GIOVANI E AL PRIMO INCARICO: L’ESECUTIVO GIALLO-ROSSO VISTO DA OPEN POLIS

GIOVANI E AL PRIMO INCARICO: L’ESECUTIVO GIALLO-ROSSO VISTO DA OPEN POLIS

ROMA\ aise\ - Nei giorni in cui il Conte bis chiede la fiducia al Parlamento, Open Polis pubblica l’analisi del nuovo esecutivo nato dall’alleanza parlamentare tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico, e sostenuta da LeU e da parlamentari del Gruppo Misto.
I DATI OPENPOLIS
I numeri della nuova squadra parlano di uno dei 3 consigli dei ministri più numerosi dal 2008 ad oggi, eguagliando il dato dell’ultimo governo Berlusconi e di quello guidato da Enrico Letta. Aumentano le donne, soprattutto quelle con portafoglio, e si abbassa l’età media dei ministri. Da sottolineare l’alto numero di esordienti: oltre il 50% del nuovo esecutivo è al primo incarico di governo. Rispetto al ruolo della Lega nel primo governo Conte, il peso del Partito democratico nell’equilibrio con il Movimento 5 stelle è maggiore.
RICAMBIO POLITICO
Il primo governo Conte si era contraddistinto per un quasi completo ricambio politico nel consiglio dei ministri. Infatti solamente l’ex ministro agli affari europei Paolo Savona e quello agli affari esteri Enzo Moavero Milanesi avevano precedentemente avuto un incarico di governo, per un tasso di ricambio dell’89,50%. Anche se per il secondo esecutivo Conte parliamo di percentuali più basse, è giusto sottolineare che oltre la metà della squadra di governo è al primo incarico in consiglio dei ministri.
54,55% DEI MINISTRI AL PRIMO INCARICO DI GOVERNO
Dei 22 ministri infatti, contando anche il capo dell’esecutivo Giuseppe Conte, 12 sono all’esordio nel governo. Tra questi anche dicasteri importanti come quello dell’economia, dell’interno, della difesa, del lavoro e soprattutto dell’interno. Parliamo nello specifico di Luciana Lamorgese (tecnico), interno; Roberto Gualtieri (Pd), economia; Lorenzo Guerini (Pd), difesa; Roberto Speranza (Leu), salute; Nunzia Catalfo (M5s), lavoro; Stefano Patuanelli (M5s), sviluppo economico; Fabiana Dadone (M5s), pubblica amministrazione; Paola Pisano (M5s), innovazione e digitalizzazione; Federico D’Incà (M5s), rapporti con il parlamento; Elena Bonetti (Pd), pari opportunità e famiglia; Giuseppe Provenzano (Pd), sud; Francesco Boccia (Pd), affari regionali.
I due dicasteri guidati da Lamorgese e Gualtieri saranno da monitorare con particolare attenzione. Il primo perché è passato nelle mani di un tecnico dopo la gestione molto politica del leader della Lega Matteo Salvini, mentre il secondo per il dibattito sull’imminente legge di bilancio, primo vero banco di prova per la nuova alleanza parlamentare ora al governo.
EQUILIBRIO TRA PARTITI
I 21 incarichi in consiglio dei ministri sono stati divisi equamente tra i due schieramenti al governo: 10 ministri al Movimento 5 stelle, 10 al centrosinistra (9 al Partito democratico e 1 a Liberi e uguali) con l'aggiunto di un ministro tecnico (Luciana Lamorgese all'interno).
AI 5 STELLE PIÙ MINISTERI RISPETTO A PRIMA, MA SONO SENZA PORTAFOGLIO
Rispetto al primo governo Conte, il partito guidato da Luigi Di Maio aumenta la sua compagine in consiglio dei ministri, ma perde alcune poltrone importanti. Sono infatti aumentati i ministeri senza portafoglio in mano dei 5stelle, passati da 2 (sud e rapporti con il parlamento) a 4 (politiche giovanili e sport, pubblica amministrazione, innovazione e digitalizzazione e rapporti con il parlamento).
Con il nuovo governo i 5stelle perdono difesa, salute e infrastrutture.
Non solo, considerando i ministeri con portafoglio il Movimento 5 stelle ha perso i dicasteri della salute, della difesa e dei beni culturali, passati il primo a Liberi e uguali e gli altri due al Partito democratico. A fare da contrappeso la "conquista" dei ministeri dell'istruzione e degli esteri, guidati prima rispettivamente dal ministro leghista Bussetti e dal tecnico Moavero Milanesi, e dal fatto che i due dicasteri del lavoro e dello sviluppo economico, dopo la gestione unica di Luigi Di Maio, sono tornati ad essere guidati da due ministri differenti, entrambi del Movimento 5 stelle.
ETÀ MEDIA E PARITÀ DI GENERE
Rispetto alla squadra giallo-verde, l'età media all'insediamento si abbassa di circa 3 anni, passando dai 50 ai 47 anni. Un dato non da poco, considerato che prendendo in considerazione solamente i ministri con portafoglio il governo Conte II è il più giovane dall'ultimo governo Berlusconi. Più in generale, l'età media dell'intero consiglio dei ministri dell'esecutivo giallo-rosso eguaglia la squadra capitanata da Matteo Renzi come quello più giovane dal 2008 ad oggi.
DI MAIO È IL PIÙ GIOVANE MINISTRO DEGLI ESTERI DELLA STORIA REPUBBLICANA, PRIMO UNDER 40
Per il sesto governo di fila, escludendo l'esecutivo tecnico di Mario Monti, ci sono ben 3 under 40: Fabiana Dadone (M5s) alla pubblica amministrazione, Peppe Provenzano (Pd) al sud e Luigi Di Maio (M5s) agli affari esteri. Proprio il capo politico del Movimento 5 stelle, tra i pochi confermati dello scorso esecutivo, è il primo under 40 a ricoprire l'incarico di capo della Farnesina.
Rispetto agli ultimi due governi (Gentiloni e Conte I) aumenta il numero di donne, passato da 5 a 7. Migliora quindi per la prima volta dal governo Renzi la parità di genere tra i ministri all'insediamento, con la percentuale di donne che passa da 27,88% a 33,33%. Al livello europeo l'Italia è così il decimo paese con la migliore parità di genere nella squadra di governo, sopra la media Ue di 30,10%.
PERCENTUALE DI DONNE MINISTRO SUL TOTALE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Sicuramente un passo in avanti è stato quindi fatto, anche se non tutti i ministeri hanno lo stesso peso. Per meglio analizzare la questione è giusto focalizzare l'attenzione sui ministeri con portafoglio. Rispetto alla precedente squadra giallo-verde raddoppiano le donne alla guida di dicasteri con portafoglio, passando da 2 (Giulia Grillo alla salute e Elisabetta Trenta alla difesa), a 4 (De Micheli alle infrastrutture, Bellanova all'agricoltura, Catalfo al lavoro e Lamorgese agli interni).
4 le ministre donne con portafoglio, il doppio rispetto al primo governo Conte.
Considerando solo i ministeri con portafoglio, quindi, la percentuale di donne è del 30,77%. Dal 2008 ad oggi questo dato è stato superato solamente dagli esecutivi Letta e Renzi, entrambi con 5 dei 13 ministeri con portafoglio guidati da donne (38,46%). Per quanto riguarda i dicasteri senza portafoglio la pubblica amministrazione passa da Giulia Bongiorno (Lega) a Fabiana Dadone (M5s), e vanno a 2 donne il neo nato dicastero per l'innovazione e digitalizzazione, con Paola Pisano, e quello per le pari opportunità e la famiglia, con Elena Bonetti (Pd). (aise) 

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