Un vertice “positivo e realistico”: il primo G7 di Draghi

ROMA\ aise\ - È terminato ieri, 13 giugno, il G7 ospitato in Cornovaglia dal governo inglese. Il primo per il Premier italiano, Mario Draghi, e per il nuovo Presidente Usa Joe Biden, e l’ultimo per la Cancelliera Angela Merkel.
È stato un vertice dal clima “fondamentalmente positivo ma realistico”, ha detto Draghi che ieri sera in conferenza stampa ha riassunto i temi al centro della discussione: economia, salute, clima e i rapporti con la Cina.
Dunque clima “positivo” perché sono “le economie dei 7 Paesi vanno bene o benissimo; la ripresa sta consolidandosi e la campagna vaccinale prosegue un po' ovunque”, anche se “con diversi stadi di avanzamento”. L’atmosfera, dunque, “è cambiata”, anche perché sono cambiati alcuni leader, a partire, appunto, da Biden, che proprio a Draghi hanno chiesto di fare il punto sulla situazione economica.
“È un buon momento per le nostre economie”, ha confermato il premier italiano, anche se “come sempre ci sono naturalmente delle preoccupazioni e dei rischi a cui occorre fare attenzione”. Soprattutto sul fronte della geopolitica, con Biden che, ha osservato Draghi, “ha voluto ricostruire le alleanze tradizionali degli Stati Uniti dopo il periodo di Trump in cui erano state seriamente incrinate”.
Il “tema politico dominante – ha spiegato il premier – è stato quale atteggiamento debbano avere i G7 nei confronti della Cina, ma più in generale di tutte quelle autocrazie che inquinano l'informazione, interferiscono nei processi elettorali, usano la disinformazione come tecnica quasi aggressiva, fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato”.
Sono stati toccati “tutti questi temi” ed è per questo, ha ribadito, che “dico che è stato un vertice realistico. In altre parole, c'era contentezza per l'economia, ma non si sono persi di vista i problemi politici fondamentali”.
Sulla Cina, in particolare, i temi toccati sono stati “molti”, sintetizzati nel documento conclusivo sulle posizioni assunte dall’Italia: “il comportamento di economie e dei governi come quelle dei G7 deve essere fondato su tre principi fondamentali: cooperare, competere, essere franchi”. Cooperare perché, ha spiegato Draghi, “su temi importanti come quello del clima, ad esempio, l'Unione Europea è responsabile solo per il 7% delle emissioni totali di CO2, la Cina per il 30, India e Usa anche loro per il 7”. Poi c’è la competizione: “tutte le economie intorno al tavolo hanno ragioni per competere commercialmente, industrialmente, finanziariamente con l'economia cinese. Quindi nessuno disputa il fatto che la Cina abbia diritto ad essere una grande economia, quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza”. La Cina “è un’autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali”, che “non condivide la stessa visione del mondo che hanno le democrazie”. Quindi, e questo è il terzo punto, “bisogna essere franchi: come ho detto in altre situazioni, bisogna cooperare, ma essere franchi sulle cose che non condividiamo e non accettiamo”. Biden, ha riportato Draghi, “ha detto che il silenzio è complicità”.
Sul clima, “abbiamo discusso e preso molti impegni” - anche in vista del Cop 26 di Glasgow – “sia in termini di riduzione delle emissioni sia in termini di finanziamento per i paesi più poveri”.
Per la lotta al cambiamento climatico, ha aggiunto Draghi, “le cifre di cui si parla sono molto importanti: le spese per il cambiamento climatico ammontano a circa 390 miliardi di dollari l'anno; si stima che muoiano circa 60mila persone all'anno e il contributo che il cambiamento climatica dà alla disuguaglianza mondiale è incredibile. Secondo la Banca mondiale 132 milioni di persone saranno in povertà nei prossimi 10 anni; 9 tra i 10 paesi più colpiti dal cambiamento climatico sono Paesi a basso reddito, cioè molto poveri, o a medio reddito, cioè poveri”.
Dunque bisogna intervenire, anche se sul quando e come ci sono posizioni divergenti come quelle dei paesi produttori di fossili: Paesi, ha detto Draghi, “che si dicono d'accordo e pronti a finanziare ma continuando ad emettere normalmente finchè, questa la loro posizione, non si trova un'alternativa commercialmente sostenibile alla produzione dei fossili. Noi sappiamo che questa alternativa oggi non c'è”; non solo: “il punto è che anche volendo aiutare questi paesi a fare ricerche non ci sarebbe tempo per trovare una soluzione”. Insomma, la riduzione delle emissioni è l’unica via per salvare il salvabile: “la stima che è stata presentata è che noi dobbiamo fare questi cambiamenti entro 10 anni; dunque l'adesione a questi impegni finanziari comporta coerenza”. Senza contare, ha aggiunto Draghi, “che questo è importante in quanto evidenzia se ci possiamo fidare anche degli altri paesi: l'Italia ha speso moltissimo negli ultimi 10 anni per migliorare la situazione delle emissioni, dobbiamo poterci fidare delle politiche interne negli altri paesi”, se no potrebbe essere applicata “una tassa che “aggiusti” la differenza dei costi di produzione, visto che le energie fossili sono meno costose” ma questo “è il primo passo verso il protezionismo”.
Sono “discussioni diventate ormai importanti, in tutte le sedi, anche nella Organizzazione Mondiale del Commercio”.
Sul fronte salute, ha detto ancora il Premier, “abbiamo fatto presente che ci sono tre pilastri: il primo è composto da donazioni di vaccini e di finanziamenti, specialmente in quello che si chiama Act-a, l'acceleratore; il veicolo che bisognerebbe che tutti noi utilizzassimo è il Covax”. Allo stesso tempo occorre “eliminare il blocco alle esportazioni di vaccini e di materie prime”. Al secondo punto la necessità di “individuare dei siti produttivi anche nei Paesi in via di sviluppo”, argomento legato “alla discussione sui diritti di proprietà o di brevetto. Su questo c'è una proposta operativa della Commissione Europea che utilizza una clausola del commercio internazionale che permette di dare obbligatoriamente la licenza di produzione”. Infine, c’è il ruolo privati, ha ricordato Draghi, citando le donazioni di Pfizer e Moderna, ma soprattutto quello ruolo delle organizzazioni multilaterali: “è vero che il Fondo Monetario ha fatto ma le sue capacità di dare soldi in prestito a tassi agevolati sono molte di più”.
Nei tre giorni in Cornovaglia, il Premier ha avuto il primo incontro bilaterale con il Presidente Biden.
"Il bilaterale con Biden è andato molto bene. Sin dalla formazione del governo sono stato molto chiaro che i due pilastri della politica estera italiana sono l’europeismo e l’atlantismo", il commento del Premier affidato a twitter. "Con il Presidente Biden siamo d’accordo su molti temi: donne, giovani, difesa degli ultimi, diritti umani, diritti civili, diritti sociali e tutela dell’ambiente che è il tema chiave della nostra presidenza del G20". (aise)