FIAMME GIALLE AI VERTICI DEI SERVIZI DI SICUREZZA NAZIONALE

FIAMME GIALLE AI VERTICI DEI SERVIZI DI SICUREZZA NAZIONALE

BRUXELLES\ aise\ - Dopo la nomina dei nuovi vertici dei servizi di sicurezza nazionali, in due suoi post pubblicati su Facebook e Linkedin, il Sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo ha augurato buon lavoro ai rispettivi Direttori. “Buon lavoro al neo Direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) Gennaro Vecchione, uomo delle Istituzioni, Generale di altissimo livello e provata esperienza in ambito operativo e della formazione. Buon lavoro al Generale Luciano Carta che assumerà la direzione dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE): militare di rare doti umane e di comando, grande esperto di Intelligence e già comandante di reparti speciali”, ha scritto, prima di ricordare che “era dai tempi di Martini, Pollari e Siracusa che non spiccavano profili di così alto spessore, capacità e serietà”.
Non c’è dubbio che con la nomina di Gennaro Vecchione e Luciano Carta, il governo abbia voluto metter il sistema di sicurezza nazionale nelle mani di due servitori dello Stato dal grandissimo e indiscusso spessore morale, umano e professionale. Ma è anche la prova, dopo la nomina di Antonino Maggiore (altro ufficiale delle Fiamme Gialle) al vertice dell’Agenzia delle Entrate, del rispetto e della stima che il governo giallo-verde (che guarda caso è descritto con quelli che sono da più tempo gli stessi colori della Guardia di Finanza: il giallo, appunto, che simbolizza il tesoro dello stato, ed il verde, che ne simbolizza il confine alpino), e le Istituzioni democratiche del nostro Paese, hanno per quello che viene unanimemente considerato uno dei migliori corpi di polizia economica e finanziaria al mondo: la Guardia di Finanza.
Un Corpo che ha nel tempo provato la sua assoluta fedeltà alla Costituzione, collaborando lealmente e nel rispetto delle rispettive prerogative costituzionali, oltre che con l’Autorità Giudiziaria nelle più complesse e delicate inchieste giudiziarie, con tutti i governi del Paese, indipendente dal rispettivo colore politico. Che ha soprattutto avuto la grande fortuna, negli ultimi anni, di avere avuto ai propri vertici uomini illuminati e di indiscusso valore, del calibro di Giorgio Toschi, Saverio Capolupo, Nino Di Paolo e dello stesso Rolando Mosca Moschini il quale, dopo aver indossato le Fiamme Gialle, ed essere stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa ed il Presidente del Comitato dei Capi di Stato Maggiore dell’unione Europea, incarna, a quasi ottant’anni di etá e da oltre un decennio, il sistema nazionale di difesa a livello del comandante supremo delle forze armate italiane: il Presidente della Repubblica.
Ma il post del sottosegretario alla Difesa attribuisce un meritato riconoscimento anche ad un altro grande ufficiale delle Fiamme Gialle, che Tofalo ha voluto citare nel suo posto: il Generale Nicolò Pollari, primo finanziere al vertice dell’intelligence militare del nostro Paese, l’allora SISMI (Servizio Informazioni Sicurezza Militare, corrispondente all’attuale AISE, Agenzia per l’Informazione e la Sicurezza Esterna).
Nicolò Pollari è stato tra i principali artefici dell’ammodernamento, del potenziamento e della proiezione internazionale della Guardia di Finanza dalla fine del secolo scorso ad oggi.
Prima di dirigere il SIMI, in uno dei momenti più delicati per la sicurezza nazionale (si ricordino soltanto i rapimenti e la liberazione di cittadini italiani in teatri di guerra, tra i quali, in Iraq, la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, che il 4 marzo 2005 costò la vita al dirigente SISMI Nicola Callipari), ed essere entrato nel tritacarne mediatico-giudiziario, tipicamente italiano, del caso Abu Omar, l’imam sospettato di complicità col terrorismo e rapito il 17 febbraio 2003 a Milano da agenti della CIA, trasportato presso la base aerea di Aviano e trasferito in Egitto, dove è stato recluso, interrogato e avrebbe subito torture e sevizie.
La citazione di Pollari, da parte di Tofalo, è il segno che il tempo, anche se a volte crudelmente lungo, è spesso, anche se non sempre, galantuomo.
Come recentemente e pubblicamente ricordato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani (che è membro benemerito della Sezione di Bruxelles-Unione Europea dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia), la Guardia di Finanza è uno dei rari esempi di “sistema Italia” a Bruxelles, ed è un Corpo di Polizia a competenza globale, seppure altamente specializzato nella lotta alla criminalità economico-finanziaria, che molti Paesi, e non solo europei apprezzano e persino ci invidiano. Un corpo di polizia – il cui status militare ne accentua il rigore, la lealtà istituzionale e l’efficacia della risposta operativa nella poliedricità dei compiti istituzionali - che non ha timore di confronto neppure con organizzazioni del livello dell’FBI, che nella sua Accademia di Quantico, in Virginia, ha posto una statua in memoria di un grande Italiano che era un estimatore delle Fiamme Gialle, Giovanni Falcone, che proprio col supporto della Guardia di Finanza iniziò il suo nuovo modo di combattere il cancro mafioso: le indagini finanziarie e la lotta al contrabbando internazionale di sigarette. (alessandro butticé\aise) 

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