Myanmar/ Della Vedova: serve maggiore impegno internazionale per transizione democratica e fine violazione diritti umani

ROMA\ aise\ - “Seguiamo con grande attenzione gli sviluppi della crisi in Myanmar: siamo profondamente preoccupati per le diffuse e gravi violazioni dei diritti umani che si sono verificate a partire dal colpo di stato militare dello scorso 1 febbraio. L'impegno della comunità internazionale è sufficiente? Probabilmente no. Ma dobbiamo fare di tutto per evitare che il Myanmar diventi l'ennesima crisi orfana”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, intervenendo all'evento “I diritti umani in Myanmar. L'impegno della comunità internazionale è sufficiente?” organizzato ieri, 21 luglio, dall'Istituto Cervi.
“La violenta repressione da parte delle Forze armate nei confronti della popolazione civile, che ha causato diverse centinaia di vittime è deprecabile e rende necessaria una reazione ancora più incisiva da parte della Comunità internazionale”, ha sottolineato Della Vedova. “Destano profondo allarme, in particolare, le violenze contro manifestanti pacifici, giornalisti, difensori dei diritti umani, nonché le diffuse detenzioni arbitrarie”.
“L’Italia”, ha ricordato il sottosegretario Della Vedova, “insieme agli altri paesi dell’Unione europea, si è espressa con forza in tutte le sedi internazionali competenti per condannare duramente il colpo di stato e richiedere il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. E, in questo quadro, continuiamo in primo luogo a sostenere gli sforzi compiuti dall'Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite”.
Secondo il sottosegretario “l’immediato rilascio delle numerosissime persone arbitrariamente arrestate e detenute, tra le quali, la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e la leadership civile, tutti attori determinanti per un processo di transizione democratica sostenibile ed efficace, è assolutamente prioritario”. Così come è “fondamentale mantenere una forte pressione internazionale per riavviare la transizione democratica nel Paese e porre fine alle violazioni in atto”.
“Continueremo a impegnarci per una soluzione pacifica della crisi in tutti i contesti pertinenti, approfittando anche della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite”, ha assicurato Della Vedova, concludendo su un punto: “non possiamo dimenticare la questione della comunità Rohingya e la sua disperata situazione umanitaria, con oltre 870.000 rifugiati nei campi di Cox’s Bazar in Bangladesh e nei paesi limitrofi”. (aise)