una sensibilità diffusa e di una consapevolezza crescente tra i Paesi G20 della responsabilità che portiamo, ancora di più di fronte all’impatto della pandemia, nella attuazione degli Obiettivi dell’Agenda 2030. In particolare sul terreno della sicurezza alimentare l’emergenza sanitaria ha provocato l’interruzione delle catene di approvvigionamento, la chiusura di alcuni mercati, l’impossibilità di muoversi per la manodopera impegnata nelle colture stagionali, insomma complessivamente un aggravamento delle condizioni per milioni di persone. Sono state messe in evidenze le distorsioni e le fragilità dei nostri sistemi alimentari. E questo richiede una risposta non solo nell’emergenza.
D. Quali sono gli obiettivi che la presidenza italiana del G20 si propone di contribuire a raggiungere con la ministeriale di Matera?
R. La Dichiarazione di Matera sul tema della sicurezza alimentare è in questo momento in fase di perfezionamento. I messaggi chiave dal nostro punto di vista dovrebbero essere due. Innanzi tutto una Call to action. L’Obiettivo 2 “Fame Zero” dell’Agenda 2030 si è allontanato – a causa della pandemia ma anche per l’aumento dei conflitti e per le conseguenze dei cambiamenti climatici – quindi la comunità internazionale deve accrescere gli sforzi di tutti gli attori – pubblici e privati – per mantenere il tema della sicurezza alimentare al centro dell’agenda globale, utilizzando tutti gli strumenti multilaterali a nostra disposizione, inclusa la FoodCoalition che abbiamo lanciato in ambito FAO. Questa priorità deve rimanere ben presente anche nella nostra programmazione bilaterale, nei progetti che la Cooperazione Italiana realizza oltre gli interventi umanitari di emergenza che hanno il più delle volte una componente legata all’alimentazione e alla salute. Il secondo messaggio della Matera Declaration sulla sicurezza alimentare riguarda la necessità di investimenti di medio-lungo periodo sui sistemi alimentari, per superare le strozzature e i problemi che abbiamo visto esacerbati con la pandemia. Non è desiderabile “tornare a come eravamo prima”, dobbiamo puntare a sistemi più sostenibili, equi e capaci di resistere agli shock.
A Matera però avremo anche una sessione riservata ai Ministri dello Sviluppo e affronteremo due altri temi molto importanti: il finanziamento dello sviluppo sostenibile e la localizzazione degli SDGs, con particolare riferimento al ruolo delle città medie. Sul primo punto ovviamente si tratterà di ricondurre ad unità gli impegni che i Paesi del G20 stanno assumendo per far fronte alla scarsità di risorse con cui i Paesi a basso ma anche a medio reddito si trovano a dover fronteggiare la pandemia e la crisi economica e sociale che da essa consegue (debito, diritti di prelievo speciali, sustainability bonds, etc). Il secondo punto ci permetterà di valorizzare l’esperienza peculiare e positiva della cooperazione decentrata italiana e il ruolo di leadership che alcune città italiane – penso a Milano ad esempio – hanno maturato in questi anni nella promozione dell’Agenda 2030.
D. Quali sono gli aspetti innovativi della “Food coalition”, nata in ambito FAO, e quali obiettivi di breve e medio termine crede possano essere raggiunti?
R. La Food Coalition nasce su proposta dell’Italia esattamente dalla consapevolezza di dover reagire agli effetti della pandemia sulla sicurezza alimentare rafforzando la partnership tra tutti gli attori. L’idea è quella di una piattaforma per mobilitare risorse umane e finanziarie a livello sia pubblico che privato; per fornire supporto tecnico-scientifico ai decisori politici; per un dialogo aperto e costante tra tutte le Parti interessate; per promuovere iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico. Concretamente i progetti debbono essere presentati da almeno due Stati in partenariato con altri soggetti: Associazioni professionali, Organizzazioni della Società Civile, Imprese, Università. Si tratta di mettere insieme buone pratiche e favorire risposte innovative. L’Italia ha già stanziato 2,8 milioni per il lancio della Food Coalition e siamo impegnati a mantenere un impegno pluriennale per questa iniziativa. Le prime proposte che si stanno presentando sono molto interessanti ed è molto incoraggiante che tanti Paesi abbiano manifestato l’intenzione di aderire alla Food Coalition.
D. Cosa si propone di fare la nostra cooperazione per rafforzare il ruolo italiano in questo settore, soprattutto in relazione alle risorse del canale bilaterale destinate ai paesi prioritari e verso l’Africa?
R. Intanto vorrei valorizzare ciò che già si fa. Sul tema della sicurezza alimentare l’Italia ha una storia e una leadership riconosciuta. La presenza a Roma delle Agenzie ONU specializzate sull’agricoltura e l’alimentazione è un segno tangibile di questa storia. In questo quadro lo sforzo anche finanziario che la Cooperazione Italiana destina alle iniziative multilaterali, in collaborazione con FAO, IFAD e WFP, è significativo e può essere maggiormente caratterizzato con il coinvolgimento delle OSC e delle imprese italiane che operano nel settore agroindustriale.
Sul terreno bilaterale possiamo certo fare di più, investire maggiori risorse da destinare all’agricoltura sostenibile e alle buone pratiche in materia di lotta alla fame e alla malnutrizione (dalle mense scolastiche all’educazione alimentare alla lotta gli sprechi). Il Dialogo Nazionale che si sta sviluppando in preparazione del Summit sui Sistemi Alimentari (con il Pre-summit che si terrà a Roma dal 26 al 28 luglio) sta facendo emergere molte idee buone e la possibilità di collaborazioni innovative. Sono convinta che l’obiettivo di garantire a tutti quantità e qualità di cibo sufficiente in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale possa essere uno dei terreni privilegiati su cui misurare la coerenza delle politiche dell’Italia in attuazione dell’Agenda 2030”. (aise)